Ninos Ferrato: Diario di un Vampiro. Intervista a Marco Feo
a cura di
Chiara Zeis
Diario
di un vampiro è il
numero 0 di una nuova saga che viene lanciata in questi giorni
per il mercato delle fumetterie. Ne parliamo direttamente
con il creatore del personaggio nonché sceneggiatore
e curatore della serie, Marco Feo. Di cosa si tratta?
La
potrei definire "una miniserie a lunga scadenza"! Ovvero,le
vicende e le situazioni narrative presentate in questo numero
0 si andranno pian piano evolvendo. I personaggi, soprattutto
il protagonista (un giovane ragazzo che si ritrova ad essere
vampiro senza sapere perché, nè ricordandosi
il suo passato, costretto a dividere la sua condizione umana
con quella mostruosa dei "Signori della notte") evolveranno
nei vari numeri fino ad una conclusione, che non sarà però strutturata
in 5-6 albi come nelle classiche mini-serie, ma in un corpo
di volumi maggiore. Un po' come sta facendo Luca Enoch in Gea.
Come nasce l'idea di questa pubblicazione?
Diario di un vampiro non è il
primo fumetto di Ninos, in passato ne abbiamo pubblicati
due e, visto il riscontro favorevole dei nostri lettori, abbiamo
deciso di produrre una vera e propria saga.
Iniziai a scrivere le storie
di questo personaggio, ed ad abbozzarne esili schizzi, attorno
al '96 o '97 (l'anno dei primi brevi episodi apparsi sul
sito dello Sciacallo Elettronico); mentre la prima pubblicazione
stampata del "vampiro vegetariano" è del
febbraio 2000.
Le date svaniscono, ma rimangono vivide le
immagini di quei momenti. Camminavo per le strade della mia
città, reflex
sotto il braccio, meditando su come strutturare le trame. Cercavo
fra le luci che si riflettevano nelle pozzanghere, nei muri
sberciati, nelle fabbriche abbandonate, i grigi e i colori
con cui abbozzare la sinopia del racconto. Ci si ritrovava
con i primi collaboratori attorno ad un tavolo consunto di
qualche trattoria di paese, sperduta nella campagna, e si discuteva
fino a tarda ora, sugli abbozzi delle tavole. Giravamo per
l'Italia alla ricerca dei posti più insoliti e carichi
di segreti. Non i grandi monumenti o i misteri "classici",
piuttosto quei luoghi che sono rimasti nei ricordi solo dei
vecchi, scoperti, per caso, fra le rughe delle periferie. Piccoli
indizi rivelatori di un arcano quotidiano, sotterraneo... reale!
Sono sempre stato attratto dalle tematiche di vampiri e mostriciattoli,
ma fin dall'inizio ciò che più mi interessava
raccontare era, ed è, il mostro interno, le situazioni
concrete dello scacco esistenziale e il conflitto fra la natura
umana e quella più animalesca o diabolica. Cogliere
incubi o le dissonanze della vita con un forte senso del grottesco.
Contrasti del profondo: le piccole bugie, i compromessi con
cui bisogna inesorabilmente scendere a patti, i rapporti con
gli altri, i ricordi di un passato che diventano sempre più lievi.
Quotidiani momenti che nascondono nel nostro cuore i segreti
più veri. In fondo vampiri lo siamo un po' tutti e Ninos
ne è solo una minuta metafora.
Ninos Ferrato è proprio questo: un mostro più interno,
psicologico. Non ci sono elementi splatter o gratuitamente
spettacolari nelle sue storie, pur rimanendo un fumetto leggero
e d'intrattenimento, senza nessuna presunzione d'essere un
testo di difficile letteratura o tanto meno di psico-analisi.
Diciamo più vicino a Hitchcock che all'horror-splatter,
ma intriso di elementi fantastici, cyber-punk e surreali. I
lettori amanti di mostri, vampiri, licantropi e altre immonde
creature non rimarranno delusi! Non sarà però il
solito modo di trattare questi argomenti: prima di tutto perché il
punto di vista è ribaltato, il protagonista in questo
caso è il vampiro! Quindi non il buono contro il cattivo!
