Iscriviti alla newsletter di COMICS CODE




Inserisci il tuo indirizzo e-mail


Di cosa sono fatte le nuvole: Intervista a Paolo Parisi
di Simone Satta

     Ciao Paolo, vuoi presentarti ai nostri lettori?

     Ciao a tutti, mi chiamo Paolo Parisi, classe 1980, sono toscano ma vivo ormai a Bologna da 7 anni. Sono taciturno e ho la barba. Disegno con il pennello.

      Com'è nata la tua passione per i fumetti e la tua volontà di farli?

     Sin da piccolo sono un lettore di fumetti. In tenera età ho letto cose poco stimolanti. Topolino, Paperino i primi che mi vengono in mente. Dai 14 anni in su ho iniziato a leggere Cattivik ma solo se a disegnarlo era Massimo Bonfatti e Nathan Never ma solo se a disegnarlo era Nicola Mari. Poi Zanardi di Andrea Pazienza. Per me è stata la spinta più importante per iniziare a fare fumetti, a raccontare storie attraverso il sacro fuoco dell'arte sequenziale. Ogni volta che leggevo una storia nuova di Zanardi rimanevo profondamente colpito. Era uno stimolo. Volevo fare anch'io come lui. Poi con l'età ho assimilato Pazienza. Ho imparato a leggerlo. Dovrei avere in un qualche angolo dimenticato della cantina a casa dei miei, dei fogli sparsi con i primi tentativi di storie. A ripensarci adesso sorrido.

      Con Ratti e lo struggente Gli ultimi giorni del Pitbull hai tentato la strada dell'autoproduzione. Quest'ultimo ti è valso il plauso della critica. Il pubblico come ha risposto? Da cosa è derivata la scelta di autoprodurti e come giudichi l'esperienza dell'autoproduzione? Ti senti di consigliarla a un giovane autore?

     L'autoproduzione è essenziale. La consiglio caldamente. Spesso si ha un'idea del fumetto autoprodotto distorta o comunque non completa. Si pensa che l'autoproduzione esiste perché alcuni autori non trovano sbocchi per pubblicazioni ufficiali. In sostanza "nessuno mi pubblica, mi pubblico da solo". Per me non è così. Io nasco (artisticamente parlando) dal mondo del fumetto autoprodotto e continuerò a bazzicare l'ambiente. L'autoproduzione ti permette di avere un controllo totale del prodotto e del volume che stai curando. Il tuo volume. Come viene pensato, viene realizzato. Chiaramente tutto ciò comporta spesso dei costi, dell'impegno e una forte motivazione. Il fumetto non va solo disegnato e stampato ma va anche distribuito e promosso attraverso più canali possibili. Altrimenti è come se non esistesse. In compenso si ha una possibilità di espressione illimitata. Penso che l'autoproduzione sia una fucina in continuo lavoro e che riesca a raccogliere aspetti diversi di ricerca e novità. Dopo alcuni anni di buio totale adesso è un ottimo periodo. Molto vivo. Mi viene in mente SelfComics che porta avanti il discorso e l'aspetto "narrativo" del fumetto, Canicola che invece fa un lavoro forse più difficoltoso sperimentando sul lato stilistico grafico ed evocativo. Oppure quelli di DonnaBavosa che portano avanti e distribuiscono pubblicazioni più forti, immediate e maggiormente legate a una realtà underground. Il lettore di fumetto più attento recepisce gli stimoli e le novità, nonostante le difficoltà della distribuzione. Per quanto riguarda i miei lavori c'è stato un buon riscontro. Il pubblico ha risposto positivamente.

     La tua ultima opera, Chernobyl, è uscita per la Becco Giallo. Come si è concretizzato il vostro rapporto? Sei tu che ti sei proposto alla Becco Giallo o sono loro ad averti cercato?

