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Andare a Lucca
di Flavia Barelli

     Andare a Lucca, per me che vivo a Roma, significa un pó tornare in Italia. Quella che si studia a scuola, o si vede nei film in bianco e nero e nei documentari che ancora trasmettono sulla rai nelle fasce orarie meno frequentate. Le mura monumentali proteggono dall’inclemenza dei secoli e della civiltá uno spazio privilegiato, in cui tutto sembra essere rimasto, come si dice, a misura d´uomo.
Fuori, una natura subito a portata di mano.
Solenne e composta, illuminata dalla luce grigia che proviene dalle nuvole cariche di pioggia, si distende la campagna toscana, incredibilmente satura di ogni tipo di verde, giallo e rosso che una domenica di fine ottobre possa sopportare. Qui le principesse si mostrano ancora sotto forma di oche bianchissime e immobili, e, da lontano, i monti ricordano altre storie, storie in cui i lupi scendevano nella valle spinti dalla fame e dalla neve, ora solo un vago presentimento che annusano nervosi nell’aria ancora tiepida.
Poi, come gli zingari a Macondo, una volta all’anno una folla variopinta entra in paese per la fiera dei comics e dei games. Le strade vengono improvvisamente invase da personaggi colorati e improbabili, nati dall’immaginario di autori e popoli distanti nel tempo e nello spazio: dagli elfi di Tolkien ai soldati di Star Wars, passando per una moltitudine di maschere e costumi, attinti dai mille mondi paralleli che fioriscono là dove sorge il sole. Ma è tra i padiglioni affollati che ho incontrato le maschere migliori, frutto di una creativitá semplice e caciarona, che ricorda molto piú da vicino lo spirito del carnevale d’altri tempi, rispetto a quello che è diventato il febbraio mediatico e commerciale dei giorni nostri, scampolo della grande abbuffata natalizia del consumo.
“L’amico”, dal fumetto di Naoki Urasawa, semplice ma geniale con il suo completo da colletto bianco sovrastato da un cappuccio su cui campeggia, inquietante, il simbolo del complotto. The Ring, fenomeno di costume in almeno tre continenti, adattato alle necessitá di spostamento alla maniera dei teatri dei burattini: se la parte inferiore del corpo non si vede vuol dire che non c’è, e l’illusione è completa. Bender, dal caustico cartone animato di Matt Groening, quasi perfetto nella sua tenuta di cartone, scotch e colore. Poi ci sono i perfezionisti, che non rinunciano alle versioni ufficiali acquistate dal negozio di fiducia o su e-bay. Ma il sapore della merendina confezionata puó battere il panino con la mortadella? Ci sono dotte persone da qualche parte che ne discutono, quindi aspettiamo che ci forniscano un responso e nel frattempo godiamoci entrambi!
Siamo a Lucca, Lucca.Comics & Games.
Già nel nome appare evidente quella che è la caratteristica saliente della manifestazione: il contrasto tra una realtà solida e circoscritta e un immaginario sempre più caotico e globalizzato. La commistione, o confusione se vogliamo, viene spesso accettata con una certa insofferenza dagli addetti ai lavori e da chi a Lucca risiede (come dargli torto, del resto: la “normalità” è ben altra cosa, sia per chi lavora nel chiuso di un ufficio o di uno studio, che per chi non è abituato a muoversi in un traffico che rasenta l’isteria…) ma non è forse questo il bello della fiera? Girando tra gli stand ho avuto l’impressione che queste persone ricorderanno a lungo di quando andavano in gruppo alla fiera, inventando modi per stupire e farsi vedere, moderne zingarate senza pensiero. E diventano leggenda i costumi memorabili che uno si chiede: ma come avrá fatto quello lí… e l’hot dog della fiera (per il resto immangiabile) acquista il valore aggiunto della compagnia, e magari un giorno lo si ricorderá quasi con affetto…
Solo qui puó accadere che da qualche parte, tra le mura e i fossati ricoperti di verde o negli spiazzi tra un tendone e l’altro, i bambini (di ogni etá) tornino a giocare con le spade. Anche senza scomodare Freud, varrebbe forse la pena di chiedersi quali siano oggi i contesti liberi di confronto fisico per un adolescente. Quanti sono i bambini che possono giocare a calcio se non sono iscritti ad una squadra, o quanti i ragazzi che possono mettersi alla prova prima di possedere un abbonamento allo stadio o una macchina?
Ma parliamo di fumetti. Che cosa fa a Lucca chi non si traveste, non combatte con le spade finte e non conosce i giochi di ruolo? Incontra gli autori, ad esempio.
Solo a Napoli ho visto tanti autori aggirarsi tra gli stand, dispensare disegni e sorrisi, rispondere alle domande del pubblico e partecipare alle conferenze. In ordine sparso posso citare Gipi, Craig Thompson, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, Laura Scarpa, Claire Wendling, Lee Bermejo, Leandro Fernandez, David B, Gabriele Dell’Otto, Giuseppe Barbati, Maurizio Di Vincenzo, Marco Soldi, Marco Gervasio, Tito Faraci, Gradimir Smudja, Tim Bradstreet, Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, Riccardo Burchielli, Giuseppe Camuncoli… e ho sicuramente dimenticato qualcuno, ma non me ne voglia!
Per non parlare degli editori, che occupavano quasi del tutto il padiglione A.
Sergio Bonelli Editore, Play Press Publishing, Associazione Centro Fumetto “A. Pazienza”, Coconino Press, Panini Comics, Magic Press, Spazio CM Edizioni, The Walt Disney Company, SaldaPress, Edizioni Star Comics, Coniglio Editore srl, Vittorio Pavesio Production, solo per citarne alcuni. Se il contatto con un autore è sicuramente un balsamo per l’anima di ogni appassionato, la possibilità di interagire con chi i fumetti li produce e li cura è sicuramente il sogno di chi con i medesimi vuole campare!
