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Parola di Gaijin
di Luigi Bernardi

Fumetti che rotolano


     
Una delle idee che ogni tanto mi venivano era fare l'edizione italiana di Rolling Stone. Il perché di quell'idea non l'ho saputo mai troppo bene, visto che la rivista non mi piaceva neanche tanto. Presumo fosse solo per la bellezza della testata, davvero incomparabile. C'è da aggiungere che di idee del genere ne avevo in continuazione, quindi si trattava di un pensiero poco impegnativo. E infatti l'edizione italiana di Rolling Stone non ho neppure provato a farla. L'ha fatta qualcun altro, e io l'ho comprata.
Era il novembre 2003, in edicola era arrivato il primo numero e si poteva scegliere fra alcune copertine diverse. Io ho preso quella con l'unica pietra rotolante doc, un Keith Richards meravigliosamente vecchio e rugoso. Lo slogan in alto recitava: "La bibbia del rock & roll style". A leggerlo bene, era qualcosa da cui diffidare all'istante, un invito a quell'atto di sfiducia preventiva che tante volte salverebbe dalle cantonate. Non l'ho seguito, e del primo numero ho letto pochi pezzi, dopo una prima sfogliata non ce ne sono state altre. Del secondo ho letto ancora meno, però l'ho comprato, così come tutti quelli successivi. Non mi riusciva di smettere, anche se a gennaio e ottobre del 2004, con le copertine dedicate a Sabina Guzzanti e a Elio ho vacillato in modo considerevole. A marzo 2005, la faccia di Fabio Volo avrebbe dovuto darmi il colpo di grazia. Macché: il mese dopo c'era il Boss, e come si fa a rinunciare?
Il 19 maggio 2005, il giorno in cui le agenzie hanno lanciato la notizia che Rolling Stone avrebbe pubblicato un fumetto scritto da Valentino Rossi e disegnato da Milo Manara, mi è passato ogni dubbio: ho ficcato in due sacchi tutte le copie di Rolling Stone che avevo comprato, la collezione completa. Ho trascinato i sacchi giù in strada, buttati nel cassonetto giallo, a Bologna è quello per la raccolta dei rifiuti secchi da riciclare. Loro pesavano moltissimo, io dopo mi sono sentito leggero.

 

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