Superstar dei Fumetti:
Intervista a James Kochalka
di Antonio
Solinas
Il
tuo lavoro, probabilmente, non è molto
familiare ai lettori italiani. Vuoi presentarti al nostro
pubblico?
Non
potresti scrivere tu un'introduzione per me? Non so da dove
cominciare! Sono un cartoonist, ad ho 36 anni... Vivo in Vermont,
che è tutto montagne,
vallate ed alberi. Vivo vicino ad un lago enorme, il Lago Champline. È uno
dei laghi più grandi in Nord America. Mi piace farmi tante passeggiate
nei boschi, nuotare, disegnare fumetti e fare musica. Lavoro regolarmente con
tre editori negli Stati Uniti, Top Shelf
Productions, Alternative Comics, e
Highwater Books.
Come è iniziato
il tuo interesse nei confronti dei fumetti?
Mia
madre dice che ho iniziato a disegnare fumetti ancora prima
di iniziare a scrivere. Disegnavo le figure ed i balloons,
e riempivo i balloons con segni graffiati invece di parole.
Non so se la storia sia vera o meno, perché io
non mi ricordo di cose accadute così tanto tempo fa, e non si è salvato
nessun fumetto di quel periodo. Ma questo è ciò che dice mia mamma.
I fumetti più vecchi mai disegnati da me di cui sono in possesso risalgono
a quando avevo 8 o 9 anni, il che significa roba degli anni '70. Negli anni
'90 mi sono interessato al movimento americano dei minicomics e da lì è iniziata
la mia carriera.
Il
tuo lavoro ha un'apparenza grafica molto semplice, tutto è ridotto
all'essenziale, ma è ovvio che si tratta dello stadio finale di un lungo
processo. Quanto ti è difficile disegnare in maniera così semplice?
Come hai sviluppato il tuo stile?
Dunque,
sono passato attraverso una fase di anni ed anni in cui disegnavo
goffamente, preoccupato ed indeciso rispetto alle scelte grafiche
da fare, ma ora sono molto sicuro di me. Non ho mai nessun
senso di paura quando mi siedo al tavolo da disegno, anche
quando mi spingo in qualche nuova direzione. È stato
un processo molto lungo, quello che mi ha portato dove sono
ora col mio stile. E ora non trovo per niente difficile disegnare... è stato
difficile trovare la mia voce, ma non è difficile esercitarla.
Il
tuo storytelling, ugualmente, è molto lineare, ma
si notano una certa conoscenza del medium e abilità.
La domanda è la stessa: come
hai sviluppato il tuo stile? Quali sono le tue influenze?
Avevo
trascurato i fumetti per oltre un decennio, concentrandomi
invece sulla pittura. Nei miei ultimi anni come pittore, dipingevo
quasi esclusivamente autoritratti in stile realistico. Poi
ho iniziato a disegnare fumetti autobiografici. Questi primi
comics spesso tentavano di impiegare una versione simile, ma
più rozza del mio stile realistico. Mi ci è voluto
un po' per rendermi conto che avevo bisogno di disegnare in
maniera più morbida, arrotondata e "carina" nei miei
fumetti. In realtà, se c'è una influenza dal
punto di vista visivo, nel mio lavoro fumettistico, viene decisamente
dai vecchi fumetti Harvey, come Richie Rich o Casper
the Friendly Ghost. Ho preso quel look da vecchi fumetti
per bambini, l'ho reso un po' più crudo e "coi piedi
per terra" e lo uso per esprimere idee adulte.
O meglio, parte
del mio lavoro esprime temi adulti, ma un'altra parte è realmente
destinata ai bambini. Come i miei fumetti per bambini siano
venuti fuori dai miei fumetti autobiografici come le strips
dello Sketchbook Diary, proprio non
lo so.
Molto
del tuo lavoro è basato o su "favole" (penso
in particolare a Pinky and Stinky e Jeremy
and Peanutbutter) che hanno anche
un significato più profondo (ad esempio il messagio
di Pinky and Stinky è sovversivo,
alla fine), o su storie semi-autobiografiche. Perché hai
scelto questo approccio e saresti interessato a scrivere
altro?
Dunque,
le strisce giornaliere sono il mio progetto più ambizioso
dal punto di vista artistico. Due raccolte in volume sono state
pubblicate dalla Top Shelf, ed ora carico ogni giorno le nuove
strips su americanelf.com. Fondamentalmente, disegno giornalmente
una strip che riflette un piccolo avvenimento o una sensazione
del giorno in questione. La mia speranza è che, nel
corso dei giorni e degli anni, certi ritmi e pattern emergano
nel corpus delle strips. E che questi ritmi e tematiche possano
rappresentare più da vicino il vero arco della vita
di un uomo di quanto possa mai fare una qualunque struttura
narrativa classica. Le storie della nostra vita non hanno un
inizio, una parte centrale ed una fine... hanno infiniti su
e giù e dentro e fuori. La vita è dispersiva,
ripetitiva, sorprendente, non consequenziale, drammatica, noiosa,
eccitante, felice, triste, divertente, seria. La vita è TUTTO.