     L'incontro con BeccoGiallo è stato casuale. Subito dopo Lucca 2005. Avevo mostrato alla redazione alcuni lavori. Gli sono subito piaciuti e a me stuzzicava l'idea di dover affrontare un lavoro di cronaca, che è poi l'idea editoriale sulla quale si poggia e nasce la casa editrice. Loro mi hanno parlato del progetto in cantiere di un libro su Chernobyl. L'ho trovato subito interessante. Ci siamo messi a un tavolino a discutere sulla realizzazione del progetto e dopo pochi mesi è nato il libro.

     A differenza de Gli ultimi giorni del Pitbull, che ha un protagonista ben preciso intorno al quale ruotano vari comprimari, Chernobyl è più una storia corale. Con quale tipo di approccio ti sei sentito più a tuo agio?

     Gli ultimi giorni del Pitbull è una storia di riscatto e affermazione della propria esistenza. Un pugile fallito che cerca di tornare sulla cresta dell'onda prestandosi ad un ultimo incontro pilotato. Tutta la storia si incentra su un unico personaggio che fa da gancio a tutta la trama e a tutti gli altri comprimari. Chernobyl è stato un lavoro completamente diverso. Più complesso e orchestrato in maniera differente. Ad essere sincero mi sono trovato a mio agio in entrambi i casi, anche perché ho avuto la libertà di lavorare al meglio.

     Com'è nata l'idea di Chernobyl?

      Chernobyl - Di cosa sono fatte le nuvole (è il titolo completo) è nato da un confronto. La casa editrice BeccoGiallo aveva presente il mio lavoro e il mio tipo di approccio al fumetto fino ad allora solo ed esclusivamente di fiction. Io avevo letto alcuni loro volumi e avevo ben presente il loro lavoro editoriale rivolto alla cronaca a fumetti. BeccoGiallo ha comunque scelto di puntare sul mio modo di raccontare per un argomento del genere. Da parte mia la cosa mi è interessata subito perché mi affascinava l'argomento, molto delicato e forte, d'impatto. Mi piace considerare questo libro come una sorta di sfida. Ho voluto trattare il disastro al reattore nucleare raccontando la vita di alcuni sopravvissuti alla tragedia, di profughi, di bambini malati di cancro alla tiroide. Cercando di evitare il melodramma o la retorica in cui si rischia di cadere trattando e raccontando un argomento del genere. I personaggi sono vivi, hanno vissuto sulla loro pelle un dramma come quello di una fuga radioattiva e ancora dopo anni ne stanno pagando le conseguenze. Molto spesso nella memoria collettiva la parola Chernobyl è associata ad un'esplosione di un reattore nucleare in Ucraina. Non è semplicemente questo. È una tragedia umana del secolo appena trascorso. È l'impossibilità dell'uomo di controllare se stesso. Molte più vittime sono state fatte dalla disinformazione e dagli insabbiamenti dell'ex Unione Sovietica che dalle radiazioni stesse. Si parla di 200.000 morti (altre fonti parlano di 500.000) tra coloro che sono intervenuti subito sul campo per sedare le fiamme alla centrale e coloro che dopo anni ne pagano le conseguenze. La filosofia di vita delle persone che vivono oggi in Ucraina e in Bielorussia è o morire di fame o di radiazioni. Non hanno scelta. Anche per questo considero il mio libro come un libro politico, inteso nel senso ampio del termine. Partire da un fumetto per allargare la riflessione e prenderne spunto per una vera presa di coscienza sull'argomento nucleare. Oggi ancora di attualità sia in Europa (Italia, Francia, Germania) sia a livello internazionale (tensione Stati Uniti Iran, India, Giappone dove poco tempo fa si è verificata una fuga in una centrale nucleare). Potrei andare avanti per ore. Mi fermerò qui per evitare di dilungarmi troppo. Mi permetto solo di consigliare per chi ne volesse sapere di più la visita del sito Progetto Humus, associazione che da anni opera sul campo e si occupa di divulgare informazioni su Chernobyl e sul nucleare in genere. Inoltre lo splendido libro Preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievic, base di partenza per la mia documentazione.