Detto questo, non può che suscitare in me un velo di tristezza il meccanismo per cui l’autore disegna solo sui volumi acquistati al momento e accatastati in una pila con tanto di ordinazione per un ritiro dilazionato ed ordinato… certo, ricordo con terrore le code oceaniche al tavolo di Möebius a Roma, o l’attesa di una fotocopia firmata alla Bonelli, però mi è dispiaciuto non poter ringraziare di persona Gipi, o Craig Thompson che, con una dedizione veramente ammirevole, hanno fatto un disegno anche per me, tra i mille realizzati in un pomeriggio passato su una sedia di plastica sotto un tendone affollato. Forse è un meccanismo inevitabile, e di certo un autore oberato di richieste è sicuramente preferibile a… nessun autore!
Le nuove uscite sono state numerose e di ottima qualità, ma il vero tesoro nascosto della manifestazione sono state le mostre! Posizionate al di fuori dello spazio dei padiglioni, le mostre allestite presso l’Auditorium San Romano chiamano il visitatore da lontano come le sirene di Ulisse; ed è difficile resistere!
Barbucci e Canepa presentavano la lavorazione di Skydoll, con molte tavole originali e didascalie ricche di notizie interessanti.
Nella sala grande, il monumentale allestimento dedicato al lavoro di Tito Faraci accoglieva il visitatore in quella che è senz’altro la mostra più cospicua che abbia mai visto dedicare ad uno scrittore.
La mostra dei dipinti di Smudja, un piacevole divertissement da una delle menti più iconoclaste incontrate in fiera (sarebbe stato bello sentirlo parlare un po’ di più).
Le illustrazioni di Beni Montresor, nell’allestimento curato da A. Mancini dal titolo: “Casa di fiori, casa di stelle”: abbaglianti come una verità che non si vuole vedere.
Montresor ha capito che i bambini sentono, anche se spesso non sanno, e la domanda che si pone non è di importanza marginale, soprattutto in una società dominata dalle immagini: è più pericoloso svelare il segreto che si nasconde dietro il lato oscuro dei sogni, o negare alla vista ciò che portiamo nel cuore? Una buona domanda questa, che sarebbe stato interessante porre agli addetti ai lavori, autori ed editori, presenti alla manifestazione. Peccato, non mi tolgo dalla testa che più di uno di loro avrebbe avuto qualcosa di interessante da dire in merito!
Altre installazioni erano dedicate alla finanza vista dai fumetti (Money Money!) e agli 80 anni de Il Giornalino.
All’interno delle tensostrutture, altre mostre meritavano attenzione, in particolare quella dedicata a Claire Wendling, talentuosa artista francese. Eclettica, dal segno sostanzioso ed elegante, la Wendling è sicuramente una disegnatrice di cui bisognerebbe pubblicare molto di più in Italia.
Altro momento importante di una manifestazione densa come quella lucchese: le conferenze. Ora: lo spazio allestito dall’organizzazione non era esattamente quello che io definirei un luogo di scambio e discussione. Non che mi aspettassi un portico circondato da giardini e fontane in cui discorrere amabilmente dei massimi sistemi, ma i pannelli di compensato, la mancanza di un soffitto e, soprattutto, la contiguità con lo spazio dedicato alle sessioni di disegno in pubblico (con microfono), il cosiddetto “showcase”, non conciliavano certo l’ascolto e la partecipazione. Detto questo ho assistito con piacere all’incontro con Tim Bradstreet, attualmente impegnato alla lavorazione di un film in 3d sulla vita di Anna Frank, in collaborazione con uno studio di Milano. Sentire un cittadino statunitense parlare dell’importanza del messaggio del libro e della sua diffusione negli USA (il partner in loco dovrebbe essere la Miramax), ha migliorato la mia immagine mentale dei disegnatori di fumetti in particolare e dei nordamericani in generale (almeno fino al risultato delle elezioni…).
L’Eura Editoriale, nelle persone di Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, ha presentato il nuovo "progetto Dante", miniserie formato John Doe di 24 numeri. Una bella novità, che molti aspettavano da tempo di sentire da un’altra campana… ma tant’è, bisogna abituarsi alle sorprese, soprattutto quando sono piacevoli!
John Doe è stato anche tra i vincitori del Premio Fumo di China, piccola riunione di addetti ai lavori questa volta pesantemente disertata persino dai premiati.
Andiamo a Lucca. Lucca Comics & Games. E continuiamo ad andarci, perchè ne vale la pena, nonostante l’impossibilità di trovare un alloggio, se non mesi prima; nonostante la pioggia, che da anni accompagna la manifestazione rendendo impraticabili gli spazi sterrati; nonostante le nuove tensostrutture dei padiglioni, all’interno delle quali si crea un microclima affatto invidiabile con punte di umidità e cattivo odore ragguardevoli; nonostante l’assenza totale di un posto in cui sedersi, che rendeva ogni dislivello di cemento un’oasi nel deserto e le panche dei punti ristoro oggetto di un surreale gioco della sedia al ritmo delle canzoni dei cartoni animati. Andiamo a Lucca perchè l’organizzazione, intelligente e attenta, ha risolto molti dei problemi che le edizioni precedenti presentavano, e sicuramente risolverà anche questi. Andiamo a Lucca per immergerci nella materia di cui sono fatti i nostri sogni ed accorgerci, magari, che i sogni degli altri non sono poi così diversi dai nostri…

 

 

 

 

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