Dalle stalle alle stelle:
Intervista a Rags Morales
by Simone
Satta
Innanzitutto,
ciao Rags! Non molto del tuo lavoro ha visto la luce in Italia.
Vuoi presentarti ai lettori italiani?
Ciao
Italia! È un piacere fare la vostra conoscenza. Sono
in questo campo da 16 anni e ho lavorato per diverse case
editrici.
Partiamo
dall'inizio. Molti ti considerano un novellino, ma tu in realtà
hai esordito nel 1989, sulle pagine Forgotten Realms
(TSR). In seguito hai lavorato principalmente per la Valiant,
a parte una piccola parentesi su Black Condor (DC).
Vuoi parlarci un po' di questi primi anni della tua carriera,
e in particolare della tua esperienza alla Valiant?
Ho
esordito nel campo dei fumetti nel Febbraio del 1989. Barbara
Kesel era l'editor della TSR/DC, una linea di fumetti fantasy,
e mi concesse la mia prima opportunità affidandomi
i disegni di Forgotten Realms, su testi di Jeff Grubb.
Jeff scriveva romanzi per la TSR, oltre a lavorare allo sviluppo
dei giochi che la compagnia produceva. Mi ricordo che ero
pieno di idee e di teorie su come affinare il mio stile, e
i fumetti fantasy erano per me il luogo ideale per sperimentare
senza avere la pressione di dover disegnare un certo tipo
di eroe o di personaggio. È stato divertente e ho davvero
apprezzato quel periodo, anche se per tutto il tempo sognavo
di avere una chance con qualche personaggio importante, come
Batman, perché non si deve costruire solo il proprio
stile ma anche il proprio pubblico. Con un proprio seguito
si può esistere al di là del proprio lavoro.
Dopo che la partnership fra TSR e DC si concluse, mi trovai
a cercare lavoro e Mike Gold mi offrì Black Condor,
con Bryan Augustyn ai testi. Black Condor, come Starman, The
Ray e Sandman, era un personaggio degli anni '40 che la DC
cercava di reinventare nell'ottica degli anni '90. pensavo
che Black Condor fosse un personaggio dal grande potenziale,
ma la sua serie durò solo 12 numeri. A quell'epoca
stavo anche lavorando, sempre per la DC, per la linea Impact,
che consisteva nel rilancio della vecchia linea supereroistica
dell'Archie Comics. Disegnai 4 numeri di The Mighty Crusaders.
Fu allora che qualcuno iniziò ad accorgersi che avrei
potuto cavarmela con i supereroi, ma il mio contratto con
la DC era in scadenza e alla Valiant Comics avevano già
il mio nome sul taccuino delle persone che volevano assumere.
Credo fosse il Dicembre del
1992 quando passai alla Valiant, e lì l'energia era
contagiosa. Il boom delle vendite era agli inizi e le piccole
compagnie come la Valiant facevano sentire alla grande la
loro voce. La Valiant aveva acquisito i diritti dei vecchi
personaggi della Gold Key come Solar e Magnus, ma stava anche
sviluppando dei personaggi suoi come Shadowman, Archer and
Armstrong, The Eternal Warriors, X-O Man of War, Harbinger,
ecc. Mi offrirono un vecchio personaggio della Gold Key, Turok
Dinosaur Hunter. Raccoglievo l'eredità di Bart Sears
che a quel tempo era già considerato un grande talento.
Seguire la linea tracciata da Bart sarebbe stata dura e non
sarei riuscito a reggere il paragone. Lui era al top della
sua carriera mentre io ero agli inizi, perciò mi impegnai
al massimo e dopo un po' di tempo riuscì a fare mio
il personaggio. In un certo senso entrai dentro di lui. Lessi
diversi testi sui nativi americani e lungo la strada scoprii
di avere sangue indiano dalla parte di mia madre. Comanche,
Apache e Aztechi misti alla mia già familiare eredità
Borica (Portoricana). Anche Jurassic Park e Balla
coi Lupi erano film molto popolari a quel tempo e io riversai
il tutto nelle pagine di Turok. Presto il mio stile
si evolse verso la linea tracciata da Alberto Giolitti nel
suo lavoro sul personaggio negli '60. Usavo più neri
pieni e meno tratteggi e mezzi toni. Ci furono alti e bassi
alla Valiant che dopo un po', quando il boom iniziò
a dare segnali d'implosione e i capi della Valiant decisero
di vendere tutto, divenne la Acclaim Comics. Mi feci molti
amici ed uno in particolare, Tony Bedard, avrebbe finito per
essere determinante per il mio ritorno sulle scene dopo che
il mio contratto con l'Acclaim terminò e non riuscivo
a trovare lavoro.
