Mirrormask –
La zona del crepuscolo
di Nicola
Peruzzi
Intro
Mirrormask
è un film incredibilmente originale e coraggioso nel
panorama cinematografico contemporaneo. E’ un film che
nasce dalla sinergia più che ventennale tra Neil Gaiman
e Dave McKean che ha regalato ad appassionati lettori di comics
e non, alcuni dei maggiori capolavori a fumetti del ventesimo
secolo, e che ha contribuito ad allargare esponenzialmente
la visibilità del medium nei confronti del pubblico
non specializzato. Mirrormask è un film che
è stato oggetto di premi e menzioni d’onore ai
maggiori festival di cinema indipendente al mondo. Ciò
nonostante, l’opera prima del team inglese che ha appassionato
pubblico e critica del Regno Unito, rischia di non vedere
mai la luce in Italia e di lasciare gli appassionati del buon
cinema (e buon fumetto) privi della visione di questo gioiellino.
La genesi di un sogno:
dalla carta alla celluloide
Parte I: Chi sono e come
sono diventati quello che sono
Neil
Gaiman e Dave McKean non sono certo nomi sconosciuti agli
appassionati di fumetto e letteratura in genere. Insieme hanno
realizzato il concept di Sandman, acclamato comic
book la cui raccolta in volumi continua tutt’oggi, a
dieci anni esatti dalla chiusura della serie regolare, ad
essere uno dei best seller della linea editoriale Vertigo.
Non solo, in coppia i due hanno creato importanti e apprezzati
volumi come Casi Violenti, Mr. Punch, Signal
to Noise e Black Orchid, per citarne alcuni.
In seguito le strade dei due hanno cominciato ad allontanarsi
sempre più dai comics che avevano regalato loro tanti
successi. Sempre in coppia hanno realizzato libri illustrati
per l’infanzia (I lupi nei muri e Il giorno che scambiai
mio padre con due pesci rossi) e, da solisti, la loro carriera
si è inevitabilmente divisa e diversificata. Gaiman,
complice del buon successo ottenuto dal libro Good Omens
scritto in coppia con Terry Pratchett (anche questo purtroppo
inedito in Italia, come del resto la stragrande maggioranza
dell’opera del creatore di Discworld) si è dato
anima e corpo alla narrativa, ottenendo anche in questo campo
ottimi risultati. Libri come Nessun Dove, American
Gods e il recente Anansi Boys hanno ottenuto
ovunque nel mondo buoni consensi.
McKean, dal canto suo, ha continuato la via dell’arte
figurativa: ha prodotto comics creator owned, tra i quali
il più famoso è di certo Cages, e si
è tra le altre cose distinto, dimostrando un eclettismo
non indifferente, in tutti i campi della grafica, del disegno,
della pubblicità e dell’animazione.
Mirrormask, contrariamente a quanto si possa pensare,
non è la prima incursione nel mondo del cinema per
la coppia di autori. Non tutti infatti sanno che Neil Gaiman
ha da poco terminato la stesura della sceneggiatura del
Beowulf diretto da Robert Zemeckis, e Dave McKean ha
realizzato nel 1998 e nel 2002 due cortometraggi in digitale
intitolati The week before e N[eon], entrambi
acclamati dalla critica del settore.
Il salto al lungometraggio, per entrambi, era quindi nell’aria.
Il fatto che abbiano condotto questo esperimento in coppia
non poteva che offrire garanzie di dignità al prodotto
finito. E dopo una produzione decisamente travagliata, come
ha più volte avuto modo di affermare lo stesso Gaiman,
il film è stato portato a termine e, seppure gli incassi
non abbiano dato ragione alla produzione, dal punto di vista
dei riconoscimenti il film può essere definito un successo.
Ecco alcuni dei premi e delle nominations ricevuti da Mirrormask:
official selection al Sundance Film Festival, Audience Award
for Best Narrative Feature al Sarasota Film Festival, The
Herald Angel Award all’Edinburgh Film Festival, Prix
Public all’International Science-Fiction Festival of
Nantes e infine, per non dimenticare l’unica, timida
apparizione del film in Italia, due menzioni speciali della
giuria dei giovani al Locarno Film Festval. Un bel bottino
per un’opera prima.
