Iscriviti alla newsletter di COMICS CODE




Inserisci il tuo indirizzo e-mail


Il lato oscuro della fiaba: intervista a John Bolton
di Alessandro Pinna e Antonio Solinas

 

     Sei un artista eclettico. Hai disegnato fumetti, illustrazioni, copertine, immagini per giochi di carte… prediligi una di queste attività o le vedi come aspetti complementari dello stesso mestiere?

    Le vedo tutte come parte dello stesso mestiere, poiché il tema dark fantasy è quello che fa da filo conduttore di tutto il mio lavoro. Ma ogni volta che dipingo mi trovo di fronte ad una sfida eccitante, perché questo richiede un approccio diverso sia nella composizione che nel contenuto.

    Sei stato, con Barry Windsor Smith, uno dei primi disegnatori britannici ad approdare negli Stati Uniti negli anni ’80. Come ricordi i tuoi primi passi nel mercato statunitense? Fu difficile affermarsi?

    Sfondare nel mercato statunitense, in realtà, fu abbastanza facile. Un giornalista freelance che lavorava per il Comics Journal in Gran Bretagna aveva seguito il mio lavoro, che era apparso in un certo numero di pubblicazioni britanniche. Scrisse un articolo su di me, che includeva alcuni esempi del mio lavoro. L’articolo fu visto da un editor americano che lavorava alla Marvel, che mi chiamò e mi chiese se volessi lavorare per il mercato statunitense. La mia risposta fu: “Certo!”. A causa del mio interesse per il lavoro di Robert E. Howard decidemmo di realizzare un numero unico con un’avventura di King Kull, scritto da Doug Moench, che apparve poi su Bizarre Adventures numero 22. Mi piacque tantissimo lavorare a quella storia, anche se il salto da 15 a 55 pagine fu, per me, il battesimo del fuoco. Comunque, poco dopo mi furono commissionate altre storie. Mi piace molto la libertà che mi danno negli Stati Uniti, è qualcosa che sono veramente fortunato ad avere.

    Pensi che gli artisti inglesi che vi hanno seguito abbiano tratto vantaggio dal fatto che tu e Barry Windsor Smith avevate già aperto la strada?

    Non ne ho idea! Forse sarebbe meglio che rispondessero loro a questa domanda.

    Hai lavorato per le maggiori case editrici statunitensi. Con quale editore ti sei trovato meglio?

    I miei rapporti con tutti gli editori sono molto buoni. Mi piace lavorare con case editrici differenti, perché questo mi dà la possibilità di confrontarmi con nuovi personaggi e di lavorare con team creativi diversi.

    Hai disegnato supereroi famosissimi come gli X-Men e Batman. C’è qualche altro supereroe che, nonostante il tuo scarso entusiasmo per questo tipo di personaggi, ti piacerebbe disegnare?

    Un giorno mi piacerebbe affrontare Superman e Plastic Man (separatamente, ovviamente), in storie di una certa lunghezza. Plastic Man è un personaggio fantastico, cui mi avvicinerei in maniera realistica. Prendere un personaggio che è capace di rimodellarsi in qualunque cosa scelga è affascinante. Se realizzato nella maniera giusta, penso che sembrerebbe totalmente surreale. E per quanto riguarda Superman, l’approccio che avrei nel disegnarlo sarebbe quello di utilizzare uno stile grafico veramente esagerato.

    Le tue influenze provengono quasi sempre dall’esterno del mondo del fumetto, per esempio dalla pittura. Come mai? Hai paura che, facendo riferimento solo ai fumetti, il tuo stile si impoverisca?

    Bella domanda. Penso che sarebbe un male basarsi solamente sui fumetti per quanto riguarda le influenze. Come, per esempio, se fossi un regista e guardassi solo ai film come fonte di ispirazione. Devi abbracciare qualunque tipo di ispirazione in qualunque luogo la trovi, dalla vita reale, dai film, dalla letteratura, tutto. Penso che limitarsi ad una sola categoria potrebbe portare il tuo stile a inaridirsi. Come mi ha detto una volta un amico, se devi scrivere una storia horror, non comprare un libro intitolato Come Scrivere Storie Horror. Compra invece un libro intitolato Come Scrivere Storie d’Amore e usa quelle indicazioni per scrivere la tua storia horror.

