Stai attento o Matteo ti manda dei killers mafiosi a casa…
O quello o si butta da un palazzo (ride). È stato difficile perché c’è un altro collaboratore, penso. Ma sta facendo un ottimo lavoro, e sono veramente contento di quello che ha fatto.
Ma dopo Batman: Europe, non lavorerai mai più con un co-sceneggiatore…
No, non lavorerò più con un altro scrittore.
C’è qualcosa che ti senti di non avere ancora compiuto, nei fumetti?
Oh, non lo so. Penso che mi piacerebbe essere in grado di fare Loveless per i prossimi 4 anni…
Mi piacerebbe finire alcune storie su cui sto lavorando ora, e vorrei passare direttamente al formato graphic novel. Mi piacerebbe by-passare il format dei fumetti mensili.
Sfortunatamente, in un mercato di questo tipo non sono proprio sicurissimo che sia la scelta giusta da fare.
Con i fumetti mensili, hai un po’ di pubblicità ogni mese, sai (ride)?
Non mi sembra che i venditori e i fans siano pronti. Il mercato non è organizzato in maniera da prendere un fumetto e promuoverlo. E le serie non sembrano in grado di creare un richiamo per più di una settimana. Dopo di che, tutti passano al fumetto della settimana successiva. Mi piacerebbe una editoria regolare, in cui un fumetto può avere una vita per, diciamo, 6 mesi.
Pensi che la DC capisca questo problema?
Oh certo, lo conoscono bene. Ho parlato con loro per cercare di capire se sia possibile porre rimedio a questo problema, per cambiare il modo in cui è organizzato il mercato.
Quale è la cosa più sbagliata nei fumetti americani, ora?
La cosa più sbagliata? Oh my God! Non posso dirlo, sarei nei guai … (ride)
Anzi, sai quale è la cosa più sbagliata? Te lo dico io: la cosa più sbagliata sono quegli eventi aziendali, che stanno obbligando i lettori a comprare tutto. Sembra che tutti gli editori li stiano facendo, oggigiorno.
Penso che sia un trucco per tenere vivo il direct market…
Sai cosa? Se questo è il caso, allora sono la cosa più bella dei fumetti, non la più sbagliata. Ma non potrebbe essere che siano allo stesso tempo la cosa migliore e quella più sbagliata che stanno accadendo ai fumetti?
È possibile. Ma io penso che un sacco di persone, come me, vogliono solo quei bei volumoni di 100 Bullets da leggere tutti insieme.
Si, anche io.
Forse sono io, ma a me i mensili americani sembrano usa e getta, a paragone con le collezioni.
Beh, finché non li metti in una bustina di plastica…
I tuoi fumetti vengono tradotti in altre lingue. Hai mai pensato a quanto è difficile tradurre i tuoi giochi di parole?
Si, l’ho sentito da vari traduttori. Alcune cose proprio non si possono tradurre.
E questo ti preoccupa?
Ovviamente no. Grazie tante (ride)!
Pensi mai al tuo pubblico, quando scrivi?
No, l’unico pubblico al quale penso è l’editor, perché firma la cedola di pagamento (ride).
È probabilmente il modo migliore di rapportarsi con un lavoro come il tuo, perché se ti preoccupi troppo del pubblico…
… allora finisci a fare quello che il pubblico vuole, e di solito non vuole ciò che è meglio (ride). Ciò che il pubblico tende a volere è quello che ha già, e io non sono in questo campo per quello.
Che cosa è che gli darai in futuro, allora?
Che cosa gli darò in seguito? Un po’ di commedia (ride)!
Vari molto il livello di violenza e di parolacce nelle tue storie, e mi riferisco, per esempio, a Hellblazer rispetto a 100 Bullets. Ci pensi consciamente, o ti viene naturale per le diverse storie?
In 100 Bullets ci piace tenere molta della violenza fuori scena, è un approccio che io ed Eduardo abbiamo deciso di adottare. In alcuni casi, come quel posto orribile in Hellblazer, per ottenere il massimo effetto, devi mostrare tutto, per creare lo shock. Devi vederlo accadere.
Hai realizzato la graphic novel di Sgt. Rock con Joe Kubert: Joe mi ha detto che ti chiese di non metterci nessuna parolaccia e tu hai accettato. Ti sei sentito intimidito dal fatto di lavorare con una icona fumettistica come lui?
No, per niente. No ho avuto problemi a lavorare con Joe. Lasciare fuori le parolacce è stato l’unico compromesso che mi è toccato, ed è una cosa minima, per come la vedo io. Ovviamente avevo un sacco di rispetto per Joe: mi ha chiesto di evitare le parolacce. Benissimo.
La stessa richiesta me l’ha fatta Jim Lee per Superman. Idem: avevo un grande rispetto per Jim, per cui niente parolacce.
Kubert, Corben e Jim Lee hanno stili grafici che sono completamente diversi l’uno dall’altro. Come è stato lavorare con loro e come è cambiato l’approccio?
