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Grafica Coi Muscoli: Intervista a Giorgio Santucci
di Antonio Solinas

     Ciao Giorgio, vuoi presentarti al nostro pubblico?

     Ciao a tutti, che dire… sono autore di fumetti, illustratore, video-maker, insegnante (“Tecniche del Fumetto” all’Accademia di Belle Arti di Viterbo), tatuatore, es-agitatore culturale (in quel di Viterbo)…

      Com’è avvenuto il tuo incontro col fumetto e con le arti visive?

     Ero lì piccin-piccino che mi trastullavo il pisellino o assaggiavo la pipì o vomitavo in faccia alla mammina (insomma una di quelle cose che fanno di solito i bambini) quando ecco che mi si presenta Madre Natura col dono del disegno (Paz docet), Madre Natura è una gnocca pazzesca, esagerata, “fumettistica” si direbbe, accetto il dono, se non altro per poter disegnare donne così… da allora la passione per il disegno, e per i fumetti che sono a tutti gli effetti la sua massima espressione contemporanea, non mi ha più lasciato…

      Quali sono le tue influenze fumettistiche e non, e come hanno influenzato il tuo stile (se lo hanno fatto)?

     Sono molto curioso e ho interessi molto eterogenei… sono immerso, come tutti, nel magma delle sollecitazioni sensoriali dei media e della cultura contemporanea in cui ho fatto un mio percorso personale… in genere sono attratto da tutto ciò che è estremo, bizzarro, marginale, anomalo, antagonista… una spontanea sintonia verso tutto quello che è fuori dalla “normalità vigente”… dall’arte di Paz al genio di Linch… dai deliri di Burroughs alle visioni di Tsukamoto… dai trips di Huxley ai bicipiti di una muscle-goddess… dal furore di Miike alla potenza dei Sepultura… dall’alcool di Bukowsky al sangue di Buttgereit… dalla grafica alle scarificazioni… e, soprattutto, un sacco di roba strana, magari scoperta sul web, che non sto qui a raccontare…
Insomma tante sollecitazioni visive, sonore e intellettuali che mi hanno certamente influenzato anche se non so dire in che misura… lavoro per creare un mio stile, limpido e originale…

     La tua attività di autore ha sempre manifestato un forte spirito di indipendenza. Vuoi dirci qualcosa in proposito?

     Quando lavoro su commissione oppure collaboro con qualcuno tendo ad essere ragionevole e disponibile, cerco di interpretare al meglio le esigenze di tutti con professionalità cercando per quanto possibile di metterci del mio (per esempio quando realizzo le copertine o le illustrazioni per PS Mania 2.0/3.0 - Play Press Publishing) ma quando realizzo i miei fumetti (o i miei cortometraggi) nessuno deve metterci bocca, voglio la totale libertà espressiva.
Purtroppo per fare gli autori “duri e puri” o si ha la fortuna di trovare un editore che crede totalmente in te (e non interferisce) oppure ti autoproduci.

     Quando è nata l’esigenza di autoprodurti e che difficoltà hai dovuto e devi affrontare?

     La mia prima serie (primo albo del 1996) intitolata “Giorgio Santucci Stories” (Boro, Homo, Visioni e Macello) non era autoprodotta, gli albi erano editi dalla Graffietti Editrice (con investimenti ingenti visto che erano distribuiti in edicola su tutto il territorio nazionale!), ma avevo il totale controllo di ogni processo creativo e produttivo. In seguito, dopo la felice esperienza con Blue di Francesco Coniglio (che mi ha pubblicato storie davvero toste senza battere ciglio), oltre a fare altre cose extra-fumettistiche ho perso tempo dietro alle false promesse di pseudo-editori improvvisati e alla fine, disgustato, ho deciso di mettere a frutto la mia, ormai decennale, esperienza e di rischiare in prima persona… se tutto va bene ne vedrete delle belle, se va male sarò morto combattendo… quindi sostenete e diffondete!!

     È da anni che sei inserito nel mercato fumettistico “indipendente”. Cosa è cambiato, da quando hai iniziato la tua carriera? In che direzione pensi che stia andando il mercato indipendente?

