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The Casey Tapes: Intervista a Joe Casey
di Antonio Solinas

 

     Ciao Joe, i tuoi lavori sono molto conosciuti in Italia, Vuoi presentarti ai nostri lettori?

     Beh, se i miei lavori sono molto conosciuti, è necessario che mi presenti? Ciao… mi chiamo Joe Casey. Scrivo fumetti. E anche altra roba.

     Durante la tua carriera, hai scritto molte storie. Ce n’è qualcuna che non sei ancora riuscito a realizzare?

     Un sacco. Ed ho anche intenzione di scriverle.

     Negli ultimi anni, il tuo approccio è stato piuttosto “schizofrenico”, nel senso che hai sceneggiato titoli supereroistici molto popolari accanto a fumetti molto intellettuali che avevano come argomento la decostruzione della mitologia supereroistica. Vuoi dirci qualcosa a proposito?

     Se dovessi fermarmi a scrivere esclusivamente un tipo di fumetto, penso che potrei impazzire. Scrivere storie diverse di diversi generi, e passare da lavori a contratto a serie creator owned mi mantiene mentalmente sano. Sono entrato nel mondo dei fumetti per spingere la mia immaginazione al limite e questo è quello che ho cercato di fare.

     Come passi da un progetto più “mainstream” ad uno più “alternativo”?

     Penso che sia una questione di come funziona il mio cervello, perché non mi è mai sembrato un problema farlo. Viene dal bisogno di non essere etichettato finora ha funzionato molto bene.

     Sei uno che non si fa problemi a dire come la pensa. Ti sei mai sentito penalizzato per questo?

     Certo. Capita a tutti quelli che non si siedono, stanno zitti e seguono la linea della società per cui lavorano (qualunque essa possa essere in quel momento). Ma, ripeto, sono diventato un fumettista per essere il boss di me stesso e per imporre le mie regole. Qualche volta questo significa parlare chiaro e non farsi mettere i piedi in testa. Se questo fa di me uno che “dice la sua apertamente”, vuol dire che me lo sono guadagnato.

     Dato che dici la tua senza paura, che cosa pensi che sia la cosa più sbagliata che sta accadendo nei fumetti ora?

     Mettiamola così… Sono sicuro che i colpevoli sanno chi sono.

     Hai una rubrica fissa su comicbookresources.com, The Basement Tapes. Come vedi il rapporto fra fumetti e web?

     Per me, scrivere strettamente per il web rappresenta semplicemente un’altra forma di 1) auto-espressione e 2) divertimento. Se non è almeno una delle due cose, non ha senso farlo.

     Parlando della tua rubrica (che trovo eccellente), hai mai scritto cose che abbiano fatto incazzare qualcuno?

     Sono sicuro di si. Ma non è forse vero che la verità fa male…?

     Hai mai addomensticato le opinioni espresse in The Basement Tapes per evitare controversie?

     Mai. Comunque, se leggi bene la rubrica, vedrai che sono molto più calmo su certi argomenti di quanto avrei potuto esserlo alcuni anni fa. È Matt Fraction ad avere preso il ruolo dell’attivista arrabbiato. Di questi tempi, io sono più la voce della ragione. Non sempre, comunque…

     Ok, allora tentiamo di essere controversi. Quando sono andato alla Bristol Comicon (alla quale tu eri presente) sono stato sollevato dal fatto di vedere persone “normali” che, invece di mettere su una band etc, si interessano ai fumetti. Ne sono felice perché per me ci vogliono meno nerds e più persone “normali” nei fumetti (e questo, purtroppo, non sembra il caso italiano). Come è la situazione in America?

     È più o meno come in UK, direi. Francamente, preferirei se i cosiddetti “nerds” fossero ancora la maggioranza. Mi sento più a mio agio fra di loro di quanto lo sia fra le persone “normali”. Fanculo i normali, dico! Io certamente non ero normale da ragazzo, per cui posso rapportarmi tranquillamente a tutti i pariah là fuori. E li amo. Amano i fumetti quanto me.

