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Can't Knock The Hustle: Intervista a LeSean Thomas
di Antonio Solinas

 

     Ciao LeSean. I tuoi fumetti non sono ancora stati pubblicati in Italia. Vuoi presentarti ai tuoi fans italiani?

     Certo, uomo, ho 29 anni ed al momento vivo a Los Angeles, California.
     Il mio background artistico è cominciato con l’animazione Flash online. Durante il boom delle compagnie “dot-com” nel 1999, sono stato fra i pionieri dell’industria dell’animazione Flash creando il look visuale per una serie web dal titolo Whirlgirl (http://www.whirlgirl.com), la prima serie web mainstream di tutti i tempi. Più tardi, ho creato e diretto la mia serie animata Flash dal titolo Battleseed per una società chiamata Urban Box Office Network.
     Ho poi lavorato per vari studi di animazione per show televisivi popolari come Lizzie McGuire, Kim Possible, Teen Titans, Alias: Animated Video Special ed ho realizzato vari lavori per la divisione commerciale di MTV. 
     Successivamente, mi sono buttato nell’industria fumettistica, dove ho fatto qualcosa per la defunta Dream Wave Productions (Transformers, Dark Minds e War Lands) su una serie chiamata Arkanium e poi sulla popolarissima (e sold-out) serie Teenage Mutant Ninja Turtles: Animated. Ho appena finito di realizzare il primo episodio della mia avventura fantasy creator-owned chiamata Cannon Busters.

     Sei un illustratore autodidatta. Ti sei mai sentito penalizzato da questo? Quali sono vantaggi e svantaggi dell’essere un autodidatta, secondo te?

     Penso di si, soprattutto all’inizio mi sono sentito penalizzato. Ero troppo povero per potermi permettere l’art school, per cui ho imparato rubando libri dalla biblioteca e ascoltando i consigli di persone molto più dotate di me, soprattutto di quelli da cui sono stato fortunato abbastanza da apprendere. Prima di considerare seriamente il disegno come lavoro, le mie idee circa il successo, al tempo, essendo un ragazzo, erano molto ristrette.
     Abitavo nei projects (case popolari poverissime, N.d.T.) nel South Bronx. L’incoraggiamento da parte dei miei compagni verso il disegno come forma di sostentamento era pari a zero. Come ragazzino, mi sentivo non legittimato, a paragone dei cartoonists ed illustratori che conoscevo, che avevano fatto 4 anni di scuola. Ciò a causa del fatto che avevo l’impressione che ci fosse bisogno di un diploma, per essere bravi a fare qualcosa. Per cui, come aspirante studente e disegnatore autodidatta che sperava di entrare alla art school, ho sempre sottovalutato le mie abilità perché ho sempre pensato che non sarei mai stato bravo finché fossi rimasto fuori dalla art school, per cui ho lavorato il più sodo possibile, pensando ce un giorno sarei stato in grado di pagarmi l’ammissione o di avere un portfolio abbastanza forte da garantirmi di essere preso alla art school, hahaha. Non avrei mai immaginato che i miei metodi di auto-training fossero così intensi che presto avrei iniziato a fare meglio dei ragazzi che conoscevo, che erano ancora a scuola all’epoca, lol. Penso che magari questi ragazzi studiassero arte solo quando erano a scuola.
     Al momento in cui, a 20 anni, ottenni il mio primo lavoro come assistant designer presso una ditta di accessori per la Walt Disney, avevo già compiuto qualcosa per cui i miei coetanei stavano ancora studiando. Ma è stato solo quando fui preso dalla Showtime come character design e storyboard artist per la loro serie Flash-animated WhirlGirl (a 21 anni), che mi svegliai e capii che cosa avevo raggiunto, perché all’epoca avevo ancora in testa di andare a scuola per ricevere un’educazione “formale” per quello che stavo facendo, lol. Fu Buzz Potamkin, l’animation consultant della serie WhirlGirl, il produttore del pilot di Cow and Chicken, che mi disse: “ Perché vuoi tornare a scuola? Stai facendo ora quello che i ragazzi a scuola stanno ancora imparando a fare!” E mi resi conto di dove ero arrivato.
     Penso ancora che ci sia un certo livello di “politica” associato all’avere un diploma (BA) in illustrazione or animazione. Quando sei migliore del tizio che ottiene il lavoro solo perché ha il diploma, ti da un po’ fastidio. Non è SEMPRE il caso, ma a volte non ho ottenuto un lavoro a causa della “politica”. È una lezione dura da imparare. Ma è una spada a doppio taglio. Conosco un sacco di persone con un diploma in illustrazione che lavorano al supermercato e non fanno niente, ora. lol.
     Penso che i pro e contro siano semplici. È quello che ci fai. Ci sono ragazzi che vanno a scuola per quattro anni e tornano con un pugno di mosche. Non hanno imparato molto. Non trovano lavoro, e non fanno neanche le cose per bene. La scuola allarga i tuoi orizzonti. Non ti insegna a mantenere il tuo lavoro. O a tenere una media di 5 animazioni a settimana o a migliorarti come artista. È quello che ci fai. Alcuni usano (la scuola) a loro vantaggio, altri la danno per scontata.
     Contano molto l’atteggiamento e la determinazione e la disciplina. Allo stesso tempo, non avere una laurea o un diploma può bloccarti per quanto riguarda la “politica”. Ma per quanto riguarda l’arte, penso sia tutto soggettivo. Penso che il tuo portfolio parli per te, a prescindere dal tuo diploma. Ciò non deve, ovviamente, incoraggiare la gente a lasciare la art school. Sto solo dicendo che è un’arma a doppio taglio.

