Iscriviti alla newsletter di COMICS CODE




Inserisci il tuo indirizzo e-mail


Mr Alita: Intervista a Yukito Kishiro
di Simone Satta (un ringraziamento speciale a Tsutomu Kishiro)

 

     Innanzitutto, ciao Yukito. Grazie ad Alita sei uno dei mangaka più popolari e amati dai fan italiani, cosa vuoi dire loro?

     Salve, lettori italiani. Grazie per il vostro sostegno.

      Hai interrotto il tuo lavoro su Aqua Knight per tornare a narrare le gesta di Alita. È stato così irresistibile il richiamo della tua creatura?

     La prima serie di Alita venne portata a conclusione malvolentieri a causa di fattori al di là del mio controllo. Tabelle di marcia sovraccariche, rapporti umani, mancanza di idee, e così via, perciò disegnai Aqua Knight per recuperare le forze sia sul piano lavorativo che su quello mentale. Ma, passato un po' di tempo, ho cambiato idea e mi è tornata la voglia di disegnare il resto della storia di Alita.
Allora, poiché si erano venuti a creare determinati presupposti, ho prodotto il resto della storia nella forma di Alita: Last Order.

     Come potresti descrivere il legame che ti lega in maniera così forte ad Alita e al suo mondo?

     Nel mio lavoro è fortemente presente il tema del "conflitto fra l'individuo e il mondo". Era necessario per me fare delle prove e commettere degli errori per definire in maniera esatta i contorni della mia idea.
Ho iniziato con alcuni studi, mai pubblicati, di Alita. Il personaggio di Alita apparve poi in alcune storie, ma era ancora in una fase acerba.
Da questi "fallimenti" ho tratto alcuni spunti come le idee della Città Discarica e Salem.

     Prima di Last Order, avevi già dato una sorta di seguito alle avventure di Alita: un RPG game per PlayStation dal titolo Gunnm: Memories of Mars. Che rapporto c'è fra Memories of Mars e Last Order?

     Al tempo della prima serie avevo in mente un progetto a cui lavoravo sotto il nome "the universe edition", che avrebbe visto Alita attraversare l'universo da Salem e Jeru a Marte.
Il progetto venne purtroppo scartato, ma io pensai che avrebbe avuto la possibilità di trovare una sua dimensione attraverso altri media. A quel tempo, la PlayStation aveva visto svilupparsi rapidamente la qualità dei suoi prodotti e io adattai allora lo scenario per un gioco della PlayStation. Il risultato fu un gioco molto semplice, perché c'era un limite dovuto alla capacità dei Cd-Rom e ai limiti della tecnologia. Lo scenario principale era lo stesso di Alita: Last Order. Quando ho iniziato il serial di Alita: Last Order ho avuto però diversi ripensamenti e nuove idee, anche perché erano passati quattro anni da quando scrissi la sceneggiatura. Un fumetto ha una libertà espressiva maggiore di quella di un gioco. Quindi, ho deciso di arricchire la storia con nuovi personaggi, idee e ambientazioni. È l'ultima storia dell'"universe edition", Alita: Last Order.

     Quanto è diversa l'Alita di Last Order rispetto a quella della prima serie? Personalmente, l'ho vista più forte e più sicura di sé.

     E infatti è così. Per prima cosa, Alita nella prima serie era ancora molto inesperta. Ho disegnato il processo che l'ha portata a crescere e a diventare adulta, con il suo bagaglio di esperienze. Penso che questo abbia spesso permesso al pubblico una certa immedesimazione, poiché è una cosa che prima o poi accade a tutti. D'altronde, sarebbe difficile questa identificazione se si parlasse di un qualcosa di alieno alla maggior parte delle persone.
In Alita: Last Order ho trasferito l'azione su Salem, la città sospesa, un mondo dominato da uno stato di tipo totalitarista. È presente il tema di come una persona matura possa trovare un punto d'incontro fra l'individuo e il mondo, lo stato. Ma è difficile disegnare una storia come un'innocente racconto sulla crescita. Così, l'ho innalzata al ruolo di eroina quasi perfetta e di campione forgiato dal fuoco di mille battaglie.

     Aqua Knight. Quando pensi di tornare a narrare le avventure di Ruriha e degli altri abitanti di Marmundo? Che progetti hai per questa serie?

     Ho intenzione di rimettermi al lavoro su Aqua Knight quando Last Order sarà ultimato, e se l'editore mi permetterà di riprenderne la serializzazione.

     Su Aqua Knight hai sperimentato un approccio differente rispetto al tuo lavoro su Alita (e diverso dal metodo di lavorazione generale dei manga), lavorando senza l'aiuto di assistenti. Come è stata questa esperienza? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di approccio? Quale dei due metodi di lavoro preferisci e perché?

