Nonostante uno stile troppo
manga: intervista Stefano Tamiazzo
di Emiliano
Longobardi
Sei
stato uno dei vincitori del concorso per disegnatori di Prato:
guardandoti alle spalle, è stata una soddisfazione
fine a sè stessa o ha avuto delle effettive ripercussioni
positive sulla tua carriera?
La
giuria del concorso era composta da: Alberto Beccattini, Luca
Boschi, Gianni Brunoro, Luigi Corteggi, Franco Fossati, Franco
Riccomini, Roberto Rocca, Luciano Secchi, Rinaldo Traini…
Non ho ricevuto da nessuno di loro un commento, una parola
d’incoraggiamento (ad eccezione di Gianni Brunoro, cui
però scrissi io qualche settimana dopo), figurarsi
un contatto per un eventuale pubblicazione… La motivazione
poi è strepitosa: “Per l’originalità
dei moduli di deformazione caricaturale, pur echeggianti stili
grafici giapponesi, e per l’eccellente tecnica grafica
e i delicati toni cromatici.”( faccio notare il “pur”).
No, evidentemente Prato, come tutti i concorsi a fumetti in
Italia non serve a niente, se non a farti rendere conto velocemente
che esistono al di là dei nostri confini realtà
decisamente più in sintonia con le proprie aspirazioni
professionali ( o con le mie!).
Ha avuto, però, il merito di farmi incazzare e così
ho fatto su il mio pacchetto di disegni e fotocopie e sono
andato alla fiera internazionale del libro per ragazzi di
Bologna, e dopo una giornata al limite della frustrazione
ho fatto vedere le tavole di Prato ai responsabili della VIZ
Communications di San Francisco e in 5 minuti tutto era fatto!!!
Pubblicazione sul mensile Animerica, Anime & Manga
Montly in cui erano presenti due fumetti, uno del sottoscritto
e uno di Rumiko Takahashi. Un bell’inizio…
Prima
di esordire con La Mandiguerre in Francia, come ti
sei mosso in Italia? Quali porte hai bussato?
Ancora
prima di Prato avevo spedito a tutti gli editori fotocopie
dei miei lavori. Quasi tutti avevano risposto con la sola
eccezione di Comic Art. Incoraggiamenti, ma niente di concreto.
“Segno troppo grottesco e troppo manga…”
Fui contattato telefonicamente da Granata press e da Corto
Maltese (la rivista) più o meno con la stessa
grazia ed interesse che si può riservare ad un parente
indesiderato…
Anche Il Grifo… pessima esperienza.
Marcello Toninelli fu invece eccezionale! Mi fece delle critiche
decisamente costruttive e mi incoraggiò con una serie
di appunti di suo pugno: piccole ma interessanti regole per
sfuggire al dilettantismo! Fu davvero l’unico a vedere
delle possibilità per il mio modo di disegnare (in
Italia).
Com’è
avvenuto, invece, il tuo esordio in terra francese?
Jean-David
(Morgan, N.d.R.) vide delle fotocopie di mie pagine di una
storia che vinse un premio ad un concorso in Giappone per
la Kodansha sulla scrivania di Jean Claude Camano e chiese
di potermi contattare.
Mi scrisse una lettera molto simpatica e gentile e ci mettemmo
in contatto. Il progetto Mandiguerre passò poi a Delcourt,
che lo pubblica tuttora nella collezione Neopolis.
Prima
dell’incontro con Morvan, se non sbaglio, hai sempre
lavorato su testi tuoi. Quali sono gli aspetti positivi e
quelli negativi del lavoro individuale e quali quelli del
lavoro in collaborazione con uno sceneggiatore?
Quando
lavori da solo devi necessariamente essere più “cattivo”,
tutto è nelle tue mani nel bene e nel male, i tempi
sono sicuramente più veloci essendoci un solo “passaggio”.
Bisogna lavorare molto sulla sintesi e tenere sempre a mente
che un fumetto non è una serie di piccole illustrazioni
una a fianco all’altra, ma una storia che si sviluppa
per immagini dove regia, montaggio e qualità delle
inquadrature devono avere la meglio, per quel che mi riguarda,
sulla propria vanità di disegnatore, vedi pose viste
da sotto con narici etc. che non servono a ciò che
stai raccontando!
Lo Storyboard è il fumetto!!!Poi trattasi di lavoro…più
o meno.
Morvan
è attualmente uno degli sceneggiatori più in
vista del mercato francofono: quali sono – secondo te
– le sue caratteristiche stilistiche peculiari? Quali
i suoi limiti?
Jean-David
è una forza della natura,inesauribile.. Un concentrato
di entusiasmo anche quando le cose non vanno come dovrebbero.
Questo secondo me va oltre tutto!
La sua forza è anche il suo tallone d’Achille…
non può fare a meno di lavorare contemporaneamente
su quindici serie all’anno, e questo comporta dei problemi
perché di secondo lavoro lo inseguo… per avere
le mie pagine di sceneggiatura!!! E’ molto aperto e
non ha problemi a cambiare la scaletta… spesso gli mando
le mie idee, che poi riutilizza quasi sempre. Ci diamo una
reciproca libertà e questo ha fatto si che si potesse
instaurare anche un’amicizia…
Forse se pianificasse il lavoro di sceneggiatura un po’
più “scientificamente”…
I suoi veri limiti forse arriveranno tra qualche anno, bisogna
anche saper stare al passo coi tempi.