      Quando ho iniziato c’erano alcune realtà editoriali (non so dire quali nate per spirito davvero indipendente e quali come trampolino di lancio verso lidi “ufficiali”) ora ce ne sono altre; il desiderio di esprimersi liberamente, la voglia di rompere le regole e la spinta verso la sperimentazione ci saranno sempre.
Il fumetto indipendente come ogni forma artistica ha risentito della situazione politica e sociale internazionale di questi ultimi anni che ha influenzato il clima culturale rendendolo più radicale e politicizzato, c’è stato un ritorno ad una autorialità pura e ad una sperimentazione più spinta, ad un approccio più artistico nonché ad una maggiore contaminazione tra generi, in particolare con la grafica digitale [“digitale” che permette a tutti, tra l’altro, di produrre opere assolutamente concorrenziali con quelle “ufficiali” anche dal punto di vista produttivo (scansioni, impaginazione, lettering, grafica, ecc.)]… la discriminante sarà sempre più il talento e le idee che i soldi investiti… gli unici veri limiti rimangono la promozione e la distribuzione.
La speranza è che sempre più lettori facciano lo sforzo (il più delle volte è solo pigrizia mentale) di avvicinarsi a questo tipo di produzioni, un’apertura di credito che spesso ricambia con grandi soddisfazioni intellettuali…

     Cosa pensi dei web-comics e in generale del rapporto fumetti-web? Che potenzialità pensi offra la rete agli autori (emergenti e non) di fumetti? ?

     I web-comics sono una mezza cazzata, hanno avuto una breve notorietà nell’era del 56k ma ora non hanno molto senso (sono solo un duplicato elettronico degli originali, al massimo con qualche effettino in più…). Molto, molto meglio il fumetto su carta, per il web vanno create opere specifiche con linguaggi specifici.
La rete credo sia molto utile per far conoscere il proprio lavoro, per relazionarsi e confrontarsi con tanti appassionati e addetti ai lavori e per sperimentare nuove forme e possibilità espressive…

     Quale è il tuo rapporto col fumetto da lettore? Ci sono degli autori o personaggi che segui in maniera particolare?

     Sono un lettore vorace ed onnivoro ma di palato fino, non ho preconcetti di nazionalità o stile… in genere seguo l’autore (che sia autore completo, sceneggiatore o disegnatore), quasi mai il personaggio (nonostante i ripiani delle mie librerie siano piegati dal peso di diverse centinaia di fumetti non ho mai seguito una serie regolarmente, odio gli sbalzi di qualità, in particolare nei disegni, e le trovate tirate troppo per le lunghe, tipiche del seriale)… quando sfoglio un fumetto che mi piace davvero mi emoziono ancora come un pischello.
Ho davvero un profondo rispetto per tutti quelli che dedicano le loro energie al fare fumetti, il nostro lavoro è davvero tra i più belli e duri che ci siano… creiamo letteralmente interi universi e la maggior parte delle volte per due soldi rispetto ad altri medium… o siamo degli inguaribili romantici o inguaribili coglioni…

     Parliamo di Difforme, la tua ultima fatica, presentata a Lucca. Che riscontro ha avuto il fumetto?

      Al momento buono in termini di vendite, ottimo in quelle di critica, specializzata e non: credo di aver fatto un buon lavoro, spero molto nel passaparola…
DIFFORME è un albo di 32 pagine di grande formato rigorosamente in bianco e nero e contiene tre storie complete e autoconclusive:
L’anarco insù-erezionalista vs la sbirra dominatrix muscle-goddess, che definirei un corpo a corpo ad alto tasso erotico-ideologico…;
Herman-One#1, un’avventura di draghi e droghe per Herman-One, eroe deforme con un braccio enorme e l’altro sottosviluppato;
Herman-One#2, nella quale Herman-One è all’apparenza vittima di atroci torture da parte di tre procaci amazzoni…
Nelle tavole che compongono l’albo ho dispiegato al meglio, attraverso un potente bianco e nero, il mio immaginario… mi piace pensare ai miei fumetti come a dei pezzi metal o a delle “tirate” di “roba” buona: più o meno brevi sparate senza respiro, dense e potenti, in cui certamente per prima cosa colpisce l’impatto (sonoro) visivo ma che spero lascino uno strascico straniante, come appena usciti da un’esperienza psichedelica…
Ai miei lettori prometto personaggi e soggetti forti e inusuali, delirio forsennato e sviluppi spiazzanti…
Chi invece cerca storie, più o meno lunghe e articolate, può rivolgersi a una delle tante, alcune davvero buone, serie a fumetti…
DIFFORME è distribuito nelle fumetterie dalla Pan Distribuzione e dalla Pegasus Distribuzione.
Una curiosità: se andate su youtube.com e digitate “difforme” sulla barra dei video, troverete il promo che ho realizzato per l’albo (a breve lo potrete trovare anche sul mio sito con una qualità d’immagine decisamente migliore), credo sia il primo esperimento del genere…