     Quando è che hai deciso che volevi essere un disegnatore di fumetti?

     Ho deciso quando avevo 18 anni. Ero sempre stato il tipo di ragazzo che corteggiava le donne alle superiori. Haha! Per me, era tutta una questione di vestirsi figo, indossare belle marche, andare a letto con le ragazze, lol. Ero certamente un ragazzino. I fumetti non erano cool presso le donzelle, e a me interessava fare sesso, lol, per cui dovevo fare scena, haha. Penso che quando finii le superiori, e non sapevo cosa fare nella vita, capii che sapevo disegnare bene, ma non sapevo che cosa farci.
     Ho cercato di ottenere un lavoro come disegnatore di comic books ed ho iniziato a pensarci seriamente con il boom dei comic books dei primi anni ‘90. Ho mollato le ragazze e ho pensato solo a quello. Ma la competizione era spietata e mi sono scoraggiato, buttandomi nell’animazione.

     Hai postato le tue illustrazioni su un sacco di forum, prima del tuo successo, ed hai anche fatto un sacco di lavoro in animazione Flash. Quali sono i benefici che, secondo te, Internet offre ai giovani artisti e ci sono potenziali pericoli nell’uso sbagliato della rete (ovviamente mi riferisco solo al lato artistico)?

    Le cose sono cambiate molto, da quando ero ragazzo. Quando avevo 14 anni e mi piaceva l’illustrazione, non c’era internet. Se eri fortunato, trovavi i disegnatori alle conventions locali. Oggi, i ragazzi possono bisticciare avanti e indietro con i propri disegnatori preferiti, nel confort delle proprie case. La tecnologia è cambiata, e ciò da l’opportunità alla gente di trovarsi con più facilità ed ai ragazzi di mettere facilmente online le proprie galleries. Se quando avevo 14 anni, mi avessi detto che avremmo scambiato immagini con i migliori pro schiacciando un bottone, ti avrei preso per pazzo, lol.
     Internet è uno strumento straordinario per dare impulso alla comunità artistica. Ma ciò significa pagare un prezzo, lol. Tutti hanno delle opinioni. Internet fa crescere gli stronzi e i falsi. È tutto legato alla territorialità. Haha.

     Il tuo stile è molto di moda, ed abbastanza influenzato dai manga. Ci sono altre influenze sul tuo stile, magari meno riconoscibili da chi segue il tuo lavoro?

     Thanks man, direi che gli anime sono una grossa influenza, ancora di più dei manga. Mi sono ispirato molto ai registi di animazione, ai character designers ed agli art directors dei film d’animazione. Pochissimi fumetti mi hanno ispirato, le mie influenze sono alimentate pesantemente soprattutto dall’animazione.
    