    Una delle caratteristiche costanti della tua produzione è l’horror. Quando è nata la tua passione per il genere?

    Mia madre era, ed è ancora, una grande appassionata di horror. Mi permetteva persino di stare alzato a guardare film dell’orrore in televisione quando ero ancora piccolo ed impressionabile. Inoltre mi portava al cinema a vedere tutti film nuovi. Quindi è tutta colpa sua se sono cresciuto e diventato così!

    Sembri interessato al lato oscuro della fiaba: penso a un’illustrazione come There Are No Strings on Me o alla storia a fumetti che hai tratto dai testi di Cristina Rossetti, Goblin’s Market...

    Penso che il lato oscuro di ogni storia tiri fuori i personaggi più interessanti, come Darth Vader o uno qualunque dei cattivi dei films della Disney.

    All’inizio della tua carriera, il tuo lavoro era basato sul pennino e sull’inchiostro, come le pagine di Classic X-Men. Più recentemente, invece, sembri preferire l’approccio completamente dipinto. Quale è la ragione di questa scelta?

    Ho sempre dipinto, ma quando ho iniziato a lavorare alle storie per il mercato americano non c’erano molti editori che pubblicassero storie completamente dipinte. L’opportunità si è presentata con Epic Illustrated e da allora c’è stata una maggiore richiesta per tavole dipinte.

    Come è cambiato il tuo approccio all’illustrazione dopo l’avvento di Photoshop? Usi il computer per integrare il tuo lavoro?

    Ho fatto esperimenti col computer e lo uso ancora, ma è solo un altro strumento del mio studio. Le copertine che ho fatto di recente per il libro di David Gemmel avevano un feeling CGI (computer generated image, immagine generata al computer, N.d.T.) combinato all’aspetto dipinto, ma questo era lo stile richiesto da David e dall’editore. Sono tornato primariamente alla pittura, ma sono sempre attento a trovare nuovi ed eccitanti modi di sperimentare con la mia arte.

    Hai sempre lavorato con sceneggiatori bravissimi su ottime storie. Pensi che questo privilegio ti abbia viziato? C’è uno scrittore, con cui non hai lavorato nel passato, con cui vorresti fare qualcosa?

    Sì, ho lavorato con alcuni sceneggiatori eccellenti, ma certamente mi piacerebbe lavorare con Frank Miller ed Alan Moore. Al momento sono al lavoro con alcuni sceneggiatori molto stimolanti, come Devin Grayson e Mike Carey. Hai ragione a dire che sono diventato un po’ viziato, poiché questi sceneggiatori hanno sempre scritto per evidenziare i miei punti di forza, e sanno che cosa mi esalta.

    Penso che ci siano alcuni illustratori pittorici, nel mercato fumettistico, che sanno barare bene, coprendo i difetti con effetti appariscenti. Ovviamente questo non è il tuo caso: dei molti illustratori che fanno fumetti dipinti, c’è qualcuno che ti piace in particolare?

    È difficile indicare un illustratore in particolare, ma mi è sempre piaciuto lo stile di Bill Sienkiewicz.

    Segui la scena fumettistica italiana? C’è qualche autore italiano che ti piace in particolar modo?

    Non conosco nessun nome in particolare, ma i disegni sono fantastici. Quando quelle rare pubblicazioni mi arrivano sotto mano, rimango sempre impressionato dallo stile e dalla fluidità degli artisti italiani.

    Quali sono i suoi progetti per il futuro?

    Sto lavorando ad una storia che è una favola dark ed urbana scritta da Mike Carey, quello di Lucifer. Non posso al momento dire di più, perché siamo ancora ai primissimi passi, ma ti terrò informato, al progredire del lavoro.
Sto anche imbalsamando alcuni pipistrelli che ho trovato nella mia soffitta. Sono ottimi come modelli.

    La domanda delle cento pistole che facciamo sempre a tutti. Se dovessi scegliere tre opere che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato, quali sceglieresti?

    Dark Knight, Watchmen e, naturalmente, Menz Insana - perchè ancora oggi mi fa ridere.

 

 

fai click sulle immagini per ingrandirle