E poi perché gli stessi mostri ci vengono presentati
in maniera molto diversa dal solito, più realistica
e per questo più credibile e drammatica!
Chi è Ninos
Ferrato? Ci descrivi il personaggio?
E' un ragazzo
di circa 20/23 anni (ma come si fa a dare un età ad un vampiro?) condannato a convivere con la sua
natura mostruosa. Ogni giorno combatte contro questo beffardo
destino cercando di resistere ad un sorte assegnata cui pare
non potersi sottrarre, neppure con la morte (un vampiro può suicidarsi?).
E' più forte di lui, è scritto nel suo DNA. Si
odia per questo, non vorrebbe essere un vampiro. Si nutre di
verdura e beve sangue di animali, assaporando bistecche non
cotte. Per Ninos tutto diventa drammatico: il bisogno del sangue,
il desiderio incalzante, il richiamo assassino, la paura di
perdere il controllo, l'impotenza di vivere senza sapere il
perché di questa condanna. Non conosce il suo passato,
non sa come sia diventato vampiro. Vive in una tranquilla città.
Abita nel misero monolocale di un vecchio edificio di periferia,
di cui deve comunque pagare l'affitto. Eppure, non rammenta
neanche come ci sia arrivato. I ricordi, come nella quotidianità dei
nostri giorni, svaniscono tornando all'indietro, giorno dopo
giorno, ora dopo ora. Potrebbe essere lì da sempre,
da un anno o forse due. Ninos non lo sa. E questo non fa che
rendere il suo incubo ancora più allucinante. Non è il
classico espediente da sceneggiatore. Anzi, l'idea è proprio
quella di giocare con i tipici elementi narrativi per cercare
di raccontare qualcosa di più intimo. Il nostro protagonista,
come tutti i vampiri, non sopporta la luce solare, ma risolve
il problema con un paio di occhiali. Quando è assetato
di sangue non gli spuntano dei canini lunghi dieci centimetri,
al massimo il suo volto diventa emaciato. Paradossalmente Ninos
potrebbe essersi immaginato tutto, non essere un "figlio della
notte". Sarebbe molto più grave... tranquilli non è così.
L'idea narrativa è proprio quella di correre sul filo
del rasoio, fra il bene e il male, dove le tentazioni e i pericoli
di cadere dalla parte sbagliata sono continui e sempre più subdoli.
Il riscatto dell'eroe sarà ancora più grande!
E fra i comprimari?
Sono
diversi i personaggi che compariranno e cortocircuiteranno
attorno a Ninos. Fra tutti forse il più importante è Henor.
E' un vampiro che si cela dietro l'aspetto di un uomo di circa
40 anni. In realtà è molto più vecchio.
Alto, bello, occhi azzurri di ghiaccio, profondi come l'Inferno.
Sguardo triste, bruciante. Capelli ondulati lunghi, mai pettinati.
Non ha remore sul suo comportamento, ma non è nemmeno
crudele per gioco. Misterioso, introverso, taciturno, incarna
le sembianze del classico cavaliere nero. Sul suo volto è sempre
dipinta una lieve ombra di tristezza, come se nascondesse
conoscenze e segreti terribili.
Sotto il suo comando vi sono
i Senza Anima, che dirige per una serie di traffici illegali
e misteriosi, collegati alla manipolazione genetica. Con
il perfido Dark vive in una vecchia fabbrica abbandonata
alla periferia della città. Si
scontrerà più volte con Ninos, ma senza mai volerlo
veramente eliminare. Il suo segreto lo scoprirete solo leggendo
gli albi della saga!
Dark è il braccio destro e consigliere di Henor. Alto
circa un metro, calvo, indossa un grosso cappottaccio nero
dal grande collo, unto e maleodorante. Perfido, intrallazzatore,
astuto, doppio giochista, infingardo e chi più ne ha
più ne metta. E' un vampiro, ma a causa della sua statura
non riuscirebbe mai ad attaccare un essere umano se non con
l'aiuto di qualche trucco o atto meschino.