     Nasci come autore completo, ma avresti il desiderio di realizzare storie con altri autori (sia in veste di sceneggiatore che di disegnatore)?

     Non ci ho mai pensato. Ma non escludo che in futuro si possa verificare.

     Il tuo stile è molto personale. A me ricorda, perlomeno nell'approccio, autori come David Mazzuchelli o il nostrano Michele Petrucci. Quali sono i tuoi modelli e le tue influenze? Qual è la tua formazione come scrittore e disegnatore?

     Tardi è il mio prefrito. Il mio lavoro parte anche da un amore per la scuola argentina: Solano Lopez, Breccia, Oesterheld, Pratt, Munoz e Sampayo. In Italia mi ha influenzato molto Magnus. Un'influenza statunitense su tutte è Eisner. Ho frequentato il Dams e un corso di fumetto con Giuseppe Palumbo e Daniele Brolli.

     Sei un autore con uno stile molto particolare, poco commerciale. Il lavoro svolto negli ultimi anni da determinate case editrici medio-piccole (penso soprattutto a Coconino e Black Velvet) nell'ottica di un certo tipo di fumetto ha aiutato in qualche modo autori come te a venire fuori? C'è spazio oggi in Italia per autori come Paolo Parisi?

      Negli ultimi anni la situazione del mercato italiano si è aperta. Non è più stagnante, ci sono un sacco di nuove proposte che stanno rifiorendo anche grazie ad una maggiore attenzione dei media che prima non c'era. Certo, ancora gli editori fanno fatica e gli autori non campano di solo fumetto. Ma ci sono dei buoni segnali che qualcosa sta muovendo verso una nuova fioritura dell'editoria del fumetto. C'è spazio per me e per un sacco di altri autori. Baronciani, Genovese, Macola, Nanni, Maconi. Un coraggioso esperimento che ha ricevuto un buon successo è stata l'antologia Res-istanze curata dall'Associazione Ekidna di Carpi (Modena) e dall'ANPI di Carpi. Una raccolta di fumetti sulla resistenza. Richiedibile presso www.ekidna.org e info@ekidna.org

      Quali sono i tuoi prossimi progetti?

     Molti. Sto lavorando ad uno Schizzo Presenta per il Centro Fumetto Andrea Pazienza che vedrà la luce a Lucca 2006. Un nuovo libro con BeccoGiallo di cui non ti so dire altro perché anche volendo non saprei cosa dirti. È ancora in alto mare. Un contributo all'antologia Fortezza Europa per Coniglio Editore curata da Claudio Calia e Emiliano Rabuiti che vedrà la luce a giugno. Un nuovo minicomic per i colleghi e amici Luca Genovese e Luca Vanzella di SelfComics. E poi autoproduzioni. Che possono essere trovate nelle fiere (Lucca e Napoli) oppure richieste direttamente a me (paolo.parisi1980@libero.it).

     Leggi fumetti? Se sì cosa?

     Degli americani amo il già citato Mazzuchelli, Eisner, Burns, Sacco, Crumb. In Italia le mie letture vanno da Magnus, Igort, a Semerano, Bacilieri. E una marea di altri autori italiani e non. Mi vengono in mente Ribichini, Petrucci, Scozzari, Ghermandi, Gipi, la rivista Inguine. E ancora Talbot, Spiegelman, Blain, Sfar, Tardi, lo spagnolo Max, Clowes, Chester Brown. Come puoi vedere leggo autori tra loro diversissimi.

     La classica domanda di Comics Code: quali sono le tre opere che non dovrebbero mancare nella libreria di un appassionato?

     MAUS di Spiegelman, UNA BALLATA DEL MARE SALATO di Pratt, CONTRATTO CON DIO di Eisner. Può sembrare un'ovvietà ma sono fondamentali.

 

 

 

 

 

fai click sulle immagini per ingrandirle