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L'Occhio Che Uccide - Fotoreportage da Napoli Comicon 2006
di Antonio Solinas

     Le fiere, e gli eventi in genere, servono anche (solo?) ad alimentare le polemiche gratuite.
E siccome quest’anno ne ho più voglia del solito, mi lamenterò un po’.
Per cui, invece di farvi fare il classico giro in carrozza tipico della forma reportage, preparatevi alla giostra di un flusso di coscienza. Fiato alle trombe.
Se dovessi scrivere una sola riga di commento, direi che Napoli Comicon è una fiera ottima.
Ma questo nasce dalla osservazione oggettiva che mi sono divertito (molto più dell’anno scorso, se a qualcuno interessasse): invece, è molto più importante notare che ci sono state varie piccole storture, e per amore di polemica le vorrei evidenziare.

Polemiche

     Partiamo dal primo dato di fatto. Che l’Italia sia un paese conservatore dal punto di vista fumettistico è notorio: anzi, mi azzardo a dire che in questo senso è IL paese conservatore per eccellenza.
Tutto ciò è stato confermato dai guests britannici invitati alla convention. A parte l’ottimo Millidge, infatti, i vari ospiti hanno tutti superato il punto di massimo fulgore per quanto riguarda la carriera. A partire dal letargico Chris Claremont e dall’invisibile David Lloyd, che è apparso praticamente solo in occasione dell’incontro (per altro abbastanza male gestito) avvenuto prima della presentazione del film V per Vendetta (a qualcuno dovrebbero spiegare che in italiano si dice V come Vendetta). La lista degli ospiti sembrava il piatto forte di una Lucca ’90 in una linea temporale alternativa. Meno male che non c’era McKean come si era vociferato.

Premiere
Ronf!
Donne
Entrata
Sguardi
892-892

     Secondo punto di polemica: perché contrarre lo spazio espositivo, con tutti gli angoli splendidi che offre Castel Sant’Elmo? Questo è stato un clamoroso autogol.
Terzo punto di polemica: ma chi cazzo è che compra (o ancora meglio, apprezza) i dischi reggaeton? Al bar “pubblico” della fiera la selezione musicale non ha brillato per originalità, a parte il momento in cui, sabato mattina, il DJ ha fatto girare i vecchi 45 giri della Trojan… Almeno fossero intervenute le donne che si vedono nei video reggaeton!
Quarto punto di polemica: ma è possibile organizzare un dibattito sui nuovi “apocalittici ed integrati” della critica fumettistica senza chiamare in causa realtà web come la storica UBC o komix.it/Tunué, tanto per fare un esempio? Forse invece di condannare a priori i sedicenni brufolosi (che non esistono, almeno per quanto riguarda le webzines ad alto livello), non sarebbe il caso di sentire che cosa hanno da dire?
Quinto punto di polemica: ma certi fans ascoltano ciò che si dice negli incontri cui partecipano, prima di fare domande che non c’entrano niente?

smoky
Bottero
Tomasi
Action Figures
Guarino
Cloni?

Trivia

     Archiviate le incazzature, passiamo alle curiosità.
Alan Moore sta scrivendo un romanzo di circa 800 pagine, che sarà finito nel giro di due anni e mischia fantasia e realtà, raccontando la storia della famiglia di Moore. Sempre per quanto riguarda i “Moore-trivia”, tutti i tassisti di Northampton sanno dove è la casa del barbuto autore. Non ditelo a smoky man. Per finire, Josè Villarubia fa l’imitazione più impressionante di Moore che io abbia mai sentito.
È circolata la voce che un famoso autore di fumetti non abbia partecipato alla mostra in quanto in disaccordo con le scelte della giuria dei premi Micheluzzi. Ci vorrebbe un Rich Johnston italiano per scoprire se il gossip corrisponde a verità…