Nei confronti di
Ninos nutre una forte antipatia, accentuata dal fatto che invece
Henor sembra nascondere un certo favore per il giovane vampiro.
Entrambi sanno qualcosa sul passato del nostro protagonista,
ma non ne accennano mai apertamente, come se tutto fosse censurato
da un remoto mistero.
I Senza Anima. Sono i servi di Henor.
Sembrano tutti uguali: alti un metro e novanta, completamente
calvi, indossano un maglione spesso dal collo ampio e pantaloni
neri. Atoni, senza espressione. Come dei Golem, ascoltano ed
effettuano gli ordini di Henor e di Dark. Henor li comanda
anche solo con un gesto, forse attraverso la telepatia. Mentre
Dark deve gridare come un ossesso per farsi ascoltare. Vampiri?
Mutazioni genetiche ricreate in laboratorio? Sicuramente sono
in qualche modo collegati con i misteriosi esperimenti che
avvengono in quella vecchia fabbrica abbandonata...
Sebastian
Lore. Nato nel freddo e nebbioso Nord circa 800 anni fa, Sebastian
Lore è, o è stato, tante cose
insieme: carnefice, assassino, spia, seduttore, condottiero,
reietto, fuggiasco, monaco, inquisitore... Mille e più vite
s'intrecciano fra le sue mani, nei suoi occhi, tutte tese al
superamento di quello che il marchio delle tenebre ha lasciato
su di lui... Sebastian non può bere sangue che non sia
freddo, figlio dei rettili, o della morte di ogni altro essere.
Soltanto con la fredda carezza dell'oscura mietitrice, infatti,
questo tormentato figlio della notte può nutrirsi. In
passato, fiero della sua condizione di dannato e travolto da
passioni egoistiche e sete di potere, ha potuto supplire a
questa mancanza portando le sue vittime in principesche stanze
di palazzo, in sua completa balia, o in oscure segrete, pronte
a soddisfare la sua sete in ogni istante. Con l'inizio dell'età dei
lumi, caduto in disgrazia presso i suoi antichi alleati, Sebastian
fu costretto a vagare come un semplice soldato nel continente,
rimanendo sul campo di battaglia per bere sangue misto a fango,
alla fine della lotta. Seguirono anni bui, in cui ricorda di
essere stato untore, vagabondo nei giardini della peste, assassino
notturno tra le nebbie e infine nomade delle fogne delle più grandi
città alla ricerca continua di quel sangue che il progresso
permette di conservare al sicuro e per molto più tempo
di quanto non sia mai accaduto...
Un ruolo importante nelle vicende raccontate assumerà anche
il Palazzo dove Ninos vive. Ninos non ha un lavoro fisso,
fa le pulizie in un negozio di fotocopie e guadagna qualche
soldo con lavori saltuari. Vive in un quartiere di periferia,
in un vecchio e decrepito monolocale per il quale paga un basso
affitto. Ma per le sue tasche è già molto. Nello
stesso tetro palazzo vivono bizzarri e strani individui. Sono
i reietti della società, che si nascondono dove
possono trovare un tranquillo giaciglio, senza che gli sia
chiesto troppo su chi siano e cosa facciano. Fra gli altri,
Alice, è un'adolescente che si è innamorata del
nostro protagonista. Lo osserva dalla sua finestra quando esce
la sera, sospirando un amore che non sa essere impossibile.
Come mai avete scelto il mercato delle fumetterie,
notoriamente poco sviluppato purtroppo, e non quello delle
edicole?
La risposta più banale e forse anche quella più scontata è che
costa meno. Ma in realtà non è questa la motivazione
della nostra scelta. Ninos Ferrato per la tipologia narrativa,
le tematiche affrontate e le conseguenti modalità di
presentazione è una vicenda che a mio parere funziona
meglio in libreria. In edicola sarebbe stato inevitabilmente
confrontato con i giganti della Bonelli, e credo avrebbe perso.