A
un certo punto ti sei trovato addirittura senza lavoro. Come
può succedere che uno dei disegnatori più apprezzati
del momento venisse ignorato dalle varie case editrici?
Quando
il boom cessò le piccole compagnie chiusero, come anche
molte fumetterie, e le major tagliarono diversi fra quei titoli
extra che in precedenza vendevano bene. Ci fu un sacco di
gente che dovette trovare altri modi di sbarcare il lunario
perché non aveva altra scelta. Ovunque tu chiamassi,
ti sentivi dire la stessa cosa: "siamo spiacenti, non
abbiamo niente per lei in questo momento, ma la terremo presente.".
Riuscì a ottenere un piccolo lavoro dall'Acclaim ma
niente più, così chiamai il mio vecchio amico
Jeff Grubb. Jeff mi parlò di alcune opportunità
che avrebbero potuto interessarmi. Feci alcuni lavori per
Dragon Magazine e Dungeon Magazine. La Big Entertainment,
di cui Jeff era socio, stava commissionando alcuni lavori
per Testament of the Dragon di Margaret Weiss e I-botics
di Isaac Asimov. Realizzai alcune illustrazioni a penna e
ad acquerello per entrambi i libri. Ma non riuscii a trovare
niente di stabile e così finii ad insegnare anatomia
in una scuola professionale del luogo.
Alla fine feci una telefonata
al mio vecchio amico Tony Bedard, per vedere come stessero
lui e la sua famiglia e per parlare di lavoro. Qualche giorno
dopo Tony mi richiamò e mi disse di essere l'assistente
editor di Dan Raspler. Chiesi a Tony se avesse potuto dare
un'occhiata in giro per me e vedere se ci fosse qualche lavoro
disponibile. Tony fu gentilissimo nel presentare il mio lavoro
in giro e nel cercare di suscitare l'interesse degli editor
nei miei riguardi, ma non ci fu alcuno sviluppo. Alla fine
Tony mi parlò di una nuova serie che volevano realizzare
chiamata Hourman. Gli dissi a che sarei stato perfetto per
quello (in realtà, in questo campo, tutti noi pensiamo
di essere in grado di fare qualunque cosa) e assillai Tony
e Dan finchè mi affidarono una storia di prova per
un Secret Files, "JLA in Crisis" (chi
avrebbe mai detto a quel tempo che io e la parola "Crisi"
saremmo diventati sinonimi?). Mi diedero quella possibilità
e passai dalla condizione di oggetto oscuro dell'albo ad essere
la sua luce più luminosa. Iniziai a lavorare così
sulla serie e mi feci in quattro cercando di fare in modo
che funzionasse, oltre a superare il mio precedente record
di 19 numeri sulla stessa testata (Forgotten Realms)
con i 20 numeri di Hourman.
Il
primo punto di svolta della tua carriera è stato senza
dubbio Hawkman, su testi di Geoff Johns.
È stata la tua prima occasione di farti conoscere dal
grande pubblico. Cosa vuoi dirci di questa esperienza? Come
è stato il tuo approccio al personaggio? E lavorare
con Geoff?
Ho
davvero amato la natura arcaica dell'Hawkman di Geoff. Per
me fu come se tutto ciò avevo fatto in precedenza fosse
tornato al punto di partenza. Personaggi con le ali, la Storia,
il fantasy e il genere supereroistico confluirono tutti in
Hawkman. Il mio unico grande merito fu fare in modo
che il suo costume cambiasse di continuo e questo dava un
senso maggiore a un personaggio che aveva vissuto per migliaia
di anni. Volevo anche mostrare un personaggio che avesse facesse
ampio uso di armature perché per me è questo
che identifica un personaggio come un guerriero, molto più
di quanto faccia un'arma.
Geoff è uno di quegli
scrittori che la gente studierà per gli anni a venire.