Ho sempre creduto che il mio lavoro dovesse essere qualcosa che fosse accessibile e che dovesse piacere ad una vasta platea. Non sono un elitario, per quanto riguarda l’arte. Sono molto influenzato da cose molto concettuali e, in generale, da fenomeni di intrattenimento che hanno successo presso le grandi folle.
     Stilisticamente, la mia maggiore influenza è Kazuto Nakazawa (Samurai Champloo, l’animazione di Kill Bill) e Takeshi Koike (Animatrix: World Record, Dead Leaves, l’animazione d’apertura di Samurai Champloo e Afro Samurai) e FLCL. Quei tizi sono i miei idoli.

     Parlando dei manga, degli anime e della sensibilità pop americana, sembra esserci un legame diretto fra la musica hip hop e i fumetti (soprattutto giapponesi). Perché pensi che ciò accada?

     Sarò onesto e ti dirò che non lo so, ma spero di dire cose sensate quando affermo che penso che, riguardo allo stile, gusto ed emozioni, le culture giapponese e cinese (arti marziali) e la cultura hip hop tendono ad andare a braccetto. C’è un certo livello di energia, unicità e spontaneità che la cultura nera,come l’hip hop, ha, che si traduce bene e si riflette in maniera simile.
     Per quanto riguarda i fumetti, un sacco di anime e manga rappresentano gli stessi flow, energia e fascino che hanno i graffiti. Inoltre, la cultura hip hop… o meglio, la cultura black in generale, ha sempre dimostrato affetto verso le arti marziali, in una forma o nell’altra. C’è una certa sinergia. Non è certamente sorprendente che un sacco di fumetti ispirati all’hip hop tendano ad andare nella direzione stilistica di manga ed anime.

     Sei cresciuto nel Bronx. Quanto ha influito la educazione newyorkese sulle tue scelte artistiche?

     SOUTH Bronx, e questa è una differenza FONDAMENTALE, hahaha.
     Ovviamente, guardando il mio lavoro, c’è una sensibilità hip hop nel mio stile. Ma non mi piace essere ovvio nell’immaginario hip hop del mio lavoro. Mi piace rappresentarne il feeling, non mettere ai personaggi doorags (quelle “calze” che rappers portano in testa, N.d.T.) a destra e a manca, lol. Ma è ovvio. Voglio dire, sono nato nel 1975. Sono cresciuto insieme all’hip hop. Crescere per 25 anni nei projects del South Bronx è stata una sfida. Ma crescendo nella Mecca di tutto, nel centro della cultura hip hop, non potrò mai rimpiazzare la sensazione che ho provato quando ho sentito Rapper’s Delight, quando non c’era un VIDEO per le canzoni, hahahah. Poi mi sono appassionato ai fumetti, e volevo lavorare per la Marvel Comics, che era downtown, come pure la DC Comics. Entrambe nel cuore di NYC. Per cui avevo il meglio di entrambi i mondi. (New York), patria dell’Hip Hop e della Marvel e DC Comics. A ripensarci, è stato molto divertente.
     Sono cresciuto con amici che hanno tutti fatto graffiti. Anche io l’ho fatto, ed ho anche ballato per buona parte della mia adolescenza, haha, ma ero più appassionato all’aspetto visivo delle cose. Avevo anche io i miei “libretti neri” alle superiori, come tutti gli altri, scambiando e passandoci pezzi a vicenda. È bizzarro vedere che, di tutte le persone con cui sono cresciuto, sono stato l’unico capace di fare dell’arte una carriera di successo. Forse vuol dire che sono più nerd degli altri, lol. Ma ero arrabbiato. Ciò si trasferisce nei miei disegni. E, guardando indietro, le persone e la gente (di New York) hanno avuto una parte enorme sulla mia crescita.
     Non riesco a immaginare come sarebbe stato crescere in una piccola città. Ero destinato ad essere un ragazzo di città. I miei disegni sono il riflesso di questo, penso, con la personalità e l’energia che ci metto io.

     Hai lavorato, ed anche un bel po’, per la Dreamwave, prima che la società fallisse. Hai mai avuto problemi?

     Nessun vero problema. Erano una compagnia giovane, e c’è sempre qualche intoppo lungo la via. Guardando indietro, però, non ho mai avuto nessun tipo di contrasto. Sono grato a Pat Lee di avermi dato una carriera, sebbene breve, nei comics. Non saresti qui a intervistarmi, se non fosse stato per la Dreamwave, haha.

     Cosa pensi dell’attuale situazione del mercato americano? Un sacco di fumetti ispirati alla nostalgia per gli anni ’80 stanno andando male, al momento. In che direzione pensi si muoverà il mercato?