     Parliamo dei tuoi fumetti. In The Intimates, hai usato tecniche molto fumettistiche, in contrasto con tutti quegli scrittori che sembrano volere scrivere “film su carta”. Cosa ne pensi?

     Quando cerco di scrivere un film, scrivo uno screenplay e lo vendo ad Hollywood. I fumetti dovrebbero essere fumetti. Nuff said (“Ho detto abbastanza”, frase storica di Stan Lee, N.d.R.).

     Ancora una domanda su The Intimates. Su The Basement Tapes, hai fatto cenno ad una certa irritazione per come è andata a finire la serie. Vuoi aggiungere altro?

     No, ho detto tutto nella mia rubrica. È stato abbastanza.

     Torniamo allora a Wild C.A.T.s, una serie che non ha ricevuto tutta la considerazione che meritava. Come ti sei sentito quando ha chiuso?

     Distrutto, ma questo è ciò che capita oggi nel settore. Non sono ingenuo per quanto riguarda le vendite, e spero che Grant Morrison faccia dei WildC.A.T.s che spaccano. So che sarò fra i lettori. Non importa neanche chi lo disegnerà.

     Con Wild C.A.T.s e The Intimates hai cercato di cambiare le prospettive sui supereroi, mentre con Gødland mi pare tu stia scrivendo una bella saga cosmica a là Kirby. Ti sei stancato dei supereroi “revisionisti”, o è un altro aspetto della tua personalità di scrittore? Che mete ti proponi con Gødland?

     Gødland è sovversivo quanto le altre cose che ho scritto. Sono stato solo più furbo, questa volta. Ma, più di tutto, Tom (Scioli, il disegnatore, N.d.R.) ed io vogliamo che Gødland sia una cavalcata emozionante per i lettori. Solo una bella dose di intrattenimento, una delizia per gli occhi dall’inizio alla fine.

     Durante la tua carriera, hai lavorato con diversi editori. Quale pensi che abbia una mentalità più affine alla tua?

     Qualunque editore che 1) mi metta sotto contratto e 2) mi lasci fare quello che penso sia meglio per il mio lavoro. Questi sono gli editori con cui mi trovo più in sintonia.

     Hai lavorato con tanti disegnatori bravissimi. Hai un debole per qualcuno in particolare?

     Ho un grande affetto per tutti quei collaboratori che si sono fatti il mazzo per farmi fare bella figura. Loro sanno chi sono.

     Leggi ancora fumetti? Quali autori e serie segui regolarmente?

     Li leggo tutto il tempo, ma non so se sono più fano di qualcosa nella setessa maniera in cui lo ero prima di diventare un professionista. A questo punto, gli scrittori che seguo tendono ad essere miei buoni amici. Grant Morrison. Ed Brubaker. Joe Kelly. Steve Seagle.

     Quali sono i tuoi attuali progetti, a parte Gødland?

     Ci sono un sacco di cose in ballo con la Marvel, al momento. Iron Man: The Inevitable, sei episodi per i disegni di Frazer Irving, Fantastic Four: First Family, altri sei episodi, disegnato da Chris Weston ed Avengers: EMH2, il seguito in otto episodi dell’Earth’s Mightiest Heroes dell’anno scorso, che sarà illustrato da Will Rosado e Tom Palmer.

     Sai niente della scena fumettistica europea? E per quanto riguarda quella italiana?

     Non ne so quanto mi piacerebbe. Da quello che capisco, la scena fumettistica europea è piuttosto in salute e presenta una buona diversità di materiale. Francamente, sono invidioso.

     Chiudiamo con la domanda classica di Comics Code: quali sono, secondo te le tre opere a fumetti che non devono mancare nella fumettoteca di un appassionato?

     Quelle che l’appassionato sceglie. Le opinioni variano, ma ognuno ha quei fumetti particolari ai quali si sente più attaccato. Quelli sono i fumetti che dovrebbero stare sui loro scaffali.

 

 

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