Un
fumetto come La Mandiguerre, radicato nell’estetica
dei primi del ‘900, ha necessitato – immagino
– di un grande lavoro di documentazione. Allo stesso
tempo, però, è fondamentale e discriminante
la componente fantascentifico-steampunk: dov’è
finita l’adesione al materiale che hai recuperato e
dov’è iniziato, invece, il tuo intervento più
prettamente creativo? Più in generale, come ti poni
relativamente alla documentazione?
Al
Napoli Comicon di quest’anno ho avuto il piacere, insieme
a Sergio Toppi, di incontrare i ragazzi dell’accademia
di belle arti di Napoli, e di discutere dell’enorme
piacere che un mestiere come il nostro ti offre, ad esempio
l’opportunità di documentarsi.
Ho accumulato molto materiale fotografico e su quello ho cominciato
a fare modifiche, schizzi... Poi, man mano che si va avanti,
si aggiusta il tiro cercando di fare qualcosa che incontri
il gusto mio e di Jean-David. Si discute, si cerca di esplorare
in più direzioni.
Soprattutto nella fantascienza è fondamentale il design
(le astronavi sono ispirate a dei dirigibili, le divise sono
pesanti) ad evocare le vere atmosfere della prima guerra mondiale,
che secondo me ha molto a che spartire con il “fantastico”…
La documentazione è anche vedere il lavoro altrui,
pensare di dare un certo taglio al montaggio delle immagini…
La
più evidente matrice stilistica del tuo segno è
di derivazione nipponica (penso in particolare a Miyazaki
e ad Otomo). Puoi approfondire il discorso accennato prima
riguardo alle difficoltà ha comportato per te questa
scelta?
Una
cosa deve essere chiara: non si può scegliere di avere
uno stile piuttosto che un altro. Certo ci sono delle preferenze,
ma pianificare il proprio stile equivale a progettarsi un
certo tipo di personalità e il risultato non può
essere che fallimentare!
Bisogna esplorare assecondando la propria natura, il piacere
di disegnare… e nel percorso, naturalmente, incontreremo
dei maestri. Alcuni si possono solo ammirare da lontano (Toppi,
Battaglia ) altri si possono saccheggiare “impunemente”:
Miyazaki, Otomo, ma prima ancora Giardino, Tardi e tanti altri,
seppur con una matrice comune: una linea pulita, chiara.
Poi col tempo e col lavoro pian piano ci si libera dalle influenze…
per entrare in altre!!!
Le “difficoltà” sono minime… ti dicono
che ti piace Miyazaki etc… al limite dispiace che non
riconoscano che”sotto” c’è molta
più Europa che Giappone.
Quali
sono, allora, i tuoi modelli di riferimento più nascosti
e inconsci?
Sicuramente
“l’incontro” con l’arte di Henry Gaudier-Brzeska,
geniale pittore e scultore (morto a soli 23 anni durante la
prima guerra mondiale…un segno?) ha avuto il ruolo di
scatenare in me la voglia di disegnare e di svegliarmi da
un torpore adolescenziale (avevo 14 anni) che sembrava senza
possibilità… Certo, dal mio modo di disegnare
non traspare, ma amo Burnes, Eisner,Ware, Moore...
Qual
è il tuo principale difetto?
Non
sono mai contento del risultato finale…e penso di non
avere limiti…MAI. Insomma, sono presuntuoso!
Cosa
significa, per te, raccontare graficamente una storia?
E’
davvero l’unica attività che non mi annoia mai…
c’è sempre da imparare, ogni giorno si può
avere un’intuizione col giusto atteggiamento.
Da un punto di vista più pratico, come già detto,
la storia, il ritmo, la luce ha per me importanza primaria
su tutto. Devo cercare di fare entrare il più possibile
nell’atmosfera il lettore e ogni mezzo è lecito
per me! Lo storyboard la mia arma preferita. Accetterei sfide
da chiunque su questo campo…Otomo compreso.
Ora
che La Mandiguerre volge al termine, a cosa stai
lavorando? Con quale sceneggiatore di piacerebbe lavorare?
La
Mandiguerre si conclude col 4° volume, cui sto lavorando
(inseguendo il mio socio beninteso). Dopo disegnerò
uno degli episodi de Le cronache di Sillage: disegni
e colori miei (colore diretto). Poi carriera solista: testi
disegni e colori tutto da solo perché mi piace farmi
male!!!
Dopo
l’affermazione francese, c’è stato qualche
contatto per pubblicare in Italia? E all’estero?
In
Italia niente di niente…anzi no, un contatto per disegnare
uno degli episodi di Kilyon, gentilmente offerto
da Giulio De Vita. Ma ho rifiutato.
All’estero già ci lavoro, anzi ho solo ed esclusivamente
lavorato all’estero per quel che riguarda i fumetti.
E non per mia volontà.
Quali
sono i tre fumetti che non devono mancare nella biblioteca
di un appassionato?
Nausicaa
della valle del vento di Hayao Miyazaki, Contratto con
Dio di Will Eisner, Corte sconta detta arcana
di Hugo Pratt.
Sketchbook
Stefano Tamiazzo