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Cogliere un'epoca attraverso il fumetto:
intervista a Gabriel Bá e Fabio Moon
di Wilson Vieira (supervisione e adattamento di Emiliano Longobardi)

 

     Perchè Moon e Bá?

     GB - Bá è un nomignolo che ho da bambino, perchè Fábio non sapeva pronunciare la lettera "G", allora diceva Babiel, Babinho e Bá. Moon è stato molto più tardi, nella fanciulezza, nello scoprire le donne, una cosa da bigliettini d´amore segreti che ha preso e è rimasto.

     FM - Proprio così. Penso che, nel bene o nel male, questi "nomi artistici" ti avvolgono e rimangono sulla bocca delle persone.

     Quando è nata la vostra passione per i Fumetti?

     GB - Da bambini, abbiamo sempre letto molti fumetti. Non sceglievamo, leggevamo tutto quello che ci capitasse per le mani, da Mônica e Disney, o i supereroi fino a Moebius e Manara, fino ad arrivare a Fradim, Chiclete com Banana e Piratas do Tietê. Tutto questo proprio da piccini, perchè a nostra mamma sono sempre piaciuti fumetti e li legge ancora oggi.

     FM - Penso che questa roba di leggere di tutto, ci ha dato l'idea che qualsiasi storia poteva essere raccontata a fumetti, e questa insistente scoperta di nuove storie ci ha nutrito negli anni.

     Avete avuto un modello? Seguite le orme di qualche idolo?

     GB - A me sempre è piaciuto l'universo dei personaggi di Laerte, che ho conosciuto dal Chiclete com Banana negli anni 80. Per me, è sempre stato il migliore disegnatore nazionale, riuscendo a tradurre con semplicità gli scenari più complessi e le emozioni più profonde. Un vero poeta che mai smette di stupirmi. Mi piacciono anche molto gli americani Frank Miller e Mike Mignola, che dopo avere lavorato per molti anni nell'industria dei supereroi, hanno creato ognuno il proprio universo e hanno potuto arricchire il proprio stile, sia per quanto concerne i disegni che le storie. Penso che i due abbiano cambiato il mercato americano dei fumetti per quel che riguarda i limiti del disegno e l'uso di luci e ombre per dare emozione alle storie.

     FM - Penso che Will Eisner abbia avuto, insieme con Laerte, l'influenza più grande. Non soltanto per i disegni dei due, ma anche per l'universo urbano che conosciamo così bene, per le storie di persone come tutti noi, che troviamo nelle strade e per cui ci appassioniamo. Penso che loro due seguano percorsi ideali per l'artista che ha qualcosa da dire sul mondo, qualcosa che lui dice nelle proprie storie ed è proprio questo ciò che ho sempre voluto fare.

     Cosa vi seduce di più: l'immagine, il soggetto oppure la storia?

    GB - Penso che molti disegnatori comincino appassionati dal disegno e questo è successo anche a me. In ogni caso, non ho mai pensato in essere soltanto un disegnatore, perchè ho sempre pensato in termini di avventure e storie. Oggi vedo che la storia è, molte volte, più importante del disegno, visto che non basta disegnare bene una storia e mantenere una sceneggiatura debole. Per questo sto molto più attento con le storie che raccontiamo.

     FM - Quello che mi ha sempre attratto è stata la storia, però non soltanto le parole, i testi. L'attrazione è dovuta al come si racconta la storia, ci vuole una fusione fra il testo e l'immagine. Si può anche giocare con le immagine assieme il testo, è la poesia dei fumetti.

     Volete pubblicare in Europa?

     GB - Vorremmo tanto arrivare al pubblico europeo con le nostre storie, pur non sapendo molto quali siano le vie da seguire, perchè i mercati sono tanti, uno diverso dall'altro e non conosciamo bene le varie case editrici. La Devir, etichetta che ha pubblicato il nostro ultimo volume in Brasile, ha delle filiali in Portogallo e quindi il nostro album sarà venduto lì. Loro hanno anche una filiale in Spagna, e forse sarà apprezzato anche là.
Il nostro volume Meu Coração Não Sei Por Que, pubblicato in Brasile (2001), è stato pubblicato anche negli Stati Uniti (2004) con il nome Ursula e ha richiamato l'attenzione di una casa editrice italiana, forse uscirà questo anno là (il volume omonimo è uscito recentemente per Lain ed è recensito questo mese su Comics Code, N.d.R.).

     FM - Stiamo cercando case editrici che vogliano pubblicare nostre storie in Europa, perchè crediamo di parlare di cose universali a che possano piacere a tutti. Tutti si appassionano, tutti soffrono, tutti rimangono con un mal di testa dopo una grande bevuta.

     Che accoglienza hanno avuto i vostri lavori negli Stati Uniti?