     Ho lavorato (come qualunque mangaka) con diversi assistenti durante il mio lavoro sulla prima serie di Alita. Era necessario per stare dietro ai ritmi del serial, che usciva due volte al mese.
Ma è stata un'esperienza infernale per me. Alcuni di quei giovani aspiranti mangaka che mi venivano assegnati come assistenti non avevano le capacità, non si impegnavano, non avevano pazienza e talvolta trascuravano il lavoro. Questo ha danneggiato la mia salute mentale.
Quando non potevo più utilizzare assistenti a causa dell'esperienza traumatica, Aqua Knight era già stato disegnato. Semmai, il metodo di lavoro senza l'aiuto degli assistenti è uno svantaggio. Perché il numero delle tavole ultimate nel giro di un mese è minore e si può produrre un solo fumetto, un solo volume l'anno. Questo significa che questi fumetti sono meno esposti nelle librerie. Nel mondo del fumetto giapponese, la quantità è vita. Qualora il lavoro dovesse diventare un film d'animazione, bisogna poi tener conto di quest'ulteriore questione.
Ora disegno Alita: Last Order con mio fratello minore Tsutomu in qualità di assistente.
Mi terrorizzerebbe l'idea di lavorare completamente da solo. Mio fratello è sulla mia stessa lunghezza d'onda e ha le capacità necessarie.
Dunque, penso che, secondo me, il sistema esistente sia il migliore.

     Quali sono le tue influenze? Gli autori o le opere che più ti hanno ispirato? Hai spesso citato Frank Miller e The Dark Knight Return. Quanto il fumetto americano ha influenzato il tuo lavoro?

     Consapevolmente e inconsapevolmente, ci sono innumerevoli fumetti che mi hanno influenzato, perché ho letto tantissime riviste a fumetti fin da quando ho imparato a leggere. Quando ero alle scuole elementari, alcuni dei miei autori preferiti erano Reiji Matsumoto, Mitsuteru Yokoyama e Osamu Tezuka. Quando frequentavo le scuole medie, mi piacevano Buichi Terasawa e Rumino Takahashi. Alle superiori, Sanpei Shirato e Katsuhiro Otomo erano i miei preferiti, e inoltre leggevo Blue Sonnet e Hokuto no Ken (Ken il Guerriero). Dopo il diploma ho aggiunto Hirohiko Araki, Yukinobu Hoshino, Shuuhou Itahashi, Kamui Fujiwara alla lista dei miei autori preferiti, e molti altri. Questi fumetti hanno avuto alcune influenze a livello mentale quando ero un ragazzo. Per esempio, per quanto riguarda il modo di pensare o il punto di vista. Comunque, è difficile leggere queste influenze nel mio lavoro. Katsuhiro Otomo, Yukinobu Hoshino and Shuuhou Itahashi hanno avuto un'influenza decisiva nel mio stile recente. Negli anni '90, molti comics americani vennero tradotti in giapponese e pubblicati in Giappone. Ma era difficile leggere un fumetto americano in Giappone negli anni '80.
Prima del mio debutto seriale, quando andavo nell'angolo dei libri stranieri della grande libreria di Tokyo, c'erano pochi fumetti americani. Poiché erano terribilmente costosi, non potevo comprarne così tanti. Non avendo idea di quale prendere, ne comprai uno, e poi tornai. Così scoprii il lavoro di Frank Miller. Poiché era un volume in inglese, non potevo capire completamente la storia. Avvertii un tipo di struttura nei fumetti americani che era realmente differente dai manga giapponesi e l'inchiostrazione era qualcosa di totalmente inedito. Desideravo ardentemente approfondire la mia conoscenza dei fumettisti americani e pensavo, "come mi piacerebbe poter disegnare solo un'illustrazione". A causa dell'evoluzione linguistica giapponese e il problema geopolitico del Giappone in quanto isola-nazione, il manga giapponese si era sviluppato in maniera indipendente ed in maniera indipendente era maturato.
Ma ci sono dei difett iin questo, per cui il mangaka giapponese tende a mancare di varietà nel disegno e di idee.
Comunque, penso che il mondo dei manga possa essere diversificato ed arricchito dall'apporto di "sangue differente". Così, è per questo che tendo ad incorporare nel mio lavoro essenze del fumetto americano e francese.

     In questi ultimi anni molti autori giapponesi hanno lavorato per il mercato americano (Kya Asamiya, Yoshitaka Amano, Kazuo Kohike). Hai mai pensato di provare questa esperienza o comunque ti piacerebbe? Se sì, con quali personaggi vorresti cimentarti?

     Ora come ora non ho intenzione di provarci perchè lavoro solo con il mio supervisore di fiducia.

     Com'è strutturata la tua tipica giornata di lavoro?

