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Niente da Perdere: Intervista ad Andy Diggle
di Antonio Solinas

 

     Ciao Andy, i tuoi Losers sono una serie che al momento viene pubblicata in Italia. Vuoi presentarti ai nostri lettori?

     Prima di tutto, vorrei dire grazie ai vostri lettori per l’interesse per il mio lavoro! Sono nato 34 anni fa a Londra, anche se ora vivo nel Lancaster, nel nord ovest dell’Inghilterra. Ho sempre voluto scrivere sceneggiature a fumetti e cinematografiche, ma non avevo la sicurezza in me stesso necessaria per mandare il mio lavoro agli editors. Poi, una volta, ho sentito che c’era un possibilità di entrare come assistente editoriale su 2000AD, il fumetto cult di fantascienza britannico che avevo sempre apprezzato, sin da quando avevo 10 anni. Ho fatto domanda per il lavoro e l’ho ottenuto, in gran parte, penso, grazie al fatto che avevo studiato (e poi insegnato) i fumetti come parte della mia laurea in Scienza della Comunicazione.
     Dopo un paio d’anni sono stato promosso Editor. Ma non mi piaceva quel lavoro, volevo scrivere, io! Per cui, diciotto mesi dopo mi sono licenziato e sono diventato scrittore freelance. Nel giro di un anno, stavo lavorando per la Vertigo - cosa che continua tuttora!

     Quanto ti ha aiutato essere un editor nella carriera di sceneggiatore?

     È stato un grandissimo aiuto. Non c’è miglior modo di imparare a sceneggiare i fumetti che lavorare sulle sceneggiature di altri per accoppiarle ai disegni originali. Ti insegna cosa non bisogna fare, insieme a come si fanno bene le cose. Ti insegna il valore delle tecniche, come quella di fare si che la prima persona che parla sia sempre alla sinistra della vignetta, e quante vignette si possono inserire in una tavola, quanti balloons, e via dicendo.

     Quali sono i tuoi rapporti con gli editors, passando “dall’altra parte delle barricate” come sceneggiatore?

     Cerco di essere gentile con loro! So che il loro lavoro è duro, perché l’ho fatto anche io. Gli editors sono sempre troppo carichi di lavoro e sottopagati, e fanno quel lavoro per amore dei fumetti. Un sacco di creatori non sembrano rendersi conto di quanto sia veramente stressante ed ingrato il lavoro di un editor.

     Stavi lavorando per 2000AD e poi sei passato alla Vertigo. Come è accaduto?

     Avevo scritto un paio di storie brevi per Lenny Zero, che manday a Will Dennis alla Vertigo. Io pensavo che avrei dovuto scrivere per 2000AD per uno o due anni, prima di farmi un portfolio di materiale, per cui non ricontattai neanche Will… finché non ho incontrato per caso Garth Ennis ad una convention. Garth fece cenno al fatto che a Will erano piaciute le mie cose. Per cui gli scrissi due righe, ne riparlammo, e tutto partì da lì.

     La prima storia che hai scritto per la Vertigo è stata la miniserie di Lady Costantine. La proponesti tu per primo o ti fu chiesto di lavorarci sopra?

     A Will le mie storie di Lenny Zero erano piaciute abbastanza da invitarmi a proporre qualcosa per una miniserie di Lady Constantine che gli era stato chiesto di commissionare a qualcuno. Fu molto divertente, e fui molto compiaciuto del fatto che Neil Gaiman disse che gli era piaciuta la mia sceneggiatura, dato che aveva creato lui il personaggio, inizialmente. Successivamente, fui invitato a fare il restyling di The Losers… e poi Swamp Thing, e poi Adam Strange.

     A questo punto, quali diresti che sono le differenze fra il lavorare per il mercato britannico e quello americano?

     Quale mercato britannico? Seriamente, c’è veramente poco da dire sulla piccolissima industria fumettistica britannica – cosa che probabilmente costituisce la ragione principale per cui la maggior parte dei nostri sceneggiatori e disegnatori finiscono a lavorare per gli americani. Il problema è che la maggior parte degli appassionati americani vogliono leggere solo di supereroi, ed io non sono particolarmente interessato ad essi. Preferirei di gran lunga vedere la varietà di generi mainstream di cui godete voialtri in Europa.

     Hai scritto serie molto diverse come Swamp Thing, Adam Strange, e Silent Dragon. È stata una scelta consapevole, quella di accettare tali incarichi, per mostrare quanto sei versatile, o solo un caso?