     GB - Quando abbiamo iniziato a mostrare il nostro lavoro più autoriale invece di cercare lavoro come disegnatori, abbiamo iniziato a ricevere maggiori attenzioni dagli editori e dagli artisti alla San Diego Comicon, convention alla quale partecipiamo sempre da 8 anni. Grazie a questo, siamo riusciti ad avere un invito per partecipare della antologia Autobiographix della Dark Horse (volume prossimamente pubblicato in Italia da Kappa Edizioni, N.d.R.) e abbiamo pubblicato il nostro libro Ursula tramite la AiT/Planet Lar. Le vendite di Ursula vanno benissimo e abbiamo buone notizie, dal pubblico e della casa editrice.
Vogliamo un posto al sole per le nostre storie e questo necessiterà di tempo, ma non abbiamo fretta. Vogliamo fare un lavoro ben fatto.

     Come vedete la situazione del fumetto in Brasile?

     GB - Ci sono molte persone con voglia di fare fumetti in Brasile e gli autori cercano di raccontare storie più personali e con serietà, scappando un po' via dal genere umoristico che regna nel panorama brasiliano. Le case editrici appoggiano di più gli autori che si distaccano maggiormente dalla tradizione e pubblicano una varietà maggiore di materiale straniero, cercando di raggiungere un pubblico più adulto ed uscendo del stereotipo di supereroi. Tuttavia, è tropo poco, perchè le vendite sono poche e viviamo in un Paese con un livello molto alto di analfabetismo e poca cultura della lettura.

     FM - Stiamo attraversando una fase di transizione. Il mercato che ricordiamo, quello delle riviste diffuse in edicola e a grande tiratura, non esiste più. Il nuovo mercato, degli albi di fumetti per le librerie, fino adesso non è diventato ancora un'abitudine fra i lettori. Così, non hanno ancora l'abitudine di cercare il fumetto dove ora si trova, e proprio questo rende troppo pigro il mercato.
E' necessario che l'autore abbia molta calma e vada avanti col suo lavoro, aspettando che il lettore riesca a trovarlo.

     A voi piace maggiormente fare storie lunghe oppure brevi?

     GB - Ogni storia comporta delle sfide, alcune hanno bisogno di essere brevi, altre hanno bisogno di molte tavole per essere raccontate. Vorremmo realizzare una serie in cui il lettore potrà accompagnare l'evoluzione di un personaggio, il dramma della sua vita, le sue conquiste e sconfitte. Soltanto in una storia lunga si possono sviluppare queste caratteristiche.

     FM - A me piacciono di più le storie lunghe, mi piace lo sviluppo dei personaggi, con lo scorrere della storia, mi piace raccontare una storia in capitoli. Mi piace la sensazione dei piccoli finali, capitolo dopo capitolo, che mi ha fatto crescere nella lettura dei grandi libri.

     Quale importanza ha avuto, nel vostro lavoro di fumettisti, avere studiato Belle Arti?

     GB - All'università abbiamo imparato la storia delle Arti e come loro siano il riflesso di ogni epoca, cosa abbia fatto cosa abbia significato ogni artista. abbiamo studiato le tecniche e ramificazioni artistiche diverse che ora, anche se non usate direttamente, offrono maggiori strumenti per realizzare i nostri disegni ed affinare il nostro stile. Non si può rimanere chiusi nel mondo dei fumetti, c'è bisogno di vedere il mondo e riuscire tradurre cosa si vede nella tavola, la facoltà di Belle Arti ci ha insegnato a vedere il mondo.

     FM - Con l'università, tu impari a ragionare sulla personalizzazione del tuo lavoro, del tuo stile. Studi lo sviluppo della rappresentazione, l'evoluzione del linguaggio artistico, e questo è il bagaglio che porti nel fumetto.

     Seguite il panorama fumettistico internazionale? Quale sono le vostre impressioni sulla Nona Arte?

     GB - Non seguiamo da vicino cosa sta succedendo nel mondo per mancanza di tempo e impegno nel ricercare meglio questi materiali. Ogni mercato è molto diverso dall'altro e la lingua rimane sempre un ostacolo. Seguiamo su internet le notizie sui nuovi fumetti e sulle mostre, però non andiamo tropo in fondo. Penso che siamo troppo impegnati nel fare bene le nostre storie e, quando arriverà il momento di vedere le altre cose, vedremo. Come ho già detto prima, l'Arte è un riflesso di un'epoca e per me è più interessante l'epoca in cui viviamo e il vedere e il trattare ogni cosa in una maniera diversa.

     FM - Penso che i fumetti nel mondo siano migliorati con gli anni. Penso che la tendenza, sia in Europa, che negli Stati Uniti che in Giappone, non sia più di stabilire la qualità grafica di un fumetto, questa sfida è stata già vinta. Penso che oggi gli autori vogliano più raccontare storie che possano resistere nel tempo, e penso che sono qui non soltanto per intrattenere, ma per registrare un'epoca, un pensiero, un sentimento.

     Domanda classica di Comics Code. Quali sono le tre opere a fumetti che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato?

     FM - Akira, Corto Maltese e Bone.

     GB - Lone Wolf and cub, Watchmen e Sin City.

 

 

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