     Riguardo al mercato, onestamente non ne ho idea, lol. È tutto una scommessa, oggi. Onestamente non sono così informato sul mercato fumettistico quanto mi piacerebbe. E comunque, la mia conoscenza del mercato è limitata dal mio coinvolgimento. Io non mi autoproduco. Faccio proposte agli editori. Disegno i fumetti. So che dal punto di vista economico l’industria fa schifo, lol. Voglio dire, per quanto riguarda tutto ciò che è al di fuori delle big 2. Io faccio fumetti perché mi piace il mezzo, e non perché io debba, per potermi definire “un disegnatore di fumetti”. Per me, è molto di più di questo. Io sono appassionato di arte sequenziale, e mi piace fare questo tipo di cosa. Cercherò al massimo di sfruttare ciò nei fumetti, e nei film e nell’animazione.
     Questo è quanto.
     Riguardo alla roba degli anni ’80, come per tutto il resto, c’è un tempo. I fans dei fumetti danno spazio agli editori per quanto riguarda il licensing. Io dico di dare più potere alla gente che riesce a guadagnarci. Non è sempre tutto ok, ma devi trovare il tuo spazio. Merda, guarda alla Dreamwave. Hanno mangiato per quasi 4 anni dai Transformers. È stato ottimo per l’industria fumettistica, ad un certo punto. E continueranno a farlo finché ci sono soldi da fare. La Devil’s Due sta ancora pompando i GI-Joe e sembra che gli stia andando bene. Gli auguro buona fortuna, poiché GI-Joe sembra il loro titolo che vende meglio. Penso che possano fare un buon lavoro. Finora sono stati bravi.

     Hai lavorato al fumetto delle Teenage Mutant Ninja Turtles. Ci sono altre icone fumettistiche su cui ti piacerebbe lavorare?

     Non proprio. L’idea non mi esalta, al momento. Sono stato viziato dalla possibilitàdi poter creare la mia roba. In realtà, lo dico perché so che non c’è una icona (del licensing) che potrei maneggiare, per la quale il cliente mi darebbe carta bianca di essere “me stesso”. Dovrei adattarmi alla visione di qualcun altro. Posso essere ME quando lavoro sulla mia roba. La volta che sono andato più vicino a rappresentare le idee di qualcun altro col mio talento è stata quando ho lavorato ad Arkanium, il mio primo progetto con la defunta Dreamwave Productions. Il progetto era di proprietà di Pat Lee, ma io avevo il completo controllo creativo. Non riesco facilmente ad “annacquarmi” per il piacere di qualcun altro. Sono sicuro che non viene facile nemmeno ad altri, ma qualche volta lo si deve fare per tirare avanti. Ovviamente, in tale situazione non tiro fuori il meglio di me stesso. Anche per quanto riguarda la serie animata dei Boondocks, il design è praticamente basato sul mio stile, e non su quello di qualcun altro. Ho ottenuto il lavoro sui Boondocks perché il creatore Aaron McGruder amava molto i miei disegni su Cannon Busters, che è un lavoro MIO, e non su un fumetto la cui licenza è di qualcun altro.

     Ti sei autoprodotto ed hai lavorato per altri editori. Pensi all’autoproduzione solo come un mezzo per entrare nel mondo dei fumetti, o ti vedi tornare al mercato indipendente quando se ne ripresenti l’occasione?

     È tutto una scommessa. Mi piacerebbe continuare a lavorare su cose mie. E finché sarò in posizione di farlo, voglio lavorare SOLO sulle cose mie. Ovviamente tutto può succedere e ciò cambia tutto.
     Inoltre, per chiarezza, non ho mai fatto nessuna auto-produzione. Sono sempre passato attraverso altri editori, tentando di convincerli che il mio lavoro meritava di essere pubblicato a spese dei loro soldi, ha ha. Penso che autoprodursi sia una valida possibilità, se fatto bene. Ho degli amici che si autoproducono e sembra che le cose gli vadano bene. Tipo Mike e Mark Davis, creatori del comic book Blokhedz. Comunque, sembra che i maggiori profitti li ottengano dalla linea di giocattoli. È la prova di ciò che ho detto prima: stanno creando nuovi mezzi di profitto per la loro marca, al di fuori dei comics, cioè giocattoli in vinile, a supporto della loro proprietà. È una mossa saggia. Non so se possa funzionare per tutti. Avere un buon agente aiuta a spargere la voce.
     Per quanto mi riguarda, io ora sono nel mercato indipendente con la mia graphic novel, Cannon Busters. Per cui sono la prova vivente di ciò. Vedremo come va.