Ha tutto ciò che dovrebbe avere uno scrittore. Rispetta
la storia e la continuity dei personaggi, crea interessanti
cast di comprimari, non dimentica mai che di lavorare su un
fumetto e su un mezzo visivo, ed elabora senza sosta i migliori
cliff-hangers che abbia mai visto. Come se non bastasse è
una persona di grande modestia e non solo vuole sentire i
suggerimenti del disegnatore, ma li mette anche in pratica.
Geoff è un ragazzo d'oro, e negli anni è diventato
un buon amico.
Hawkman fu in effetti
il mio vero "debutto in società", dopo qualcosa
come 13 anni di carriera.
Il
vero punto di svolta è stato però il tuo lavoro
su Identity Crisis. Come è nato il tuo coinvolgimento?
Cosa hai pensato quando per questo progetto, uno dei progetti
più ambiziosi della DC degli ultimi anni, sei stato
scelto tu rispetto a disegnatore non più bravi, ma
sicuramente più blasonati?
Brad
Meltzer, lo scrittore, aveva una rosa di nomi con i quali
avrebbe voluto lavorare su Identity Crisis. Vide come avevo
caratterizzato The Shadow Thief (il Ladro Fantasma) nel numero
17 di Hawkman e disse "è il mio uomo".
Gli era piaciuto il mio approccio e le mie idee sul personaggio,
così ottenni l'incarico. Ero in cerca di qualcosa di
diverso dopo 21 numeri di Hawkman, e Identity Crisis
era disponibile. In questo campo la fortuna gioca un ruolo
molto importante.
Dopo alcune conversazioni telefoniche
io e Brad capimmo subito che questo progetto alla fine sarebbe
riuscito alla perfezione , era solo una questione di fare
entrambi il nostro lavoro. Dopo aver letto il secondo numero,
- la DC si diede un gran daffare per tenere segreta l'identità
dell'assassino, tanto che mi spedivano gli albi uno alla volta
- avevo già capito che Identity Crisis sarebbe
stato il primo momento veramente importante della mia carriera.
Ero tremendamente eccitato.
Come
è stato disegnare gran parte dei personaggi della DC,
fra i quali icone come Superman, Batman e gli altri membri
della JLA? Cosa vuol dire disegnare così tanti personaggi
stando attento che ognuno sia in qualche modo "unico"?
C'è un personaggio in particolare che ti è piaciuto
disegnare e su cui vorresti tornare a lavorare?
A
conti fatti, ho potuto dire la mia sui personaggi della mia
infanzia. E non avrei potuto essere più felice. Alcuni
sono venuti fuori abbastanza facilmente, come Freccia Verde,
ma per determinate ragioni ho avuto più difficoltà
con alcuni, come Superman. In realtà non ho cercato
di fare in modo che fossero "unici", ho più
che altro provato a catturare l'essenza di ogni personaggio.
Sono andato per gradi, attraverso tentativi falliti ed altri
riusciti.
Quanto
è importante per te l'apporto di Michael Bair con i
suoi inchiostri? Io penso che siate una delle coppie artistiche
più valide del mercato.
Molto
importante. Mike Bair ed io lavoriamo bene insieme perché
condividiamo lo stesso punto di vista e abbiamo praticamente
gli stessi interessi artistici. Intuisce ciò che voglio
da lui e risponde in una maniera che denota la sua genialità.
È un artista straordinario, che si è trovato
a fare l'inchiostratore perché non era soddisfatto
di come gli altri inchiostrassero il suo lavoro. Col tempo
diventeremo sinonimi, come Jack Kirby e Joe Sinnot, se già
non lo siamo. Un prezioso compagno di lavoro e un buon amico.
Rags
è un soprannome, vero? Perché ti fai chiamare
così e come è nato questo nomignolo?
Alla
scuola d'arte dovevano realizzare una striscia quotidiana.
Era un esercizio di scrittura e siccome si suppone che uno
scriva di ciò che conosce, raccontavo come fosse per
un giovane artista cercare di venire pubblicato. Cos'altro
si suppone possa conoscere un ragazzo di 19 o 20 anni? Lo
chiamai "Rags to Riches" (parafrasando, "dalle
stalle alle stelle", ndr) e il protagonista si chiamava
Rags. Decisi che sarebbe stato divertente avere uno pseudonimo.