     Mi alzo alle 7.00 circa. Mi prendo un'ora per fare colazione leggendo il giornale.
Lavoro dalle 8.00 fino a mezzogiorno.
Dalle 12.00 alle 13.00, pranzo e sbrigo le faccende di casa, come pulire il bagno.
Lavoro dalle 13.00 alle 19.00
Ceno dalle 19.00 alle 20.30.
Lavoro dalle 20.30 fino alle 23.00/mezzanotte
Dalle 23.00 alla 1.00, navigo per la rete e controllo la mia posta nella mia stanza da letto.
È una gran vita quella del mangaka giapponese.
Naturalmente, non è insolito lavorare tutta la notte quando si avvicina una scadenza.

     In qualità di autore completo, preferisci scrivere o disegnare?

     Visto che amo disegnare fin da quando ero bambino, se devo scegliere, disegnare per me è la cosa migliore. Ma provo un piacere puro quando posso esprimermi attraverso un equilibrio perfetto fra le immagini e le parole, perché il pensiero logico è la base necessaria per fare fumetti.

     Leggi ancora fumetti? Cosa leggi?

     Sono abbonato a diversi fumetti, Baki the Grappler di Keisuke Itagaki, Hajime no Ippo di Jooji Morikawa, Berserk di Kentaro Miura, SOUTENKOURO di Gonta King, Mugen no Juunin (L'Immortale) di Hiroaki Samura, Vagabond di Takehiko Inoue e così via.

     Nell'ultimo decennio c'è stata una vera e propria affermazione del fumetto giapponese nel mondo. Perché pensi che il fumetto giapponese sia riuscito forse più di ogni altro ad assumere un carattere quasi universale? Quali sono, secondo te, i suoi punti di forza?

     Non conosco la situazione del fumetto all'estero. Così, mi scuso se ci saranno omissioni e pregiudizi in ciò che dirò. Il mio pensiero è descritto qui sotto.
Alcuni mangaka giapponesi non scendono a compromessi sul lavoro, come avviene con i manga per bambini.
C'è una felice tendenza al capitalismo in Giappone e si è costituito un sistema per il quale il lavoro degli artisti viene pagato in contanti. E gli artisti giapponesi non sono né tanto controllati quanto gli americani né tanto liberi quanto i francesi. Perchè in America non si producono fumetti sugli sport più popolari come il baseball, il football Americano, la pallacanestro e la boxe? Perché ci sono tanti eroi in calzamaglia? Penso che la situazione del fumetto americano sia particolare. Prima che io nascessi, il Giappone perse la Seconda Guerra Mondiale. Quindi le cose in cui gli adulti giapponesi credevano vennero completamente spazzate via. Dovettero trovare un nuovo oggetto in cui riversare grande passione che una volta era rivolta alla guerra. Così, diversi fra gli imprenditori e gli ingegneri si diedero una scossa: decisero di fare dei prodotti industriali che potessero essere i primi al mondo, come le automobili ad esempio, e ce la fecero. Posso affermare la stessa cosa per quanto riguarda la cultura. L'occupazione statunitense diede ad Osamu Tezuka e agli altri maestri dopo di lui particolari suggestioni e spunti, e loro svilupparono autonomamente la forma espressiva del manga moderno. Vecchie dispotiche figure occupavano il mondo della narrativa e il cinema era controllato dalle compagnie cinematografiche. Perciò, persone di talento che volevano potersi esprimere in maniera libera e diretta confluirono nel mondo del fumetto. In Giappone, c'è stato per molto tempo il pregiudizio sociale che i manga fossero solo libri per bambini, ma diversi fra i mangaka non la pensavano così. Loro fecero diversi tentativi per trovare la forma espressiva che pensavano potesse essere a quel tempo la più interessante. La nascita di talento diede l'impulso alla nascita di un nuovo talento dopo di lui. Così, le nuove generazioni si susseguirono una dopo l'altra. Io come mangaka appartengo a una di queste generazioni. Se il fumetto giapponese ha un punto di forza, penso sia la varietà e la profondità basata su 50 anni di storia del manga moderno.

     È recente la notizia che James Cameron starebbe preparando un lungometraggio ispirato ad Alita. Cosa ci puoi dire a proposito? Di che tipo sarà il tuo coinvolgimento?

     Infatti, ho stipulato un accordo per quanto riguarda la trasposizione cinematografica di Alita. Ma non ho informazioni sullo stato del progetto e la mia conoscenza è limitata a ciò che già è di dominio pubblico.
Non prenderò parte al progetto. Voglio essere invitato alla preview solo quando il film sarà ultimato.

     I tre fumetti che non dovrebbero mancare nella libreria di un appassionato.

     È una domanda difficile!
Naturalmente, scelgo mettendo da parte I miei lavori.
- Ninja Bugeicho (Chronicles of a Ninja's Military Accomplishments) di Sanpei Shirato
- Hyouryu Kyoushitsu (The Drifting Classroom) di Kazuo Umezu
- Saru demo Kakeru Manga Kyoushitsu (Even monkeys can draw manga Classroom) di Kentarou Takekuma
Penso che si solleveranno molte obiezioni.

 

 

fai click sulle immagini per ingrandirle