X-Farsa: Un Profilo di Rob Liefeld
di Antonio
Solinas
Nato
a Fullerton, in California, nel 1967, Rob Liefeld è figlio
di un predicatore californiano.
Grande appassionato di fumetti
sin dalla più tenera
età, Liefeld inizia la carriera fumettistica nel 1985.
Subito dopo essersi trasferito ad Oakland, Rob viene messo
sotto contratto dalla DC Comics per la miniserie Hawk and
Dove, che rivisita due misconosciuti supereroi del pantheon
DC. Nelle pagine di Hawk and Dove Liefeld, non ancora
diciottenne, mostra alcune interessanti doti grafiche ed uno
stile dinamico che lasciano presagire margini di miglioramento
che poi invece non arriveranno mai...
La svolta della carriera,
comunque, arriva quando Liefeld viene arruolato dalla Marvel
per prestare le matite a New
Mutants, spin-off degli X-Men che dopo un brillante inizio
aveva iniziato una fase di declino che pareva inarrestabile.
In New Mutants, scritto da Louise Simonson, Liefeld
traspone tutto il suo entusiasmo giovanile, diventando ben
presto il vero e proprio co-sceneggiatore della serie e alimentando
un grande interesse da parte del pubblico. Il vulcanico sceneggiatore
viene poi promosso al rango di autore completo quando la serie
viene rilanciata come X-Force. L'idea è quella
di ripartire dal numero 1 per attrarre nuovi lettori, e la
missione viene compiuta da Liefeld in maniera egregia: il primo
numero di X-Force è il primo dei suoi fumetti
a battere un record di vendite. Mai nessun comic book aveva
venduto così tante copie, prima: stiamo parlando
di quasi 4 milioni!
Durante i suoi anni su New Mutants ed X-Force Liefeld si
distingue per la creazione di Cable e la co-creazione (in coppia con l'abile
sceneggiatore Nicieza) di Deadpool. Entrambi i personaggi, dopo quasi 15 anni,
sono ancora sulla breccia (e presto torneranno nuovamente nelle mani di Rob
per la miniserie Cable & Deadpool). Insieme a Wolverine ed al
Punitore, Cable e Deadpool sono fra i pochi personaggi di alto profilo della
Marvel a non essere stati creati dalla matita di Jack Kirby.
Fra
parentesi, nella sua carriera post-Marvel, Liefeld ha inventato
ben sette personaggi che somigliano in maniera incredibile
a Cable, tre che sembrano proprio Wolverine e due che sono
la copia di Deadpool...
Nel suo periodo alla Marvel Liefeld viene a contatto con alcuni
degli altri disegnatori di punta della casa editrice, come
Jim Lee e Portacio. Dei due disegnatori asiatici Liefeld assimila
alcuni tratti che rielabora in maniera "estrema", influenzando
a sua volta Lee e Portacio di rimando. Liefeld ha ormai dato
forma definitiva al suo stile, che gradualmente getta le basi
per quello che diventerà il tratto canonico dei comics
della prima fase degli anni '90, fatto di sproporzioni anatomiche
incomprensibili e non plausibili (con una particolare antipatia
verso gli addominali, i polsi, i piedi e le ginocchia), due
o tre diverse espressioni facciali dei personaggi, armi assolutamente
gigantesche, tratteggio senza capo né coda, eroine siliconate
e seminude ed assoluta assenza di sfondi. Lo stile verrà rielaborato
e migliorato da disegnatori di maggior talento (su tutti, Jim
Lee e Charest, anche grazie all'aiuto del talentuoso inchiostratore
Scott Williams), ma è a Liefeld che si deve ascriverne
la codificazione primaria: a questo proposito si confrontino
le tavole di Lee quando disegnava The Punisher e
quelle del suo ultimo periodo di X-Men. Dal punto
di vista strettamente narrativo, è sempre a Liefeld
che va riconosciuta l'intuizione (?) di layouts di impatto
in cui il numero di vignette viene progressivamente rarefatto,
generando un tipo di storytelling che ha infine influenzato
persino autori "intoccabili" come Miller e Giffen, e la costante
introduzione di personaggi tutti uguali, uomini duri con un
passato oscuro da (non) rivelare in futuro.
