La Linea Sottile:
Intervista ad Ivan Manuppelli
di Antonio Solinas
Come è nato il tuo interesse nei confronti del fumetto e quali sono state le tue prime esperienze?
Ciao, Antonio. Ho iniziato a interessarmi alle immagini fin da quando ero bambino. Il mio primo fumetto di sempre non è stato Topolino, ma Alan Ford. Mio padre aveva collezionato da ragazzo tutti i primissimi numeri di Magnus&Bunker. Adoravo la fisionomia dei poveracci del Gruppo TNT, e quell’atmosfera alla “brutti, sporchi & cattivi” avrebbe segnato anche il mio modo di disegnare fumetti e ambientare le mie avventure.
Certo, non sapevo ancora leggere le storie, perciò capivo quello che volevo capire guardando le immagini. Ma quegli straccioni hanno segnato per sempre il mio immaginario di bambino: se mi chiedevano di disegnare mamma & papà, ad esempio, li facevo entrambi con un naso spropositato alla Bob Rock.
La mia prima esperienza? Ma ti riferisci all’autoproduzione? La mia prima forma di autoproduzione, se ti interessa, è stata “le avventure anticlericali di Grunewald”, una stronzata colossale disegnata malissimo quando ero al secondo anno di liceo. Però era anticlericale, e il fatto che l’avessi distribuita clandestinamente all’Università Cattolica di Milano mi aveva dato un briciolo di gloria nell’auletta degli studenti di sinistra. Ho smesso di disegnare questo personaggio perché, puntualmente, ogni volta che mi mettevo a schizzarlo o a progettare nuove avventure troncavo con una ragazza. Era matematico, portava una sfiga madornale.
Come è nata l’idea di The Artist, e quale è il gruppo che anima la rivista?
The Artist è nata per lo stesso motivo per cui nascono tutte le autoproduzioni. Lo sai meglio di me, il mercato del fumetto non lo decidono i lettori (come ci si fa credere), ma gli editori che rischiano il meno possibile e il più delle volte propinano al pubblico niente di così veramente radicale.
Autoprodursi, vuol dire saltare tutti i passaggi intermedi e rivolgersi direttamente da autore a lettore. Certo, devi praticamente sopportare tutto da solo. Ma hai il vantaggio di essere assolutamente libero.
Vedi, l’essenza dello spirito di The Artist sta forse in una vignetta di Robert Crumb realizzata per promuovere Zap Comix: in un angolo di San Francisco, il signor Crumb e la moglie vistosamente incinta, per mezzo di una carrozzina da neonato piena dei loro fumetti, cercano di racimolare qualche spiccio vendendo Zap ai vari hippies e sciroccati che passano per la strada. Questo è autoprodursi!
Il gruppo che anima The Artist è parecchio pittoresco. Ci sono gli autori di fumetti, e alcuni di questi sono gli stessi che animarono la scena underground americana negli anni sessanta-settanta: Ted Richards, Robert Armstrong, Foolbert Sturgeon, Bill Griffith… ci sono poi gli italiani Paolo Bacilieri, Rosenzweig, Ponticelli, Squaz, Zattera, Vecchiato, Giuliano Aloisi, Caretta, Mangosi, Geremia Moscatelli, Storai, Sergio Ponchione, Matteo Guarnaccia, Max Capa etc etc…
Ci sono anche le vecchie colonne come Carlo Peroni e Osvaldo Cavandoli, e saltuariamente al duo si aggiunge anche Bruno Bozzetto. E poi c’è la redazione ambulante, gli artisti di strada che curano i vari editoriali. È bello sapere di avere anche loro dalla nostra: il menestrello Franco Trincale, il burattinaio trotzkista Adrian Bandirali e quel settantenne visionario di Filippo Auti, che si è fatto conoscere negli anni per i suoi grotteschi monologhi a cielo aperto (il suo tormentone parla di una combutta criminale tra Wanna Marchi, Craxi, Berlusconi, Mussolini e Padre Pio). In una delle recenti fiere di fumetto, per promuovere l’uscita degli Acid Test, ci siamo presentati proprio con lui come guest star. È stato bellissimo: ce lo vedi un vecchio visionario artista di strada in un hotel a cinque stelle? Al banchetto si è messo a urlare: “comprate The Artist, l’unico giornale che vi svela i rapporti sessuali di Padre Pio!”
Volevano cacciarci. L’organizzatore della fiera non sapeva come gestire le lamentele delle signore indignate. Aha!
E quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato?
I soldi.