     Mi è stato chiesto! In ognuno dei casi citati, l’editore mi ha contattato e mi ha chiesto: “Saresti interessato a fare un restyling di The Losers/Swamp Thing/Adam Strange” etc. Ci sono stati anche dei casi in cui ho rifiutato un progetto. Di solito accetto un incarico solo se trovo un modo di divertirmici. E quelli (citati) erano un divertimento.
     Silent Dragon è venuto fuori in questa maniera: la Wildstorm mi ha chiesto: “Saresti interessato a sviluppare una miniserie fantascientifica da fare disegnare a Leinil Yu?” Hell yeah (modo di dire che indica forte approvazione, N.d.T)!
     E, si certo, mi piace cercare di scrivere usando una grande varietà di stili e generi. Mi piacerebbe molto scrivere una commendia romantica, ad un certo punto, ma dubito che poi qualcuno vorrebbe pubblicarla!

     Ti sei avvicinato a quei progetti sempre nella stessa maniera, oppure il tuo approccio cambia al cambiare dei personaggi su cui lavori?

     Penso che il mio approccio iniziale sia sempre quello di chiedermi se posso trovare un modo di fare qualcosa di nuovo e divertente col personaggio, mantenendomi allo stesso tempo fedele ad origini e stile ormai codificati. Se devi cambiare le cose tanto da rendere il personaggio irriconoscibile, che senso ha? Ma, allo stesso tempo, se la fedeltà al personaggio significa non riuscire a divertirmi, perché prendersi la briga? Sono stato fortunato che i personaggi degli editori su cui ho lavorato erano tutti abbastanza oscuri, il che mi ha dato molto più spazio di fare a modo mio. Ma se qualcuno mi chiedesse di scrivere, per esempio, Flash, non avrei assolutamente idea da dove iniziare. Sarebbe tremendo!

     Il tuo maggiore successo finora è The Losers. Quando hai concepito la serie? Hai dovuto fare cambi rilevanti per presentarla alla DC?

     È accaduto mentre finivo di scrivere Lady Constantine, e stavo discutendo dei possibili nuovi progetti con l’editor Will Dennis. Non mi ero fatto un nome abbastanza famoso da potere ancora lavorare ad un progetto creator-owned, per cui pensai che sarebbe stato divertente trovare un personaggio dimenticato da rielaborare all’interno di una moderna crime story, come fece Brian Azzarello con Jonny Double.
     Alla fine fu Will a suggerire il rilancio di The Losers. Non li avevo mai sentiti, ma mi piacque il titolo. Originariamente erano personaggi della Seconda Guerra Mondiale, per cui iniziai a sviluppare una storia in cui si riunivano negli anni ’50 per fare un colpo insieme. Questo avrebbe comportato il rapimento di uno scienziato tedesco esperto di missilistica da Los Alamos, per rintracciare un carico di oro nazista scomparso. Poi decidemmo che poteva avere toni troppo simili all’American Century di Howard Chaykin e alle War Stories di Garth Ennis, per cui abbiamo deciso di buttar via i Losers originali e di tirare fuori un concetto completamente nuovo e personaggi nuovi di zecca. E questo è ciò che ho fatto. Fino ad oggi, non ho mai letto un episodio del fumetto originale dei Losers... anche se la mia serie è nominalmente un “restyling”.
     La mia nuova versione di The Losers fu proposta come miniserie di sei numeri, ma alla Vertigo piacque abbastanza da far si che mi chiedessero di trasformarla in serie regolare. Calcolai che la storia che volevo realizzare mi avrebbe preso da due a tre anni per raccontarla, ed ha finito per lo svilupparsi in 32 episodi, quindi avevo ragione, più o meno.

     Hai un personaggio preferito, fra quelli di The Losers? Quanto della tua personalità hai riversato nei personaggi di The Losers?

     Sarebbe difficile scegliere fra Cougar e Jensen come mio personaggio preferito. Non sono sicuro se ci sia molto di me in nessuno di essi, tuttavia. Sono tutti cool e duri, ed io non sono né l’uno né l’altro! Penso che sarei probabilmente più vicino a Pooch, visto che è il più legato alla famiglia del gruppo.

     In The Losers, mi sembra che tu e Jock vi completiate alla perfezione. Quando è iniziato il vostro sodalizio artistico?

     In realtà, venni in contatto con i suoi disegni tramite il “buco nero” (la pila di proposte non richieste) quando facevo l’assistente per 2000AD. Il suo stile mi piacque molto, ma non riuscii a convincere l’editor a dargli una possibilità. Non appena divenni editor del Judge Dredd Megazine, diedi a Jock una striscia di Judge Dredd da disegnare - e l’editor di 2000AD me lo scippò immediatamente per il suo lavoro successivo!
     Quando ho scritto la mia prima storia per il Megazine – un crime thriller futuristico di 10 pagine dal titolo Lenny Zero – chiesi a Jock di disegnarlo. Abbiamo lavorato molto bene insieme. Io non scrivo sceneggiature dettagliate, ma mi fido del fatto che il disegnatore “arrivi” a quello che ho in testa e lo faccia venire fuori nella maniera più drammatica possibile – e Jock lo fa meglio di chiunque altro abbia lavorato con me.