Avrei potuto avere un approccio diverso, ma Jim mi ha chiesto di non farlo. Non ha voluto che cambiassi niente. Ha voluto vedere come fossero le mie sceneggiature e voleva la stessa libertà che si suppone che io dia a tutti gli altri. Per cui gli ho dato quello che do a chiunque altro.
Le tue sceneggiature lasciano un sacco di libertà al disegnatore. C’è qualcuno che si è mai lamentato della troppa libertà?
Oh yeah… (ride) Dimmi il nome di un disegnatore che hai sentito lamentarsi che gli è stata lasciata troppa libertà. Quel disegnatore non esiste!
Sarebbe abbastanza divertente…
Come ho detto, quel tipo di disegnatore non esiste, mi spiace (ride).
Segui i fumetti regolarmente?
Alcuni.
Quali?
Mi stai chiedendo quali sono quelli che ho letto di recente?
Si. O se ci sono persone di cui segui sempre il lavoro. Molti menzionano sempre Mike Mignola…
Leggo Hellboy ogni tanto. Mia moglie lo segue regolarmente.
Mi sono piaciuti tantissimo i due ultimi libri di Joe Kubert, Yossel e Jew Gangster. Erano veramente ottimi.
Leggevi più fumetti, prima di iniziare a lavorare in questo campo?
Si, più o meno. Ma non leggo più tanti fumetti come prima. Leggo davvero raramente quelli mensili. Sai, non mi piace aspettare.
Sai niente della scena fumettistica europea e di quella italiana in particolare?
Si. Non mi definirei un esperto, ma ho un buon numero di fumetti italiani, in realtà. Tex, per esempio, e Diabolik. Mi piace molto Dylan Dog. È un peccato che sia tradotto in maniera così sporadica: infatti, i fumetti italiani non vengono proprio tradotti, qui negli Stati Uniti.
C’è qualche aspetto che ti piace in particolare dei fumetti stranieri, in confronto a quelli americani?
Si. I personaggi non volano e non si prendono a pugni (ride).
Le storie sono più realistiche. E trovo che lo storytelling per i disegnatori europei è più importante che per i loro colleghi americani. Ai disegnatori americani piace l’esplosività. Vogliono un sacco di splash pages e cose del genere. Ed è quello che vuole anche il pubblico. Ma a me invece piace lo storytelling. Questa è la ragione, probabilmente, del fatto che mi piacciono i film americani degli anni ’70.
C’è qualche sceneggiatore il cui lavoro ti piace particolarmente e qualche scrittore che davvero non ami?
Se una cosa non mi piace non la leggo. Non riesco a pensare, così d’acchito, a nessuno la cui roba mi piaccia davvero. Mi piace Stray Bullets di Dave Lapham: non ho letto il suo Batman, per cui non so dirti. Mi è piaciuto The Originals di Dave Gibbons. Ha fatto una storia di Green Lantern da poco: non l’ho letta (ride).
Sembri diverso dai tanti sceneggiatori che si atteggiano a “rockstars”: non lanci proclami su come cambierai il mondo dei fumetti…
E sai perché? Perché non cambierò il mondo dei fumetti (ride).
Ma cosa pensi dell’atteggiamento da “rockstar”? Porta qualche vantaggio al mondo dei comics?
Non lo so proprio.
E ti infastidisce?
Qualche volta si. Personalmente, penso che tutta l’attenzione dovrebbe concentrarsi sul lavoro. Il mio lavoro è più importante di me. Questo è quello che rimane. Se qualcosa mi sopravviverà, sarà il mio lavoro. Non ho nessun desiderio di essere una celebrità, mi piace avere le mie scappatoie (ride).
La solita domanda finale: quali sono, secondo te, le tre opere che un appassionato di fumetti dovrebbe assolutamente avere in biblioteca? Te la puoi cavare con due, perché la terza è 100 Bullets…
Vedi, non l’avrei detto affatto (ride). Devo imparare davvero a promuovermi meglio (ride). Per tornare alla domanda, penso che i fumetti che tutti dovrebbero avere in biblioteca sono probabilmente il primo Sin City, o comunque un qualsiasi Sin City. Anche 300 era fantastico, senza alcun dubbio. Quindi, vedi che c’è qualcuno che seguo sempre, e quello è Frank (Miller). Ronin mi piace molto più di The Dark Knight…
Dico anche Black Hole di Charles Burns, che ho appena preso, e penso sia bellissimo. Per quanto riguarda il terzo fumetto, non lo so… Ora sto guardando cosa c’è sui miei scaffali (ride)!
Non vuoi dire Watchmen, per esempio?
E perché dovrei? Non vorrei affatto… voglio dire, Watchmen è bellissimo, ma non so se debba stare sullo scaffale (di un appassionato). È ottimo, ma alla fin fine è sempre una storia di supereroi, e ciò non mi si addice più di tanto. È un’ottima storia per quanto riguarda i personaggi… Va bene, ti dico Watchmen, così mi lasci in pace (ride).
Grazie, Brian.