Ora come ora ne sto cercando un sacco per stampare come si deve il colossale numero speciale intitolato “Tutto quello che avreste voluto sapere su The Artist e non avete mai osato chiedere”. Ci si deve inventare i lavori più svariati per racimolare qualcosa, ed io non sono bravo né a vendere nè a vendermi. Quindi, da come puoi capire, tra il fare la fame e l’essere il direttore di The Artist corre una lunga linea sottile sottile.
Come è distribuita The Artist? Puoi dare qualche recapito email per chi volesse comprare i numeri della rivista?
Certo!
felicman@tiscali.it e lagoladipuck@email.it . Scrivete ad entrambe, che a turno una funziona bene e l’altra no.
L’approccio di The Artist è molto diverso da molto di ciò che esce in edicola ed in libreria. Vi spaventa questo?
Hai ragione, The Artist è diversa da quello che gira nelle edicole… ma non credo che sia così radicale per non poter essere venduta anche lì. Non mi spaventa l’andazzo attuale dei fumetti, magari mi fa incazzare…dai, negli anni siamo passati da Il Male alle Winx! è questa la nostra evoluzione? Dov’è finita la voglia degli editori di rischiare?
Mi fanno ridere gli addetti al settore che si documentano, guardano che cosa piace al pubblico, creano dei mostri a tavolino e poi li testano sulla massa… magari sono preparatissimi, sanno che cosa piace in Francia, negli Usa, in Giappone, in Groenlandia….ma quante seghe mentali! Per fare qualcosa di artisticamente buono bisognerebbe fottersene di cosa va o non va di moda. Le mode non esistono. Prendi una cosa, qualsiasi cosa, e sarà la più venduta se la pubblicizzi bene. Anche un numero di The Artist può fare i miliardi, tanto per capirci…
Se le televisioni propinano il linguaggio visivo degli anime, è normale che la gente sia orientata a comprare qualsiasi tipo di manga. È assolutamente normale. Se crei qualcosa sull’attuale scia di vendite ti può andare bene, ma non otterrai niente di più dell’ennesimo clone sul mercato. Se fai qualcosa di veramente diverso, invece, e lo sai vendere bene come gli editori sanno fare, hai la possibilità di guadagnare soldi e allo stesso tempo di portare a casa anche un po’ di avanguardia artistica. Che non farebbe male.
“In un mercato in cui tutti si improvvisano editori era inutile mettersi ad imitare i fumetti degli altri. Uno fa un albo di successo per adolescenti, e tutti gli altri iniziano ad imitarlo. Questo fino a quando il mercato non si satura e collassa. Dovevamo trovare un nuovo modo di fare fumetti, così che sarebbero stati gli altri a doverci imitare”.
Queste sono parole di Al Feldstein, quando parlava del suo primo incontro con l’illuminato Editore Gaines della casa editrice EC, più di mezzo secolo fa. Ora il signor Feldstein, il defunto Gaines e l’EC Comics sono entrati nell’Olimpo dei fumetti. La loro roba è stata un marchio indelebile e viene tuttora letta e imitata in tutto il mondo. Per dire…
Che tipo di pubblico cercate?
No, non cerco nessun tipo particolare di pubblico. Ci sarebbe il rischio di fare una cosa elitaria, non trovi?
The Artist è una delle pochissime realtà in Italia ad avere presentato interviste ai grandi disegnatori underground statunitensi. È stato facile entrare in contatto con gente notoriamente riservata e schiva come Crumb? Avete aneddoti particolari, in questo senso?
Ti ringrazio.
Robert Crumb non l’ho mai contattato. Ci ho provato, è uno dei miei miti. Ma niente da fare, è troppo schivo e lo capisco. Da quello che ho letto di lui, non mi sembra un uomo che si prenda troppo sul serio. Persino la definizione di fumettista underground gli sta troppo stretta, figurati quella di artista a tempo pieno che rilascia interviste… annullerebbe il suo personaggio nichilista, cinico e scanzonato che si è creato negli anni…
Per me è il top, mi ha praticamente insegnato a disegnare. E lo difenderei sempre, qualsiasi cosa facesse.
Per quanto riguarda gli autori che ho contattato, invece, tutto tramite e-mail.
Con molti di questi ho cercato di mantenere dei buoni rapporti, tant’è che i vari Ted Richards, Foolbert Sturgeon, Bill Griffith, Robert Armstrong e Mike Diana continuano a pubblicare sulle nostre pagine.
Un grande amico è per me Hunt Emerson, che come sai è venuto a Roma l’anno scorso in occasione di Romacartoon. È stato bellissimo, ha disegnato e suonato con noi.