     The Losers è una serie eccellente, con un’attitudine molto “blockbuster”. Questo è un approccio che anche altri sceneggiatori stanno adottando (come Millar in The Ultimates). Pensi che sia la strada da seguire?

     Dipende dal materiale, ma di sicuro è una strada da seguire. Mi piacciono molto i “blockbusters”, ma spesso sono fatti male. Mi infastidisce quando le storie piene di grandeur e d’azione sentono il bisogno di insultare l’intelligenza dello spettatore.
     Penso che sia tranquillamente possibile scrivere storie d’azione e spettacolari con cervello, e questo è quello che ho sempre provato a fare con The Losers. Penso che anche alla Marvel stiano facendo un ottimo lavoro, in questo senso, con l’Ultimate universe. Mi piacerebbe scrivere una serie Ultimate, sebbene, quando alcuni mesi fa ho parlato con la Marvel, mi sia stato detto che scelgono gli scrittori dell’Ultimate universe con molta attenzione. La mia interpretazione è stata che non erano interessati.

     The Losers è stato recentemente opzionato per un farne un film hollywoodiano. Quanto pensi sarà sacrificato della serie nell’adattamento cinematografico? Sarai coinvolto direttamente nell’adattamento?

     Jock ed io non siamo “ufficialmente” coinvolti, sebbene lo sceneggiatore-regista Peter Berg ci abbia chiesto di incontrarci a Londra, l’estate scorsa, per discutere del film. È una brava persona, molto in gamba. Non vedo l’ora di vedere cosa tira fuori. Immagino che la violenza dovrà essere in qualche modo “tamponata”, nella versione cinematografica, e mi aspetto di vedere il ruolo di Max cambiato in quello di “free agent” cattivo, piuttosto che l’incarnazione della corruzione della CIA nel mondo reale. Ma vedremo.
     Spero solo che il film si faccia. Troppo spesso questi progetti scompaiono nell’inferno della fase del “development”. Pensa solo a quante volte hanno cercato di fare partire una versione cinematografica di Watchmen.

     Leggi ancora fumetti? Quali autori o serie segui regolarmente?

     In realtà ci sono davvero pochi fumetti che riesco ancora a seguire regolarmente – soprattutto perché mi sono tra ferito in una città senza comic shops! Per fortuna la DC mi manda sempre uno scatolone di fumetti gratis ogni mese, per cui quella è l’unica roba nuova che riesco a vedere. Ho comprato e scambiato un sacco di graphic novels su eBay, durante gli ultimi due anni, riuscendo a costruirmi una bella collezione di roba che non ho ancora letto. Ma mi sembra di non riuscire mai a trovare il tempo di farlo! Magari un giorno…
     I miei fumetti preferiti attualmente sono il Punisher Max di Garth, The Ultimates, Gotham Central, 100 Bullets, Hellblazer, roba del genere. Sto anche collezionando le graphic novels di titoli come Y The Last Man, Lucifer, Fables ed Ex Machina, in modo da poter aspettare che finiscano e poi leggerli tutti in un colpo solo. Odio aspettare gli episodi mensili! Gli autori che seguirei dovunque sono Garth Ennis e Grant Morrison.

     Vuoi dirci qualcosa di un tuo nuovo progetto con Jock, o è ancora troppo presto per parlarne?

     In realtà, ancora non c’è niente di definito che sia stato deciso con Jock, sebbene entrambi saremmo entusiasti di lavorare ancora insieme in futuro.
Al momento sono al lavoro su un nuovo progetto per il DCU che non è stato ancora ufficialmente annunciato.

     Quali sono i tuoi attuali progetti?

     Ho appena finito coi Losers, e nella fase in cui sto mettendo insieme le proposte per il mio prossimo progetto dopo quello attuale per il DC Universe.
Una delle proposte è la rilettura in chiave “dark” delle origini di un popolare eroe del DCU, un’altra è un thriller contemporaneo, e l’ultima è un’epopea fantascientifica dark ed elaborata.
     Potrei anche dedicarmi ad un videogioco, più avanti, quest’anno, ed anche a scrivere una sceneggiatura cinematografica. Sarà un anno in cui mi terrò impegnato.

     Sai niente della scena fumettistica europea? E dell’Italia?

     Mi piace molto il fatto che i fumetti europei hanno una enorme e salutare varietà di generi, e adoro il formato originale cartonato delle graphic novels. Mi piacerebbe scrivere noir, westerns, fantascienza e horror piuttosto che i soliti supereroi all’americana. Ma devo ammettere di non avere grande familiarità coi fumetti italiani, sebbene una volta io abbia avuto una fidanzata italiana che mi ha introdotto alle delizie di Dylan Dog e Martin Mystére (fra le altre cose!).

     Ecco la classica domanda di Comics Code: quali sono, secondo te, le tre opere che un appassionato di fumetti dovrebbe assolutamente leggere?

     The Dark Knight Returns, Watchmen e Preacher.

 

 

 

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