      Sei molto bravo nell’animazione. Vuoi parlarcene? Quali sono le diverse sfide che presentano i fumetti e l’animazione?

     Avendo lavorato in entrambi i campi, il fascino dei fumetti… i creator-owned comic books sono il lavoro fai da te connesso con i fumetti. Lo stesso si potrebbe dire dell’animazione, ma per produrre un pilot animato avresti probabilmente bisogno di alcune centinaia di migliaia di dollari. Produrre una proposta per una serie a fumetti è una piccolissima frazione di quei soldi, ed hai molto più controllo, se non è totale: dipende da come ti muovi.
     Come i fuemtti, anche l’animazione è basata su un team. Ma quel team è grande. Nei fumetti, tu puoi fare da solo il background designer, layout artist, regista, character designer, storyboard artist eccetera. Nell’animazione questi compiti sono quasi sempre divisi all’interno del team. Una persona per titolo, e tutti portano vari livelli di esperienza al progetto, e tutti potrebbero avere lavorato a cose che non ti piacciono.
     Nei fumetti, l’unico possibile sacrificio sul controllo della qualità è legato all’inchiostratore ed al colorista (se si parla di progetti creator owned). Ed oggigiorno, i creatori inchiostrano il proprio lavoro o lavorano direttamente a colori (come faccio io su Cannon Busters).
     Creativamente, c’è un’enorme differenza. Ci sono un sacco di persone con cui lavorare ed è difficile che ciò che va sugli schermi abbia la stessa visione iniziale che avevi in testa quando hai cominciato.
     Inoltre, dal punto di vista economico, i fumetti sono un medium povero. Nell’animazione ci sono molti più soldi, notorietà, aumenti di stipendio che nei fumetti.
     Solo questo può essere un incentivo a buttarsi nell’animazione, se uno ne ha la possibilità.

      Vuoi parlarci del collettivo Artxilla?

     Certo. È iniziato tutto da un’idea del disegnatore superstar Ed McGuinness (Batman/Superman), che apparentemente lui e Sanford Greene (Army of Darkness/The Ride) avevano covato già da un paio d’anni prima, se non mi sbaglio. In ogni caso, Sanford ed io avevamo al tempo gli stessi collaboratori d’affari e stabilimmo un solido rapporto al telefono. (Poi ho conosciuto) anche Keron Grant (Son of Vulcan/MangaVerse Fantastic Four) ed Ed. Originariamente io volevo fare qualcosa di simile, e Sanford mi aveva informato che lui, Ed e Keron avevano parlato di iniziare una specie di studio. Mi chiesero se ci stavo e io ho accettato con entusiasmo. A quel punto abbiamo iniziato a giocare un po’ coi nomi.
     Eravamo tutti al Wizard World Chicago del 2003, ed è stato come un lampo. Abbiamo deciso. “Perché non fare qualcosa di figo come un micro-studio e sito web, e vedere cosa riusciamo a farci?” All’inizio, non era uno schema grandioso, ma nel corso del tempo, quando hanno visto ciò che eravamo in grado di fare e quale era la nostra base dei fans, varie società ci hanno chiesto di lavorare a giocattoli ed animazione. Artxilla.com è per noi più della possibilità di farsi pubblicità, è un posto dove i disegnatori giovani possono ricevere consigli, da noi e da altri come loro. Se riusciamo ad ispirare o ad aiutare una sola persona a realizzare il proprio sogno, allora ne è valsa la pena. È anche bello avere un sistema di supporters formato da amici. E tenendo le cose piccole, ci divertiamo un sacco.
     La visione è quella di diversificare le cose, introducendo nuove idee per i nuovi lettori e cercando di coprire più del solo mondo dei fumetti.
     La nostra missione è quella di fornire una comunità variegata e una vetrina per gli esordienti che vogliono entrare nel mondo dei fumetti, un luogo per le persone che vogliono esaminare il progetto creativo, ricevendo le informazioni direttamente dai professionisti, in modo che le critiche li rendano più attivi.