Anni fa, per ringraziarlo della storia Zombie Chicken (che realizzò per il nostro speciale horror CreepArtist), gli spedii la copia con i miei ringraziamenti e un pollo di gomma come compenso. Mi ha risposto euforico scrivendomi che ne aveva davvero bisogno: anche Gilbert Shelton ne teneva uno sulla scrivania!
Ora Hunt Emerson ha appena finito di disegnare una storia con la nostra mascotte Puck che rapina il jazzista Max Zillon. È una storia di 5 pagine disegnata da dio e che verrà pubblicata sul prossimo numero speciale.
Anche su Mike Diana ho un piccolo aneddoto. L’anno scorso gli chiesi una sua versione di Puck il Nano (la nostra mascotte) per la mostra Hey Puck!, organizzata dal centro sociale Cox 18. Lui si sbagliò e spedì la sua versione a quelli di Lamette, che pubblicarono così sull’editoriale della loro testata il nostro nano nudo che urlava “Puck you!”. Poi Mike si rese conto dell’errore, e ce ne mandò un altro che alla fine fu quello che esposi. Il caro vecchio Mike Diana.
In un’epoca in cui (e qui credo che Internet abbia le sue colpe) molti esordienti crescono con l’idea del guadagno prima del piacere di disegnare, voi portate avanti un’idea molto più libera, in cui uno dei cardini è il concetto di jam con altri artisti. Vi sentite “datati” o naif, per questo?
Ehehe. Ce l’hanno detto di essere datati, ma me ne frego. Il mondo del fumetto non ha troppi soldi che circolano, lo sappiamo tutti. Chi in questo settore pensa prima a quelli, e poi a tutto il resto, fa un compromesso che personalmente non mi piace. Ma sono scelte, e magari sono proprio io quello che si sbaglia… Fa conto che ogni numero di The Artist riesce a malapena a finanziare quello successivo… non so se siamo datati o naif, quel che è certo è che non siamo i più furbi…
Puoi fare un bilancio della vostra attività? Quali sono state secondo voi le cose migliori e quali gli errori da evitare?
Beh, non so dirti che cosa io abbia fatto di giusto o di sbagliato con la mia rivista. Una cosa certa è che non ripeterò mai l’errore che vi sto per raccontare. Anni fa, in occasione dell’uscita dello speciale horror CreepArtist, avevo organizzato una mostra di originali in un centro sociale. Mi serviva assolutamente un porta riviste, hai presente quelli che si usano per le pubblicazioni gratuite di annunci? Ecco, io e altri due fumettisti avevamo in mente di rubarne uno per poterlo portare alla mostra, e vendere così i nostri giornali in una maniera dignitosa. Bene, adocchio un’agenzia immobiliare che ha proprio uno di questi espositori a portata di furto, al di fuori della vetrina del negozio. Il piano è semplice: rubarlo al volo e scappare sul primo tram. Ma non appena prendo quel maledetto pezzo di ferro, appare il gestore del negozio (un energumeno con delle vene giugulari grandi come polsi) e inizia a inseguirci urlandoci dietro. Io corro il più veloce possibile, tendendo l’ingombrante porta riviste tra le braccia. Incrocio il tram, ma quello stronzo di autista non mi apre la porta. Non ho neanche il tempo di imprecare che il gestore del negozio è alle mie spalle e mi strappa il portariviste dalle braccia e inizia a scagliarlo sulla schiena dei miei collaboratori, che iniziano a scappare . Il tizio se l’era presa a cuore, a quanto pare. L’inseguimento continuava e tutti e tre stavamo veramente crepando dal ridere a pensare all’assurdità di quella scena. Dall’altra parte della strada c’erano le nostre ragazze, che assistevano divertite allo show. Io le avevo detto: “Tranquille, sarà una cosa facilissima. Prendiamo e arriviamo”.
Da quel giorno, ti giuro, ogni sera trovo un portariviste incustodito per la strada. Rubarlo sarebbe facilissimo, ma se penso ai fatti di quel giorno un brivido mi corre lungo la schiena.
Ho imparato la lezione, e spero che questo mio racconto possa aiutare i miei illustri colleghi a guarire dalla cleptomania.
Alla Romacartoon dell'anno scorso ospitaste Hunt Emerson. Come e' stato incontrare uno dei vostri idoli? Quali altre soddisfazioni vi ha dato The Artist?
Io gliel’ho detto ad Hunt: disegnare con te è come suonare con Hendrix! Ci si è divertiti.
E poi la sua faccia è praticamente identica a come la ritrae nei suoi fumetti: quando l’ho visto per la prima volta mi faceva quasi impressione.
