Titolo: Brad Barron N.1 - Non umani
Di: Tito Faraci e Bruno Brindisi
Editore:
Sergio Bonelli Editore (http://www.sergiobonellieditore.it).
Prezzo: € 2,50
b/n, brossurato, 16x21, 94 pp., cover a colori
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“Cosa c’è dietro l’angolo?”, chiedeva anni fa Costanzo; “Un altro angolo”, rispose qualcuno.
Brad Barron, l’attesissimo nuovo fumetto di casa Bonelli, firmato da Tito Faraci, è l’altro angolo dietro l’angolo. Innovativo nella formula (una maxiserie di 18 numeri), tradizionale nelle basi da cui attinge. Almeno questo è quello che abbiamo letto nella varie interviste in questi mesi. L’innovazione c’è, e per Bonelli è un bel passo avanti mollare la filosofia della serie infinita. Fa specie che non ci abbiano mai pensato prima (l’esempio di Hammer non lo notò nessuno).
Nel complesso l’albo rimane ancorato saldamente alla tradizione bonelliana, osa ma non troppo.
Si parte con la bella cover di Celoni, di impostazione talmente classica da schiacciarne la drammaticità, con l’occasione sprecata di quella Statua della Libertà mutilata che avrebbe potuto creare un effetto sorpresa simile alla scena finale del Pianeta delle Scimmie. Ottimi i colori “comic style”; anonima, come da anni a questa parte, la grafica generale.
Brad Barron si presenta a noi con una guest star d’eccezione, il dylandogiano Bruno Brindisi che qui offre con un’ottima prova, anche se sostanzialmente non diversa da quelle dell’indagatore dell’incubo. L’ambientazione è curata nei minimi particolari (vedi tavole iniziali) ma nelle scene “catastrofiche” il segno di Brindisi non riesce ad entrare nel profondo e a regalarci quel “sense of wonder” che la serie si propone. Forse un layout che osasse maggiormente (anche se in alcune tavole la gabbia bonelliana è stata infranta varie volte) avrebbe potuto regalare più aria e maestosità a delle sequenze troppo chiuse.
La storia si fa leggere piacevolmente, nonostante qualche dialogo pomposo, e il personaggio di Brad Barron si dimostra simpatico. Un uomo che non si arrende là dove altri hanno gettato la spugna. L’odio per i Morb lo tiene in vita, l’amore per la propria famiglia persa (ma non è detto) lo fa andare avanti. Faraci ci descrive un personaggio complesso, solo superficialmente “tutto d’un pezzo”. Non è un solitario, né un cane sciolto, né tanto meno un eroe tenebroso. E’ un figlio della guerra per forza, sempre trascinato dentro per i capelli ma pronto ad adattarsi alla nuova situazione e agire di conseguenza. E’ un soldato per esigenze superiori che difende lo scienziato che è in lui, altrimenti morto come tutti gli altri.
I Morb appaiono brutti, e non solo esteticamente. Sono tutto ciò che ci aspetteremmo da degli alieni cattivi (come molte -troppe- volte abbiamo visto). Voluto o meno, risultano davvero poco affascinanti e piuttosto prevedibili. Forse troppo umani nella loro stupidità, tanto che pare che Faraci tra le righe ci dica “li ho fatti così idioti perché gli umani capiscano che hanno ancora una speranza”.
L’albo si conclude con la “vestizione” di Barron, alla ricerca della sua famiglia e di chi abbia il coraggio di opporsi ai Morb. C’è qualcuno che ancora lotta e sapere chi è come ci fa venire voglia di leggere il seguito. Di questi tempi non è cosa da poco.

Mauro Mura