Cavazzano
Player
Appassionata
Critica
Guerriero
Gemellaggio

     A proposito di Micheluzzi, il figlio del grande Attilio è fidanzato con una stangona niente male. Peccato che io non sia riuscito a fotografarla per voi.
L’autore col fisico più roccioso si è dimostrato Gary Spencer Millidge, che, nonostante il freddo umido del castello, non ha rinunciato ad indossare una maglietta a maniche corte per tutti e tre i giorni della fiera. La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che si trattava della maglia del Chelsea col numero 9 di Peter Osgood, storico centravanti del club londinese scomparso tre giorni prima dell’apertura della Comicon.
Uno dei rimorsi che mi porto dietro è non avere detto all’attrice/presentatrice/soubrette Caterina Balivo (protagonista dello spot Ferrero Rocher e presente a Napoli): “Ma ci conosciamo? O abbiamo un amico in comune?”. Forse avrei rischiato la mutilazione, meglio così.
Il look più gettonato da parte dei giovani autori di fumetti sembra essere quello “ultra fricchettone” reso popolare a Woodstock nel 1969. Capelli da hippie, fascette, maglioni (fintamente?) sudici e pantaloni multicolore hanno reso la vita di tutti i presenti un po’ più triste.
A proposito di autori, sapevate che la definizione “autore completo” è stata inventata dal decano Alfredo Castelli?

Strangehaven
Schermi
Meg
Comicon
Fame
ComicUs

     Il record per l’autore più stakanovista spetta a Daniele Tomasi, che ha disegnato ininterrottamente per tre giorni…
Andrea Rivi della Panini ha invece battuto il record dei premi ritirati per conto di altri (o della Panini come azienda). Ho perso il conto, ma mi pareva che non fossero meno di 180. Rivi, secondo una voce non confermata, avrebbe finito la serata in sedia a rotelle per le troppe scarpinate sul palco.
Gli unici due momenti in cui Claremont è stato sveglio alla mostra sono stati quello in cui ha mandato a cagare un noto addetto ai lavori/webzinaro che lo aveva svegliato col flash e quello (durante la sua conferenza stampa) in cui si è augurato, con una battuta velenosa, che Brubaker e Carey non portino alla Marvel un numero di copie vendute “a là Vertigo”. In fondo alla sala, intanto, Delano e Karen Berger (a bassa voce ma neanche tanto) si rammaricavano del fatto che Carey è un bravo scrittore che su X-Men sarebbe sprecato. Questione di punti di vista.

Rivi
Pace Fatta
Cosa
Marco Soldi
La Sfida
Panel

Bilanci

     Napoli Comicon è senza ombra di dubbio un evento che alla fine risulta più fruibile dagli addetti ai lavori che dal pubblico generalista. Questo lo sanno tutte le case editrici, che non vendono quanto a Lucca, per esempio, ed anche quest’anno il trend si è ripetuto, e si sono notate assenze importanti e “ridimensionamenti” degli stands.
Ma non tutto il male viene per nuocere. Ad esempio, il tasso di nerdismo della Comicon è piuttosto basso, considerando la portata dell’evento. Ciò non toglie che se ne siano avuti esempi di livello assoluto, con risultati assolutamente (appunto) comici. Ne riporto tre esempi micidiali. Il primo è l’esternazione dell’anno, secondo cui (detto da un fan dopo la proiezione) non sarebbe un caso che V per Vendetta venga proiettato in Italia prima delle politiche. Magnifico.
Il secondo esempio è quello della domanda se ci sia spazio per disegnatori come Kirby nell’attuale panorama americano, fatta alla tavola rotonda sulla sceneggiatura dalle due parti dell’oceano. E meno male che Castelli ha bloccato un bonelliano d’assalto…
Il terzo esempio è quello del bonelliano convinto senza il minimo dubbio che Delano e la Berger sappiano quanto guadagna uno sceneggiatore che scrive per Bonelli.

Palumbo
Fila
Cajelli
Siniscalchi
Mazzette
Underground Press

     I premi sono stati abbastanza contestati, ma siccome questa cosa la coprono tutti, leggetevela da qualche altra parte. Di sicuro non si può dire che i giurati non abbiano mostrato anche un certo coraggio, magari anche a sproposito.
A proposito di premi, uno dei momenti più simpatici della fiera è stato certamente la chiusura della polemica fra Recchioni e Sinisa di ComicUs, che hanno chiuso le ostilità scambiandosi un osso. Meno male che nessuno ha spiegato a Karen Berger la cosa, perché si sarebbe potuto rischiare un incidente internazionale, dato che in americano “pass the bone” è una frase slang per dire “passa lo spinello”.
È un po’ più preoccupante, invece, l’inizio dell’infiltrazione dei cosplayers nelle fila dei partecipanti. Chi vivrà vedrà. Per ora Napoli va bene così. Arrivederci all’anno prossimo.

 

 

 

 

 

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