      Una domanda tecnica: come hai sviluppato il tuo stile grafico, che tecniche di inchiostrazione usi e come organizzi il lavoro, visto che spesso sei lo sceneggiatore dei tuoi fumetti?

     Sono un drogato di china, la mia ricerca, da sempre, è nell’ambito del bianco e nero, nei miei primi lavori pubblicati mi sono concentrato più sulla tecnica del tratteggio e sulla cura maniacale dei particolari, in DIFFORME invece ho scandagliato a fondo il bianco e nero netto, contrastato…meno dettagli e più forza espressiva.
A livello organizzativo il mio atteggiamento quando disegno i “miei” fumetti è totalmente, improduttivamente, anarcoide: quando ho un‘idea che mi esalta parto in quarta, disegno a scoppio inseguendo rabbiosamente i miei deliri mentali, poi passo ad una fase più razionale in cui disciplino il tutto strutturandolo e rifinendolo cercando di esaltare ulteriormente le intuizioni iniziali…quello che conta per me è la potenza delle immagini… ogni tavola dev’essere un’epifania, una sorpresa… e la ricerca anche solo di uno spunto, per quanto possibile, di vera originalità in quest’epoca di citazioni e rimandi (un atteggiamento, si direbbe, “avanguardistico” in contrasto col postmoderno dominante)…

     Quali sono le cose che trovi più facile disegnare e quelle che invece ti fanno dannare?

     Amo disegnare.
Disegnare corpi, soprattutto femminili, soprattutto le “curve”: seni, glutei, bicipiti… sono da sempre appassionato di anatomia che amo deformare e stravolgere… amo i tagli prospettici arditi… di solito mi viene tutto spontaneamente, senza studi particolari…

     Quali sono i tuoi progetti, al momento?

     Sto portando avanti il mio nuovo albo che spero di presentare a Lucca, inoltre sto lavorando ad alcuni progetti: una mostra e relativo volume monografico, una collaborazione in via di definizione con un bravo sceneggiatore italiano… e dal punto di vista cinematografico mi sto impegnando nel mio primo lungometraggio…
Info e aggiornamenti a breve sul mio sito www.giorgiosantucci.com.

     So che nel cassetto hai una sceneggiatura di Echaurren. Vuoi parlarcene?

     È una gran bella storia, potente e profetica, un vero e proprio romanzo breve scritto con lo stile inconfondibile di Pablo, a cui vorrei affiancare una serie di mie illustrazioni. Conto di metterci mano al più presto… se c’è qualche editore “illuminato” interessato mi contatti…


     C’è qualche personaggio o fumetto su cui ti piacerebbe lavorare? Qualche sogno nel cassetto?

     She Hulk senza un filo di ironia, solo brutale scontro di corpi!
Sogno nel cassetto? Avere la voglia e la costanza di allenarmi per sviluppare braccia da almeno 50 cm… un uomo col braccetto non è un uomo… (e poi come diceva Tamburini per fare la grafica ci vogliono i muscoli!).

     Concludiamo con la domanda classica di Comics Code: quali sono, secondo te, le tre opere che un appassionato di fumetti dovrebbe assolutamente leggere?

     Come faccio a dirti solo tre titoli, è impossibile, davvero! Sto pensando, ma me ne vengono in mente almeno 20… da ragazzino Pazienza mi ha cambiato la vita (artisticamente parlando)… i suoi lavori andrebbero letti tutti, quell’uomo era un genio, uno dei più grandi artisti italiani del ‘900… in tutti questi anni ho visto e letto di tutto, ma il valore di Paz ai miei occhi è rimasto immutato…

 

 

 

Biografia

 

 

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