The Artist mi da parecchie soddisfazioni, e mi piace far parte dell’attuale scena italiana di fumetto indipendente. E poi c’è tutto il gruppo di artisti che gli si muove attorno, è quello che mi fa andare avanti… la Banda!
In questa grande famiglia recentemente abbiamo adottato anche i grandissimi Sergio Ponchione, Massimo Semerano, Bill Wray, Geremia Moscatelli, Niccolò Storai, Luca Tieri, Sbrock e Pat Moriarity, tutti arruolati per il prossimo imminente numero speciale.
E poi siamo diventati amici del duo Rosenzweig e Ponticelli. Hey, fanno morire dal ridere quei due!
Vuoi parlarci dell’ultimo numero di The Artist? La line-up è abbastanza impressionante. È stato difficile mettere insieme tutti gli artisti “mainstream” su un progetto così poco “commerciale”?
No, no, è stato bello. Ci si è divertiti. L’intervista ad Al Feldstein è stata l’unica non realizzata da noi, ma dal bravo Chip Selby. Al ci ha scritto francamente: “ho ottant’anni e non voglio passare il tempo che mi rimane a rispondere ad altre domande. Prenditi questo trascritto dell’intervista che realizzai per il dvd di Tales From The Crypt e fanne quel che vuoi.” Il grande Al.
Invece Kaz, Bill Wray e Doug Allen li ho intervistati prima dell’estate. Sono dei veri personaggi, e la roba che disegnano è veramente impressionante. Bill Wray, ad esempio, è a mio parere il vero erede degli artisti di Mad dell’epoca d’oro. Tu lo chiami artista mainstream, ma io credo che non andrebbe etichettato. È un artista poliedrico, e disegna tutto quello che gli chiedono senza prostituire il proprio stile: è cattivo quanto basta per essere al servizio di Ren & Stimpy e, allo stesso tempo, disegnare per Braccobaldo e Bugs Bunny. Adora Jack Kirby tanto quanto Zap Comix. Come si può volere male a una persona del genere?
Nel numero sono stati lanciati anche nuovi fumetti: Giustizia Arbitraria di Federico Sfascia, ad esempio. C’è anche la nostra prima volta con il Max Zillon di Hunt Emerson, e l’avventura di un giovane ragazzetto che si scopa una cassettiera… E poi, era ora, abbiamo delle rubriche affidate a Max Capa e a Matteo Guarnaccia, che più di un anno fa ci realizzarono le copertine per gli Acid Test…
E finalmente un bel po’ di fumetti di Kaz in italiano. Era dai tempi di Mondo Boia! che nessuno si decideva a rendergli giustizia.
Come vedi il futuro di The Artist e che novità dobbiamo aspettarci in futuro?
Ora sto lavorando al colossale numero speciale Tutto quello che avreste voluto sapere su The Artist e non avete mai osato chiedere, un numero che sarà una bomba ad orologeria che scoppierà a maggio. Ci sono quasi tutti i miei autori preferiti, che hanno realizzato apposta per l’occasione storie inedite con protagonisti il nano Puck e la sua gang di desperados.
Ci saranno Sergio Ponchione & il suo Obliquomo, Hunt Emerson e Max Zillon, Paolo Bacilieri alla copertina, il copertinista di Bam! e quello di Lamette, Maurizio Rosenzweig, Alberto Ponticelli, il dottor Cifra & Massimo Semerano, Pat Moriarity, Mike Diana, Alessio Spataro, Squaz, Stefano Zattera, Niccolò Storai, David Vecchiato, Bill Wray…
Sempre per questo speciale, disegnerò una storia su un bizzarro colpo di stato organizzato dalle peggiori menti criminali…
E la prefazione sarà dell’ “Avvocato Psichedelico” Giancarlo Mattia, un personaggio chiave per la cultura alternativa nostrana.
Sarà una raccolta di storie grottesche e molto cattive. Uno speciale autocelebrativo, una presa per il culo per chi si prende sul serio. E nel panorama del fumetto indipendente, ormai, c’è anche chi si prende troppo seriamente (vedi Canicola).
La domanda di rito: quali sono i tre fumetti che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un appassionato?
Aha! Ho sempre sognato questa domanda.
Eccoti servito: Fritz il Gatto di Robert Crumb (ma anche Robert Crumb disegna il Blues andrebbe bene), Pravda la sbandata di Guy Peellaert e una raccolta qualsiasi con i fumetti del gruppo degli EC: Jack Davis, Bill Elder, Johnny Craig, Harvey Kurtzman… Questo perché immagino che l’appassionato in questione abbia già Zanardi e Little Nemo…