I
fumetti per bambini, come Pinky & Stinky,
sono tutta un'altra storia. Fondamentalmente, sto solo cercando
di realizzare una avventura divertente, che faccia esplodere
l'immaginazione di un bambino. Ma non è un cosa superficiale.
Ci sono tanti livelli di lettura, ed hai ragione ad evidenziare
(in Pinky & Stinky) un chiaro messaggio contro
l'imperialismo americano. Per me, queste sottigliezza più profonde
non rendono il lavoro inappropriato per i ragazzi. Invece,
danno alla storia un senso di realismo che rende la vicenda
più profonda e aggiunge tensione. Troppo intrattenimento
per ragazzi è stato risciaquato a tal punto da essere
solo fuffa senza significato. È noioso. Aggiungendo
un po' di ambiguità morale e tensione vere, credo
di rendere il lavoro veramente più eccitante e divertente.
Fra
i fumetti di avventura e i comics autobiografici sono praticamente
a posto. E ciò che non viene soddisfatto da quel tipo
di linguaggi, viene soddisfatto scrivendo e suonando canzoni.
Sei
un creatore "independente" per definizione. Quali sono i
motivi di questa scelta e che cosa significa oggi essere
indipendenti?
Dò per
scontata la mia indipendenza. Non ho mai lavorato sotto il
tipo di interferenza editoriale pesante cui sono costretti
i cartoonists che lavorano per i grandi editori. Non vorrei
mai rinunciare alla libertà di espressione
che mi è permessa.
Molti
comic-makers alternativi ora lavorano anche con i grandi
editori, in particolare la Marvel. E tu? Ti interesserebbe
scrivere o disegnare qualcosa di mainstream?
Certo,
anche io ho fatto qualcosina per la DC e per la Marvel. Ho
realizzato un episodio di 4 pagine per un fumetto di Hulk della
Marvel. Non ho avuto nessuna interferenza editoriale. Suppongo
che se fosse stato un lavoro per la serie regolare le cose
sarebbero state probabilmente diverse.
Comunque, adoro Hulk, mi piacerebbe scrivere e disegnare,
o quantomeno solo scrivere una serie di Hulk,
ad un certo punto. Mi piacerebbe anche piazzare una serie TV
basata sui miei fumetti... e in realtà sto puntando a
questo in maniera molto aggressiva, al momento. Penso che Monkey
Vs. Robot or Pinky & Stinky potrebbero
trasformarsi in un'ottima serie televisiva.
Come
vedi la situazione dei fumetti in America? Si tratta di una
forma di comunicazione in via d'estinzione o vedi motivi
di speranza?
Non
penso che i fumetti stiano morendo, niente affatto. La Marvel
e la DC probabilmente si, ma non i fumetti nella loro interezza.
Ci sono un sacco di ottimi lavori fatti oggi, e la cosa sta
iniziando ad essere notata. Stiamo per cambiare l'aspetto dei
fumetti americani, ne sono sicuro.
Moltissimi
autori dei fumetti (da Joe Quesada ad Alan Moore, da Grant
Morrison a... te) hanno un forte legame con la musica rock. Quale è secondo
te la ragione?
Beh,
le persone creative tendono a ribollire di creatività.
Non riusciamo a contenerla. Non è solo la musica... è tutto.
Inizia dalla mente... Pensiamo in maniera creativa e giocosa,
e (la creatività) esplode e si
estende ad ogni aspetto della nostra vita, e ai vari media e linguaggi creativi.
Leggi
ancora fumetti? Che cosa segui regolarmente?
Si,
leggo fumetti! Mi piace molto una striscia che appare in
rete, chiamata Achewood.
Potete trovarla su www.achewood.com.
In realtà, mi sto interssando sempre di più ai webcomics. I webcomics
hanno sviluppato una loro scena che è quasi completamente separata dai
fumetti su carta. Io sono uno dei pochi artisti crossover che fanno entrambe
le cose, penso. Le mie diary strips sono online su www.americanelf.com,
mentre la mia striscia di Fancy Froglin è visibile all'indirizzo www.moderntales.com.
Sai
niente della scena fumettistica europea? C'è nessuno
che ti piace?
Si!
Mi piacevano Trondheim, David B, e Jason ancora prima che venissimo
pubblicati qui in America. Sono sempre alla ricerca di
cose nuove e interessanti.
La
nostra domanda classica. Quali sono, secondo te, le tre opere
a fumetti che non devono mancare nella fumettoteca di un
appassionato?
I
Never Liked You di Chester Brown, New Elements
that Shake the World di Enemoto (vorrei che traducessero
questo! È in giapponese ed è un fumetto pazzesco!),
e Get Your War On! di David Rees (questo qui non è ancora
stato pubblicato, ma quando esce, ATTENTI!).