Parte II: Un film per famiglie
“Nell’estate
del 2001”, spiega Gaiman ai fan nel corso del suo intervento
alla manifestazione Le parole dello schermo svoltasi a Bologna
lo scorso 29 giugno, “ricevetti una telefonata da Lisa
Henson, la figlia di Jim Henson, che mi chiese: ‘saresti
interessato a scrivere, insieme a Dave McKean alla regia,
un film fantasy per famiglie, nella tradizione di Labyrinth?’.
E così nasce Mirrormask. La Jim Henson Company,
creatrice di storici film come Dark Crystal (1982)
e Labyrinth (1986), celeberrima per la creazione dei Muppets
e vincitrice di quasi 50 Emmy Awards e nove Grammy Awards,
entra a far parte della produzione con l’incarico di
dar sostanza alla fervida immaginazione di Gaiman e di portare
a tre dimensioni i disegni (deliri?) di McKean. E non è
un’impresa facile. Infatti, il budget offerto da Lisa
Henson per la realizzazione del film è quantomeno ristretto:
solo 4 milioni di dollari. Molto poco per un film di effetti
speciali, che ne richiederebbe almeno dieci volte tanto per
un’efficace realizzazione. Inoltre, ironizzava Neil
Gaiman a Bologna, “dal momento che l’economia
è molto in basso nella lista delle priorità
di George Bush, quattro milioni di dollari erano due milioni
e mezzo di sterline quando iniziammo e due milioni di sterline
quando finimmo, così il 20% circa del nostro budget
scomparve mentre stavamo realizzando il film”.
Ciò nonostante, a differenza di molte produzioni simili
che nascono sotto i migliori auspici e si fermano subito dopo
la realizzazione del trailer causa mancanza di fondi, il film
ha visto la luce e gli sforzi di Dave McKean dietro la macchina
da presa sono stati infine premiati.
Parte III – Non solo
moviecomics
Gli
anni duemila, parlando di storia del cinema, saranno probabilmente
ricordati, tra le altre cose, come gli anni degli adattamenti
di fumetti per il grande schermo. Non che prima non ne esistessero,
tutt’altro; ma il proliferare degli ultimi anni ha contribuito
a consolidare quelle che erano sporadiche apparizioni in un
vero e proprio “genere” cinematografico, dotato
di proprie specificità linguistiche e regole, per quanto
ancora in fieri.
Ad aprire le danze, dopo il timido esordio di Blade,
è il modesto X-Men, che però ottiene
un successo tale da trasformarsi in un franchise di punta
per la divisione cinema della Marvel, con due episodi ed un
terzo in uscita all’attivo. Gli altri non si contano:
due episodi di Spider-Man con un terzo in arrivo,
Daredevil, Elektra, Hulk, The
Punisher e Fantastic Four solo per la Marvel*.
O Batman Begins, l’imminente Superman Returns,
Catwoman, Constantine ed il recente V
for Vendetta, per citarne alcuni prodotti dalla Distinta
Concorrenza, che, anche se con un po’ di ritardo rispetto
alla Casa delle Idee, ha deciso di vendere le proprie licenze
a Hollywood e puntare sul cavallo vincente.
Mirrormask è un moviecomic, nonostante non
abbia un modello di riferimento di partenza come gli altri
film sopra citati. E’ un moviecomic a causa del non
trascurabile background fumettistico dei due autori. E’
un moviecomic in quanto il film tutto riproduce la struttura
dei graphic novel di Gaiman e McKean. Ma è qualcosa
di più. Mirrormask è una fiaba moderna,
che mescola elementi di Attraverso lo specchio e
Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol
e de Il mago di Oz di Frank Baum. Ed è un
romanzo di formazione che parla di un rito di passaggio dall’adolescenza
all’età adulta, e di tutti i problemi, i conflitti
e i rischi che questo comporta in una giovane donna. Ma in
fondo, qual è il confine tra fiaba e Bildungsroman?
