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Cresciuto a bistecche alte tre dita: intervista a Paolo Carta
a cura di Alessandro Pinna

 

    Puoi tracciare un tuo breve profilo biografico/artistico per presentarti ai nostri lettori?

    Mi chiamo Paolo Carta, sono nato in quel di Sassari il 21 dicembre del 1973, quindi ho la “veneranda” età di 32 anni. Ho fatto il liceo scientifico, qualche anno di università e poi qualcuno mi ha convinto a disegnare... (NdR: risate, l’allusione è all’intervistatore, che l’ha spinto a fare i primi tentativi).
Visto che c’era chi apprezzava le mie tavole, ho continuato ad esercitarmi fino a che, di recente, sono approdato a Cartaigienica webzine. Per questo devo ringraziare Claudio Sacchi di ComixComunity, che mi ha messo in contatto con un bravo sceneggiatore, Fabrizio Fassio. All’inizio Fabrizio mi ha proposto di disegnare una storia horror della serie Professor Rantolo, che esce ogni mese in formato PDF. Dopo aver portato a termine questo primo incarico, mi ha chiesto se fossi interessato ad un progetto più ambizioso. Si tratta di una nuova serie, composta da episodi di circa 20 pagine ciascuno, in cui Fabrizio crede molto. Il personaggio principale si chiama Korben. Nel frattempo ho realizzato un’altra storiella di Professor Rantolo, che dovrebbe comparire in un’antologia dedicata al personaggio, edita dall’associazione culturale Subaqueo di Torino.


    Soffermiamoci sugli anni che intercorrono fra i tuoi primi tentativi e l’esordio su Cartaigienica webzine. Hai fatto diverse prove, per Magico Vento, per Lazarus Ledd...

    Sì, quella con Ade Capone è stata un’esperienza di apprendistato molto importante. È stato Claudio Sacchi a mettermi in contatto con Ade. Inizialmente avevo un po’ di timore, perché conoscevo la sua fama di “duro”, però mi sono trovato bene: Ade mi ha fatto disegnare alcune tavole di prova e le ha corrette con grande pazienza, dandomi numerosi suggerimenti. Dopo tre o quattro prove, mi ha proposto di realizzare una storia destinata alla pubblicazione. Lì sono cominciati i guai perché, giustamente, Ade chiedeva un impegno e dei ritmi da professionista. Penso che allora sia avvenuto lo “scontro” con il professionismo: mi sono reso conto che, a quello stadio della mia crescita, non ero in grado di assicurare le prestazioni chieste da Ade. Così, alla fine, non se n'è fatto niente. Gli sono comunque molto grato per quella che considero, più che un’occasione mancata, un’esperienza che mi ha insegnato molto sul mestiere.
Per quanto riguarda Magico Vento, ho sottoposto alcune tavole a Queirolo, e sto tuttora lavorando per migliorare la mia interpretazione del personaggio.


    Che cosa ti spinge verso questa professione? Qual è l’aspetto che preferisci, del lavoro di fumettista?

    Vorrei fare il fumettista innanzitutto perché mi piace disegnare. Trovo che sia un mestiere gratificante, soprattutto perché è creativo ed è seguito da persone appassionate. Certo, disegnare è faticoso, e richiede molte ore di impegno ogni giorno, però ci sono anche i vantaggi. Per esempio il fatto di poter lavorare a casa e di poter stabilire autonomamente i propri orari.

    Qual è stata la tua formazione come lettore, prima, e come aspirante disegnatore, dopo?

    Sono autodidatta, ma ci sono ovviamente delle letture che mi hanno ispirato e da cui ho cercato di imparare il più possibile. Amo il disegno realistico e l’influenza più importante, in questo senso, è stata senza dubbio quella di Tex e del suo staff di disegnatori.

    Che sono fra i più grandi esponenti di quel tipo di disegno... Insomma, fumettisticamente parlando sei venuto su a bistecche alte tre dita e montagne di patate...

    Sì (ride). Amo il western e sono un “fan sfegatato” di Tex. Col tempo, però, mi sono accostato anche a fumetti diversi. Per esempio apprezzo un autore come Alex Ross, che disegna storie di tutt’altro genere.

