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Dalla stella alla Francia: Intervista ad Antonio Sarchione
di Emiliano Longobardi

 

     Che tipo di formazione hai? Accademico-scolastica o da autodidatta? Chi sono gli autori che ti hanno influenzato nella tua carriera?

     In un certo senso ho avuto tutti e tre i tipi di formazione! Dopo l'istituto d'arte mi sono diplomato all'Accademia di BB AA di Urbino, ma come disegnatore di fumetti sono stato un autodidatta.
Ho imparato molto dai miei disegnatori preferiti: su tutti Moebius, negli anni 80 guardavo molto anche Manara, Giardino, Gimenez, Font, Arno e la "scuola romana" con Saudelli, Rotundo, Cossu.
Poi c'è stato il ritorno dei fumetti americani e ho scoperto Adams, Lee, Mignola, Miller. L'avvento dei manga della Granata Press e di Akira fu per me, come per molti, uno shock innovativo e stimolante.
Attualmente guardo molti francesi tra cui Marini, Juillard, Boucq, Bess, Springer, Wendling, e fra gli americani apprezzo molto Hitch, Romita Jr, Quitely, Charest.
Diamine me ne vengono in mente tanti altri, non finiamo più. meglio andare avanti.

     Parlaci un po’ di te e dei tuoi inizi. Se non ricordo male, hai esordito su Hammer - la mai dimenticata (mini)serie Star Comics dedicata alla fantascienza. Che ricordi hai di quegli inizi? Come avvenne il tuo reclutamento?


     Durante i bellissimi anni a Urbino disegnavo molto e spedivo in giro i disegni. Mi contattarono la Granata Press e la Star. dopo un paio di anni mi chamò lo studio Hammer per fare delle prove per una serie nuova di fantascienza targata Star, Hammer, per l'appunto.
E' stata una esperienza formativa eccezionale, oltre che una grande opportunità. gli autori della serie erano molto scrupolosi, la loro supervisione era attenta e precisa.
Ogni tavola era analizzata e corretta vignetta per vignetta, le prime dieci tavole le ho rifatte tre volte! Ho imparato molto con loro.

     Subito dopo passasti a un'altra testata Star chiusa anzitempo, Samuel Sand di Abate e Barbieri, del quale disegnasti il primo numero. Anche qua, ti chiedo di ripercorrere quell'esperienza lavorativa.

     Non è stata un'esperienza entusiasmante. la sceneggiatura mi piaceva, con Barbieri c'era un buon rapporto. Purtroppo ero ancora un po' acerbo, o almeno non ero ancora in grado di affrontare "da solo" la realizzazione di un intero albo. La supervisione non era certo ai livelli di Hammer. Ci tengo a precisare che mi assumo tutte le responsabilità del mio lavoro, non cerco giustificazioni.
Inoltre i rapporti con Capone poi, non erano idilliaci. E' stato un albo molto sofferto.

     Da allora a oggi sono passati un bel po' di anni. Cos'hai fatto nel frattempo?

     Ho lavorato in pubblicità ma soprattutto sono entrato come docente nella Scuola dei Fumetti di Pescara, dove ho conosciuto Maurizio Di Vincenzo, Peppe Barbati, Marco Soldi, Sicomoro ed altri disegnatori italiani, che sono diventati, oltre che buon amici, dei veri maestri, ai quali devo molto.

     Come hai visto mutare il panorama fumettistico nazionale?

     ...domanda di riserva? Scherzo naturalmente. La cosa che mi viene subito in mente è che ho notato una maggiore contaminazione di stili. In alcuni casi ci sono stati dei veri "imbastardimenti", che poi sono sfociati in omologazioni. in altri casi, invece, il linguaggio fumetto ne ha tratto notevoli vantaggi, si è arricchito..

     Attualmente lavori per la Francia. Com'è avvenuto il tuo passaggio professionale oltr'alpe?

     Dopo un brutto periodo di crisi personale e professionale, presi la mia cartellina e mi "imbarcai" sull'autobus dell'Anonima Fumetti, destinazione Angouleme.
Fu un'esperienza bellissima e, è proprio il caso di dirlo, catartica. Fra i tanti editori a cui feci vedere il mio book, la Soleil mi diede un' opportunità concreta. Mi fece incontrare Dominique Latil, e dopo una chiaccherata in puro stile Totò e Peppino (comunicavamo con uno slang misto italiano-inglese-francese), trovammo un'intesa e dopo un paio di mesi mi arrivò la sceneggiatuea di Fédération.

     Quali sono i vantaggi e svantaggi principali di lavorare per l'estero?