Tra fiaba moderna e Bildungsroman
Mirrormask
racconta la storia di Helena, una giovane adolescente di Brighton
che vive e lavora in un circo gestito dai propri genitori.
Come tutti i ragazzi della sua età sogna una vita diversa,
piena di avventure. E tende a rifugiarsi nei sui disegni e
nelle sue marionette. Fin dall’inizio, Helena ci viene
presentata come una ragazza piena di fantasia e di inventiva,
ma allo stesso tempo, come tutti i giovani della sua età,
come una ragazza in conflitto con la propria madre, con la
quale non si risparmia litigate furiose. Proprio nel corso
di una di queste discussioni, in cui la giovane lamenta di
non sentirsi tagliata per la vita circense, le augura di morire.
Il caso vuole che la madre, nel corso di uno spettacolo, abbia
un mancamento e venga ricoverata in un ospedale. Le viene
diagnosticato un non meglio specificato male che la costringerà
ad un intervento urgente. Helena si trova quindi sospesa tra
il senso di colpa per le parole pronunciate poco prima e la
paura che la madre possa morire davvero. La sua mente rielaborerà
tutte queste sue paure in sogno, e si troverà a vivere
in un mondo in cui tutti gli elementi della sua vita reale
sono in qualche modo trasfigurati in una sorta di universo
fantasy, o, per meglio dire, fiabesco.
Aiutata da un giovane ed aitante Mr. Valentine, la ragazza
dovrà prendere posizione nella battaglia che ormai
da tempo si svolge tra il mondo della luce ed il mondo delle
tenebre, le due terre di confine di questo reame onirico,
e aiutare la regina bianca, sovrano del regno della luce che
ha le fattezze della madre, a risvegliarsi dallo stato catatonico
in cui è stata posta dalla regina nera. Solo con l’aiuto
della mitica Mirrormask, misterioso manufatto sparito da tempo
dal regno della luce, sarà possibile ripristinare l’equilibrio
e risvegliare la regina bianca. E così parte la quest
per la Mirrormask, tra enigmi e animali mitici (si cita perfino
quello della Sfinge... con tanto di Sfinge!), tra gatti con
facce umane che amano mangiare libri e libri veramente utili,
tra amori e tradimenti. Ma la ricerca dovrà essere
veloce, perché più passa il tempo più
il mondo di Helena, il mondo dei suoi sogni, si sgretola e
si distrugge. E la protagonista rischia di rimanervi intrappolata.
Dopo un confronto con una Helena “dark”, figlia
della regina nera, che si è impossessata della vita
della Helena reale facendole far cose che la bambina non avrebbe
mai immaginato e la conseguente riappropriazione del proprio
sé grazie alla Mirrormask, non resterà che vivere
la vita reale, nella speranza che la madre possa sopravvivere
all’operazione.
Come
si può facilmente notare, Mirrormask rispetta
lo schema fondamentale della fiaba, quello teorizzato dall’antropologo
russo Vladimir Propp negli anni quaranta. Secondo Propp**,
starebbe proprio nei riti d’iniziazione delle società
tribali, vere e proprie cerimonie in cui si celebrava il passaggio
dei giovani membri del clan all’età adulta, l’origine
del modello della fiaba. Un modello che si ripete costantemente,
nonostante la distanza di tempo, di luogo e di cultura, di
paese in paese.
Proprio qui sta il collegamento con il romanzo di formazione
o Bildungsroman, genere letterario tipicamente tedesco di
epoca romantica, che vede in Goethe uno dei massimi esponenti
e forse proprio l’iniziatore. Il romanzo di formazione,
in quanto genere, narra dell’evoluzione del protagonista,
della sua maturazione e del passaggio all’età
adulta, spesso evidenziandone significati politici, sociali,
sociologici o simili.