Questo non perché il prodotto sia meno interessante
o di qualità inferiore, ma piuttosto perché richiede
un atteggiamento più "intimo" da parte del lettore.
E' il tentativo di fare un fumetto leggero e d'intrattenimento,
ma sfruttando alcune soluzioni più "letterarie". Un
esempio: gli albi della saga sono di 64 pagine. E' una formula
che troviamo più adatta per la tipologia di storie
che raccontiamo. Confrontato con il 96/98 pagine classico
di Zagor o Dylan
Dog, sarebbe apparso più ristretto. Altro esempio:
mentre in alcuni volumi di Ninos ci sarà un disegnatore
al lavoro sull'intera storia, in altri troveremo più disegnatori
ad interpretare il personaggio. L'episodio sarà diviso
in capitoli e ogni capitolo sarà affidato ad un disegnatore
diverso. In edicola questa cosa poteva essere letta in maniera
negativa. In fumetteria il lettore è più scafato,
ama questo genere di esperimenti, accetta le diverse interpretazioni
grafiche e anzi apprezza il gioco e il confronto di stili,
la narrazione degli autori nella narrazione della storia. Stessa
cosa con le vicende raccontate, spesso utilizziamo soluzioni
che strizzano l'occhio al lettore di fumetti, prevedono che
conosca delle citazioni o degli escamotage narrativi. Avremmo
potuto tranquillamente scegliere di adottare una soluzione
di presentazione diversa che funzionasse su più piani
di lettura, come fanno magistralmente gli autori di Dampyr, John
Doe, ecc... Ma con Ninos Ferrato c'era il forte
rischio di banalizzare la vicenda. Dovevamo scegliere: o
modificare il personaggio per tentare l'edicola, o mantenere
e sviluppare l'idea di base che giudicavamo interessante.
Abbiamo perciò deciso
di puntare tutto sul mercato della fumetteria. E' un settore
che attualmente non funziona, soprattutto per i più piccoli
editori, ma solo le fumetterie possono offrire un ventaglio
di proposte più eterogeneo ed aperto su più fronti,
e quindi arricchire il fumetto stesso.
Chi sono gli autori che lavorano sul progetto?
Ad
aiutarmi nelle sceneggiature il bravissimo, per quanto giovanissimo,
Gianmarco Zanrè, che si era riuscito a
distinguere già sulle pubblicazioni della ormai defunta
Medicina Nucleare. Ma ci sono altri sceneggiatori in prova
su alcune storie.
Il parco dei disegnatori, che hanno collaborato
sulle prime storie di Ninos Ferrato o che stanno lavorando
sulle storie nuove, è molto ricco: Claudio Stassi
(Eura, Hazard, Strane
Storie), Sergio Algozzino (Piccoli Brividi, Monster
Allergy), Marco Sciame (Erinni), Michela DeDomenico
(Mondo Naif, Schizzo), Marco Menaballi
(Excalibur, Affiches, SF edizioni), Fabrizio DeFabritiis
(Living Sword), Stefano Landini (Strane Storie),
Andrea Capone (Chrayon), Danilo Loi Zedda (Wonder
Pig, Ediperiodici) e poi ancora Daniele Rudoni, Zoran
Herceg, Antonello Catalano, Laura Spianelli e qualche nuova
entrata in fase di rodaggio.
La serie di Ninos Ferrato è marchiata "Lo
Sciacallo Elettronico" ed editata come sempre, grazie all'appoggio
della casa editrice De Falco. Com'è nata l'idea dello
Sciacallo Elettronico?