Ora
stai lavorando su Wonder Woman. Cosa vuoi dirci di
questo tuo ultimo impegno? Quali sono, se ci sono, i disegnatori
a cui ti ispiri fra gli artisti passati della serie?
Come
ho detto prima, cerco di catturare l'essenza del personaggio
e così ho preso in esame Harry G. Peter, il disegnatore
originale di Wonder Woman. Poi ho cercato di capire
chi avesse reso maggior giustizia al personaggio in tempi
recenti e la scelta è caduta su Adam Hughes. Combina
a questi due nomi un po' di Gorge Perez e di Phil Jimenez
e la mia ex moglie per il tipo di fisico e di viso e otterrai
la mia Wonder Woman.
Che
tipo di feedback hai con l'attuale scrittore della serie,
Greg Rucka? Come nasce e cresce un vostro numero di Wonder
Woman?
Greg
Rucka scrive storie straordinarie incentrate sui personaggi
e soggetti interessantissimi, ma affida all'artista il compito
di interpretare le sue storie per lui. Lui pensa che l'artista
sia il più visionario del team creativo, così
suppongo sia la sua idea del nostro lavoro. Sto apprezzando
il tempo che passo con Greg, vuole discutere del mio punto
di vista e spesso gli sono piaciuti i miei cambiamenti e i
miei suggerimenti. Il trucco è mantenere vivo lo spirito
della storia. Credo fermamente che il disegnatore sia l'analogo
del regista per un film. Il nostro lavoro consiste nel mostrare
al pubblico la storia nella sua luce più brillante.
Puoi
darci qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?
Non
sono sicuro di poterti dire niente se prima non mi autorizzano.
Quali
sono i tuoi modelli?
C'è
ne sono troppi per elencarli tutti. Il mio primo amore, per
quanto riguarda i fumetti, è stato Neal Adams seguito
da John Buscema, Jim Aparo, Michael Golden e Jose Luis Garcia
Lopez. Poi per un periodo mi interessavano solo gli illustratori,
come Frank Frazetta, Norman Rockwell, Windsor McKay, Charles
Dana Gibson, Joseph Clement Coll, Howard Pyle e N.C. Wyeth.
Penso che il mio stile possa
essere definito un misto di Michael Golden, Frank Frazetta
e Norman Rockwell.
Come
è strutturata la tua tipica giornata lavorativa?
Mi
desto dal mio sonno e io e le mie tante amanti togliamo i
petali di fiori dalle mie lenzuola di raso. Il mio servitore
mi dà il benvenuto con un cappuccino e subito dopo
vengo condotto nella stanza da bagno dove 4 vergini mi accolgono
e mi fanno il bagno. Una volta lavato mi concedo uno splendido
massaggio ad opera di Ingrid, la mia sensuale massaggiatrice
svedese. Dopo vengo vestito e portato in gondola lungo il
fiume Delaware fino al mio studio situato fra le colline della
Pennsylvania. Qui io le mie 20 assistenti, scarsamente vestite,
facciamo i fumetti che voi tutti potete vedere.
Puoi
descriverci il tuo approccio a una storia e alla singola tavola?
Innanzitutto
leggo quante vignette sono previste per ogni pagina e cerco
di capire quali necessitano di maggiore spazio per i dialoghi
o per motivi di atmosfera. Poi provo a zumare avanti e indietro
per tutta la tavola e uso i rettangoli delle vignette per
cercare di visualizzare i miei pensieri. Larghe vignette orizzontali
per il movimento o l'atmosfera, vignette strette per i momenti
di riflessione e di introspezione, e vignette quadrate per
le scene ad effetto. Generalmente inizio una tavola dalla
terza vignetta e provo a disegnare una sequenza in tutto 2
o 3 volte.
Leggi
ancora fumetti? Cosa?
Non
leggo molti fumetti, ma amo Plastic Man di Kyle Baker,
e penso che New Frontier di Darwyn Cooke sia splendido.
In genere leggo ciò che vedo maggiormente affine con
il lavoro che sto svolgendo, e occasionalmente qualche storia
che di volta in volta ritengo possa essere interessante.
La domanda imprescindibile di Comics Code. Quali sono secondo
te le tre opere a fumetti che non dovrebbero mancare nella
biblioteca di un appassionato?
Qualcosa
di Alan Moore, Identity Crisis e Kingdom Come.