    Ultimamente il mercato americano sembra molto recettivo nei confronti degli autori “indipendenti”. Hai mai pensato di proporti all’estero?

    Non ho preclusioni, ci mancherebbe!, ma penso che il mio modo di disegnare sia più adatto al mercato italiano e agli albi in formato Bonelli.

    Cosa senti più in punta di matita e cosa, invece, fai più fatica a disegnare?

    Naturalmente mi vengono meglio le cose che ho sempre fatto. Mi piace disegnare i personaggi, amo l’anatomia: corpi, muscoli, braccia, gambe... anche se devo ammettere che disegnare il corpo femminile è più difficile. Trovo difficoltà quando devo rendere su carta le automobili o quando devo creare un’ambientazione da zero: ho sempre bisogno di qualche riferimento.

    Cosa pensi dei web-comics? Che potenzialità pensi offra la rete per gli autori emergenti di fumetti?

    Le potenzialità per chi inizia sono ottime: hai la possibilità di pubblicare gratis e, se il tuo lavoro viene apprezzato, le “vetrine” sulla rete si moltiplicano. Insomma, si crea un circolo virtuoso che ho potuto sperimentare di persona. Come sai, la mia prima galleria è stata pubblicata su Rorschachonline.it, dove è stata notata da Claudio Sacchi. Claudio a sua volta ha inserito i miei disegni sul suo sito e lì sono stati visti da altre persone. Se non ci fosse la rete, probabilmente nessuno saprebbe niente dei miei lavori.

    C’è qualche personaggio o fumetto su cui ti piacerebbe lavorare? Qualche sogno nel cassetto?

    Tex, senza dubbio! Perché è un personaggio che conosco e che amo fin dall’infanzia. Mi affascina anche Batman, per le atmosfere dark. Mi piacciono le ambientazioni scure, dove c’è molto nero, che penso di saper rendere meglio di quelle solari.

    Che rapporto hai con il colore? E con il bianco e nero? Con l’uso di Photoshop?

    Non uso molto il colore, ma nella realizzazione di alcune illustrazioni ho sperimentato mix “strani” di pennarelli e pastelli e la tecnica dell’acquerello. Ho realizzato anche delle illustrazioni interamente al computer, in 3D. Per la realizzazione delle tavole lavoro in maniera tradizionale con matita e china e ricorro a Photoshop più che altro per i ritocchi, per correggere eventuali sbavature.

    Hai mai pensato ad autoprodurti? Secondo te, l’autoproduzione è un buon modo per farsi conoscere?

    Io credo che, dal momento che esiste internet, convenga sfruttare questo eccezionale mezzo di diffusione: è immediato, è gratis ed offre molta più visibilità rispetto all’autoproduzione tradizionale. Detto questo, devo aggiungere che non esiterei a investire i miei risparmi su un fumetto che ritenessi veramente buono.

    Ultimamente si parla molto di crisi del mercato. Vista la situazione, cosa ti ha spinto a intraprendere la difficile carriera del disegnatore di fumetti?

    Da quando conosco voi (NdR: la redazione di SeD prima e di Rorschach e Comics Code poi), si parla sempre di crisi, però vedo che continuano ad uscire cose nuove, quindi i lettori ci sono, anche se magari non numerosi come un tempo.
Io credo che, se uno diventa veramente bravo, riesce a lavorare anche in una situazione di crisi. Se la crisi diventa acuta, i primi a venire mandati via sono gli sceneggiatori e i disegnatori meno abili. Potrei sbagliarmi, ma penso che questo discorso valga anche per gli esordienti: bisogna lavorare duro e migliorarsi, perché per i bravi autori c’è sempre posto
.

    Concludiamo con la nostra domanda classica: quali sono, secondo te, le tre opere che un appassionato di fumetti dovrebbe assolutamente leggere?

    Premetto che la mia scelta si basa più sui disegni che sulle sceneggiature. Mi piace molto la Storia del West di Gino d’Antonio, che mi colpisce per la scioltezza, la naturalezza dei personaggi e del movimento. Poi consiglierei Kingdom Come di Alex Ross e naturalmente una bella storia di Tex, come la “saga della Tigre Nera” di Claudio Nizzi e Claudio Villa.

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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