     Senza dubbio la lingua è un ostacolo. conosco un po' di inglese, con cui comunico con Dominique che, per fortuna, parla anche un po' di italiano, ma non è la stessa cosa.
Ci dobbiamo limitare a dirci lo stretto necessario. Preparare un'e-mail, tradurla, porta via tempo.
Sono contento di lavorare per il mercato francese, poichè il fumetto franco-belga è sempre stato un punto di riferimento, ho sempre adorato la linea chiara.
insomma posso fare un tipo di fumetto a cui ho sempre aspirato.

     Come hai accennato poco sopra, nei mesi scorsi è uscito in Francia il tuo primo lavoro, Fédération volume 1, su testi Dominique Latil e per i tipi della Soleil. Cosa ci puoi dire della storia? Presentala ai lettori italiani.

     Si tratta di una storia di fantapolitica condita con molta azione ambientata nel 2125.
I personaggi principali sono Freeway Warwiller, spietato criminale/terrorista, che viene arrestato nelle prime pagine della storia. Trasferito su un asteroide:carcere di massima sicurezza, prende subito il comando dei prigionieri, che durante gli anni di prigionia sono mutati a causa dell’inquinamento delle acque, e durante una rivolta evade.
Al suo inseguimento viene mandata Penelope Monterra, marshall federale, che oltre a fermare il fuggitivo deve scoprire cosa si cela dietro i mutamenti dei carcerati.

     Il rapporto con l'editore com'è stato e com'è?

     I rapporti con l’editore sono per lo più di natura burocratica, con Latil, invece, mi trovo molto bene, è una persona molto disponibile e tranquilla, c’è una buona intesa dal punto di vista creativo. A causa della distanza ci vediamo una volta l’anno, mi piacerebbe curare di più i rapporti personali, conoscerlo meglio, sono sicuro che gioverebbe anche al lavoro.

     Con Latil, invece, come avete organizzato il lavoro?

     Lui mi manda la sceneggiatura tradotta in italiano, io gli invio prima gli storyboards, per un primo controllo di “regia”, successivamente le matite e poi la tavola finita.
Personalmente preferisco che lo sceneggiatore segua le varie fasi del lavoro, inoltre Dominique è molto aperto ad eventuali cambiamenti in corso della tavola o suggerimenti da parte mia.

     Puoi descriverci il tuo approccio a una storia e alla singola tavola? Cosa significa, per te, raccontare graficamente una storia?

     Prima di tutto faccio dei layout piccolissimi sulla stessa pagina della sceneggiatura.
Mentre la leggo cerco di farmi il “film” della scena da realizzare.
Successivamente passo a fare dei layout più dettagliati e una serie di bozzetti delle singole vignette o di alcune pose particolari. Faccio eventuali ricerche per la documentazione, quardo molti film, la mia seconda passione, e, se occorre faccio delle foto dove uso la mia ragazza, mio fratello o qualunque amico mi capiti a tiro,
per delle pose o per far recitare scene intere.

     Quali sono, dal tuo punto di vista, i tuoi punti di forza e quali invece le tue incertezze, in termini stilistici?

     Le situazioni in cui mi trovo più a mio agio sono quelle in cui c’è molta tecnologia, astronavi, armi, guerrieri con spade o cose simili.
MI piace molto inventarle , o meglio rielaborarle dopo averle viste su libri o film,
e cercare di tirarne fuori qualcosa di nuovo, di mio.
Mi piace curare certi particolari, ma a volte è più una maledizione. Ne risente la leggibilità della tavola. Lavoro molto per correggere questo aspetto del mio modo di disegnare: mantenere questo mio vezzo, senza che ne risenta la narrazione.
Non posso pretendere di disegnare una storia solo per fa vedere “come sono bravo” a disegnare solo quello che mi piace .
La narrazione viene prima di tutto, e mi riterrò realmente soddisfatto del mio lavoro
quando troverò il giusto equilibrio fra le esigenze narrative e quelle stilistiche.
Diamine la vedo ardua!!! Mi servirebbe un grosso in bocca al lupo!

     Attualmente su cosa stai lavorando?

     Ho cominciato il secondo episodio di Fédération, poi c’è un’altro progetto di fanta-politica a cui tengo molto. Si chiama SVET, tratto da un racconto di Donato Altomare e adattato a fumetti da un gruppo di autori, fra cui Alba Di Ferdinando e Raffaella Seccia, mie colleghe anche nelle attività che ruotano attorno alla Scuola di Pescara,
il tutto coordinato dalla agenzia Tomato Farm.

   
   Quali sono i tre fumetti che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato?

      La saga dell’Incal di Jodorowsky e Moebius.
Calvin e Hobbes.
Un opera qualsiasi di Alex Toth.
Cavolo questa domanda era veramente difficile, fra dieci secondi cambierò idea…

 

Making of Fédération vol.1

 

 

 

 

 

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