E proprio in questa zona liminale si viene a collocare il
film di Gaiman e McKean, un film che sfrutta la semplicità
apparente della fiaba per raccontare tematiche non banali
come il cambiamento, la morte dei sogni di una quindicenne
e la difficile transizione dal breve momento della vita che
è l’adolescenza alla vita adulta, con la conseguente
presa di coscienza e di responsabilità. E lo fa con
estrema delicatezza, con semplicità, senza essere troppo
verboso, anzi, cercando quanto più possibile di creare
una perfetta sinergia tra quanto si vede e quanto si dice.
C’è da dire, a voler essere realisti, che gli
autori non riescono a centrare del tutto il bersaglio: il
film soffre, nel corso del suo sviluppo, di alcuni momenti
in cui i tanti, troppi eventi che si susseguono rischiano
di far perdere di vista la trama principale. Nell’intento,
forse, di riuscire ad inserire tutte le proprie “visioni”
all’interno dell’opera prima, magari per costruirsi
un buon biglietto da visita per il futuro, i due autori sovraccaricano
un po’ troppo il film, che dopo una prima visione risulta
a tratti frammentato, non troppo scorrevole e poco comprensibile.
Spesso la ricerca della sintesi tra immagini e parole risulta
sbilanciata in favore dell’una e dell’altra parte.
Effettivamente, la parte centrale del film è una vera
e propria “orgia visiva” di effetti speciali e
computer graphics. I risultati sono eccellenti, ma spesso
questo rischia di far distogliere l’attenzione dello
spettatore dal film stesso. E così i dialoghi, in alcuni
punti forse troppo letterari ed estremamente citazionistici
(non solo Dorothy o Alice ma anche citazioni letterarie e
cinematografiche in quantità, come solo Gaiman sa fare)
per poter essere compresi appieno in un’unica visione.
Il film, in sintesi, viene a mancare talvolta di semplicità,
una cosa forse troppo importante per una storia che, per lo
meno a livello strutturale, vorrebbe assomigliare ad una fiaba.
Tutto sommato, però, si tratta di un film estremamente
sperimentale oltre che, si è già visto, di un
vero e proprio doppio esordio. I difetti cadono allora in
secondo piano, soprattutto ad una seconda visione più
attenta ai singoli dettagli e meno legata allo svolgimento
della trama principale. E solo così si potrà
cogliere in pieno la bellezza e la semplice complessità
delle scenografie del mondo onirico realizzate da McKean,
che tanto ricordano i quadri di Salvador Dalì. Solo
così si potrà gustare appieno il viaggio iniziatico
di Helena, attraversare assieme a lei quella zona crepuscolare
tra adolescenza ed età adulta e magari provare di nuovo
le sensazioni e le contraddizioni che quel difficile passaggio
comporta.
Un film riuscito in definitiva, seppur non esente da cadute
di tono. Ma sicuramente un film da vedere, un film da importare
nel nostro paese. E speriamo che lo Home Video permetta anche
in patria di allargare il bacino di utenza di Mirrormask,
forse troppo orientato al circuito festival al punto di dimenticarsi
un poco del botteghino, dove, purtroppo, non ha certo fatto
sfaceli.
Sitografia
IPer
la stesura di questo articolo sono stati consultati i seguenti
siti web di critica e analisi cinematografica, di cui si consiglia
caldamente la lettura per avere opinioni differenti e una
visione d’insieme più ampia riguardo a Mirrormask.
The
Internet Movie Database
Badtaste.it
Cineblob
Castlerock
Cineclick.it
Cinemavvenire.it
The
Dreaming
Fantasy
Magazine
Rill
Three
Monkeys Online
*Senza contare gli innumerevoli
progetti annunciati di cui ci si può fare un’idea
anche solo visitando l’insostituibile Internet Movie
Database all’indirizzo http://www.imdb.com/company/co0113567/
**Vladimir Propp, Le radici
storiche dei racconti di fate, Torino, Boringhieri, 1946.
Vedi anche http://mural.uv.es/vifresal/Propp.htm,
oppure http://it.wikipedia.org/wiki/Fiaba#Lo_schema_di_Propp.