Erano i primi anni '90. Io
ed altri amici avevamo appena finito gli studi all'Accademia
di Belle Arti e tentavamo di proporci sul mercato con i nostri
fumetti. Purtroppo la situazione in quel momento era proprio
brutta. In edicola non usciva quasi più nulla, le grandi riviste cosiddette "d'autore" chiudevano
battenti una dopo l'altra. Noi, che i fumetti li leggevamo
ancora prima di andare a scuola alle elementari (non so come,
ma è così), soffrivamo enormemente di fronte
a tale triste realtà. Così decidemmo di organizzare
una mostra itinerante per l'Italia che mostrasse giovani autori
ma con forti idee e capacità. Con l'aiuto del grande
Luca Boschi organizzammo una serie d'esposizioni in varie città e
un catalogo abbastanza decente dal titolo Bandes Dessineés (pur
presentando il lavoro di autori italiani, il riferimento al
mercato editoriale francese, quasi sconosciuto al grande pubblico,
era un manifesto evidentemente provocatore). Fra gli autori
Leo Ortolani (ancora non conosciuto con il suo Rat-Man),
Alberto Lavoradori, Stefano Intini e Alessandro Gottardo (Disney),
Giuliano Piccininno (Sergio Bonelli editore), Casabianca (Interzona),
Pier Sandro Pallavicini, David Selvaggio e molti altri. L'iniziativa
ebbe un discreto successo, ne parlarono varie riviste, anche
non specializzate e diversi servizi giornalistici su MTV, Rai
e varie TV regionali. Conoscemmo allora Alessandro Canova di
Assioma, che, in quel momento, stava aprendo un portale su
Internet e ci propose di mettere i nostri fumetti in rete.
Erano gli albori per il web, in Italia non c'era ancora nessuna
rivista dedicata al fumetto on-line, ed in realtà anche
nel resto del mondo ce n'erano pochissime. Cogliendo l'occasione
al volo uscimmo con il primo numero dello Sciacallo
Elettronico.
Era il 1995. L'idea di base e linea editoriale era proprio
quella di dare spazio espressivo e narrativo a tutti quegli
autori, professionisti od esordienti, che avessero voglia di
raccontare qualcosa, senza per forza essere legati a leggi
di mercato, vendibilità, costi della carta, distribuzione,
e tutte quelle altre dannate cose che finiscono per stritolare
la creatività trasformando il fumetto in un brutto fenomeno
da baraccone in cerca di spillare quattrini e successo, in
realtà solo per sopravvivere! Vana illusione a cui molti
ancora oggi sembrano attaccarsi. Internet ci permetteva di
farlo, senza grossi costi ma aprendoci ad un pubblico vastissimo
e soprattutto in via di sviluppo. Incominciammo anche a fare
interviste ad alcuni grandi del fumetto italiano come Max Bunker,
Filippo Scozzari, Alarico Gattia, Marcello Toninelli e molti
altri, cercando di scoprire "il dietro le quinte" della produzione
editoriale, spesso narcisisticamente coperta da sogni ed illusioni.
Dopo
alcuni anni di esistenza solamente "virtuale" decidemmo
di stampare e confezionare qualcosa anche su carta. Era il
pubblico stesso a richiedercelo. Le storie che venivano lette
su Internet piacevano moltissimo e molti cercavano di stamparle
e archiviarle. Purtroppo la qualità video non è poi
così elevata in fase di stampa, per motivi intrinseci
della rete, quelle pur bellissime vignette viste nel monitor
non erano splendide una volta stampate con una normale getto
d'inchiostro. Il lettore di fumetti è fondamentalmente
un collezionista che ama avere l'albo in libreria. Dopo molte
richieste ricevute tramite mail, alle fiere o alle mostre,
decidemmo di fare il passo, grazie all'aiuto di De Falco editore
che si unì a noi nell'avventura, aprendo una collana
di fumetti appunto dal titolo "Lo Sciacallo Elettronico presenta".
Attualmente abbiamo in catalogo più di una trentina
di titoli. Alcuni dei quali hanno riscosso anche un grosso
successo o importanti riconoscimenti di critica come il CD-Rom Gommo di
Alberto Lavoradori, Che è stato selezionato finalista
al premio Mobius Multimedia città di Lugano, promosso
dalla Comunità Europea e dalla Radiotelevisione Svizzera.