     Hai detto in un’intervista che non leggi fumetti. È proprio vero? Cè qualche fumetto che segui regolarmente?

     In realtà non leggo molto i fumetti per la storia. Beh, non tanto quanto si suppone, visto che si tratta di un medium basato su disegni E storia, haha. Non è un problema legato alla qualità della storia. Sono uno di quelli che comprano i fumetti per i disegni. I fumetti sono un medium visivo. È quello che mi ispira di più. Mi piacciono comunque i naruto manga, quando il tempo me lo permette.

      Che cosa sai della scena fumettistica europea? E dell’Italia?

     Conosco solo Claire Wendling, hahah. Sono sicuro che ci sono tanti altri nel giro, come Pink Planet e Sky Doll che ho, e che sono fenomenali. Sono stato più esposto però ad un sacco di art directors e designers nel campo dell’animazione, come Kazuto Nakazawa, Takeshi Koike, Yoshiyuki Sadamoto, Range Maruta, Mahiro Maeda, Otomo, Koji Morimoto ed altri. Sono molto influenzato dagli artisti giapponesi, ma ultimamente Claire Wendling mi ha incantato. Lei è probabilmente l’illustratore più prolifico che ho visto in tempi recenti.

     Quali sono i tuoi attuali progetti?

      Supervising Character Designer/Assistant Director per la serie animata The Boondocks di Aaron McGruder, che andrà in onda quest’autunno su Adult Swim di Cartoon Network. È una serie che cambierà le cose in modo serio, e sarà il mio lavoro più grande di quest’anno. Una serie MOLTO CONTROVERSA. Ne saprai di più prima della fine dell’anno. Fidati.
     Ho fatto un sacco di lavoro in televisione, ultimamente. Tanto che non ho avuto molto tempo per la mia roba, lol. Ma devo dire che le mie ragioni erano buone, lol. Essere così coinvolto nell’industria dell’ animazione mi apre dà un sacco di opportunità per avere l’ok per gli show animati dei mi progetti. Cosa che deve accadere assolutamente, in un modo o nell’altro. Mi sono scavato una nicchia nel mondo dei fumetti da solo, e sono consapevole del mio talento, della mia disciplina e della mia determinazione che mi porteranno a fare del mio aniamted show una serie a fumetti.
     Ed ovviamente, Cannon Busters, il comic book, che al momento sta per venire raccolto in volume per essere fatto uscire più avanti come graphic novel.

      Un po’ di tempo fa, ascoltavi la triade J-Live, Jay-Z and Jaylib. Cosa hai sul tuo stereo ora?

     Recentemente, mi sono copiato l’album Be di Common, uno degli album hip hop più completi che ho sentito quest’anno.
     The Grind Date dei De La Soul è all’istante un classico, per me, poi Little Brother (Chittlin’ Circuit 1.5), The Sleeper di Rapper Big Pooh è un album favoloso, The Foreign Exchange: Connected, una sorpresa assoluta, 11 Special Herbs and Spices di MF Grimm è una bomba sorprendente anch’esso (anche se Doom CONTINUA a riciclare le proprie basi, lol). Mi ha un po’ deluso MM… Food di MF Doom (difficile fare meglio di Doomsday).
     Penso che la scena underground stia lentamente migliorando, comunque. Mi ha fatto abbastanza schifo negli ultimi due anni… non che dalla scena mainstream sia uscito niente di eccitante, però, lol. Ho preso un bel po’ di album strumentali e mix-CD’s, ultimamente. Ho comprato veramente pochi albums.

     La domanda classica di Comics Code. Quali sono, secondo te le tre opere che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato?

      Solo uno. L’uomo invisibile, di Ralph Ellison.

      E, dato che sei un appassionato di hip hop, quali sono i tre dischi che un vero fan dell’hip hop dovrebbe avere nella sua collezione?

     Awww man, è una domanda durissima. :-) Di quale anno? Haha! I direi, dell’era ’88-95, probabilmente il supremo Only Built For Cuban Linx di Raekwon, Illmatic di Nas e It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back dei Public Enemy. Ovviamente, ce ne sono moltissimi altri che mi fanno girare la testa, ma sono scelti con una prospettiva di New York, ed è una selezione parziale, essendo io un fan della East Coast. Ci sono tanti altri album classici di altri stati. Ma io penso che la migliore musica hip hop sia delle mie parti … NYC.

 

 

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