E' un'opera multimediale, che miscela una nuova formula narrativa
di fumetti ed animazioni, è stata presentata al Palazzo
dei Congressi di Lugano contendendosi il premio finale con
opere edite da Mondadori, DeAgostini, Sellerio, RCS, Erickson,
Disney Interactive, ecc...
Marco Feo lavora nel campo
dei fumetti (Prezzemolo,
Warner, Hotwhells), ma anche nel settore della
narrativa per bambini, della pubblicità, della computer grafica
e dell'editoria in generale. Tra le campagne da te curate risaltano
nomi importanti (Enel, Esso, Regione Piemonte, Techint, Enichem,
Mattel e molti altri). Osservando i tuoi diversi lavori e gli
ambiti professionali in cui ti muovi, si capisce che non è un'esigenza
di lavoro, quanto piuttosto una ricerca personale ed artistica
ben precisa, che riesce ad esprimersi con rigore e personalità nei
vari campi in cui viene impiegata. Trovare un'etichetta che
definisca il tuo ruolo professionale è molto difficile,
forse quella più giusta è di "creativo"?
Ti
ringrazio per questo riconoscimento. Non è che suona
un po' troppo altisonante?
In effetti non è facile rimanere attivo su più settori,
il rischio è quello di essere poco visibile in tutti.
E' una scelta difficile, che mi è costata parecchi sacrifici
e la rinuncia anche ad ottime opportunità. Una scelta
che ho però voluto testardamente seguire e che oggi,
dopo ormai dieci anni di attività professionale, mi
sta dando grandi soddisfazioni. Disegno praticamente da quando
sono nato, come capita alla maggior parte dei disegnatori.
Non si tratta semplicemente di un lavoro, quanto piuttosto
di un bisogno espressivo verso gli altri e verso se stessi.
Una valvola di sfogo comunicativo e spirituale.
Come dicevi
giustamente non mi occupo solo di fumetti ma anche d'illustrazione,
pubblicità, grafica, animazione, ed "Arte" (quella
che il settore ufficiale dei galleristi indica con la A maiuscola.
Ma per me non c'è differenza). Non mi piace fossilizzarmi.
Mi piace potermi cimentare in più campi; ogni volta è come
reinventare se stessi, mettersi alla prova con ambiti e applicazioni
nuove, raccontare per un pubblico diverso. Non c'è il
rischio di ripetersi, pur mantenendo la propria cifra stilistica
e una propria personale ricerca artistica. Amo mantenere questa "libertà di
azione", avere un approccio diverso, non essere catalogato in
un unico prodotto o realtà lavorativa. Vieni arricchito
da molte esperienze e anche il singolo prodotto contiene in se
riferimenti e spunti più ampi. Con questo non vorrei però dare
un'immagine da "artistoide senza regole", scapigliato e scapestrato,
inaffidabile. Anzi forse sono proprio il contrario. Non si tratta
di una libertà gratuita, inaffidabile, irresponsabile,
quanto piuttosto di una libertà da un punto di vista strettamente
creativo, che porta novità e dinamica nell'ambito professionale,
sapendo raccontare con professionalità e rigore, ma inserendo
verve ed eccitazione verso ciò che si fa. Il lettore è proprio
questa prima sensazione che coglie ed apprezza leggendo una storia
o guardando un quadro. E nello stesso tempo la ricchezza e il
bagaglio esperienziale dei diversi settori viene portato in ambiti
nuovi offrendo una carta in più. Penso che questa mia
derivazione si senta anche nell'attività forse più amatoriale
fra tutte quelle che mi riguardano, che è proprio quella
dello "Sciacallo Elettronico". In questi anni ci siamo occupati
di fumetti sul web, su carta, di didattica, animazioni, video
e molto altro. E tutto questo deriva sicuramente dalla mia esperienza
ibrida. Ora che mi ci fai pensare... anche Ninos Ferrato in
fondo è proprio così! Una miscela di più generi
narrativi. Spero che il pubblico lo apprezzerà.
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