In questo periodo,
probabilmente il suo migliore dal punto di vista creativo,
Liefeld lascia la sua impronta definitiva nella storia del
fumetto, rendendo impossibile a qualunque critico, di fatto,
ignorarne l'operato. È il periodo
in cui sembra che alla Marvel, per fare fumetti, non abbiano
bisogno di sceneggiatori...
Incidentalmente, è in questo
periodo che iniziano anche le forti critiche a Liefeld e le
prime parodie del suo stile, fra cui la riuscita Doom-Force,
cui prestano opera Morrison e Mignola (!).
Nel 1992, con una
mossa a sorpresa che da il la ad uno degli eventi editoriali
più importanti della storia del fumetto
a stelle e strisce, Liefeld lascia la Marvel e, fondato lo
studio Extreme, forma la Image insieme agli altri "esuli" McFarlane,
Valentino, Silvestri, Portacio, Larsen e Jim Lee.
Subito dopo
la casa editrice, allora distribuita dalla Malibu, fa uscire Youngblood 1,
che, nonostante la non-trama e i non-disegni, stabilisce il
record di vendite di tutti i tempi per un fumetto indipendente,
con più di un milione
di copie vendute (sarà poi battuto solo da Spawn 1
di McFarlane e da WildC.A.T.s 1 della coppia Choi-Lee).
Il
primo corso di Youngblood è caratterizzato
da ritardi abissali (fra il numero 1 ed il numero 6 passano
26 mesi), sceneggiature dozzinali, ricorso costante al ghosting-
mai accreditato- da parte del povero Marat Mychaels e rimasticatura
costante degli stessi temi (tipo i numeri 4, 6 e 8, che iniziano
tutti esattamente nella stessa maniera: viaggio in aereo verso
la destinazione della missione e leader che pondera gravi questioni),
oltre all'introduzione del geniale personaggio del dittatore
mediorientale Hassam Kussein (chissà a chi si è ispirato
Rob?).
La travagliata avventura di Liefeld alla Image è contraddistinta
dal famoso (famigerato?) spot per la Levi's, da continue liti
con i soci fondatori (cosa che poi alla fine porterà al
suo allontanamento, o alle dimissioni, a seconda di quale versione
vogliate ascoltare), da un'assenza pressochè totale
di trame nei suoi fumetti (sciatti nella migliore delle ipotesi,
quando non assolutamente incomprensibili) e da una politica
editoriale a dir poco avventata. Lo studio Extreme fa uscire
tantissime serie, per poi chiuderle dopo pochi numeri, quando
Liefeld perde interesse o quando le vendite non siano stratosferiche
(e quando sopravvengano problemi legali con i collaboratori...).
Questo segna un netto distacco dalla politica di altri creatori
Image, come McFarlane o Larsen, che preferiscono invece concentrarsi
su una sola serie (o su un numero limitato, come nel caso di
Jim Lee) per curarne al meglio la qualità.
I maligni
dicono che l'interesse di Liefeld è solo
quello di fare uscire quanti più numeri 1 possibili,
per speculare sui collezionisti prima e poi sospendere le serie
all'improvviso, mettendo fuori altri numeri 1...
L'allontanamento
di Liefeld dalla Image si chiude con accuse di mancati pagamenti
ai soci, valanghe di insulti e di sospetti ed ex-amici che
giurano pubblicamente che non lavoreranno più con
lui (il caso più eclatante è McFarlane).
Fra le
poche serie Extreme che lasciano un segno, a parte il prediletto Youngblood, sono da ricordare Supreme, Glory e Prophet,
personaggi di limitatissima originalità ma, proprio
per questo, dalle potenzialità enormi (ma ci vorrà qualche
anno e soprattutto uno come Moore...).
La stella di Liefeld,
a questo punto, sembra non riuscire più a brillare.
Questo anche a causa dei lunghi straschichi giudiziari della
separazione dalla Image, condita a più riprese
da accuse, da parte degli ex-colleghi, di "swiping" (praticamente
l'atto di ricalcare le vignette di qualcun altro), e dalla
crescente insofferenza del fandom per tavole sempre più arrafazzonate
ed approssimative. Liefeld, comunque, non si da per vinto e
fonda la Maximum Press, continuando a fare uscire storie di
dubbio gusto e ad abortire serie appena uscite, nell'apoteosi
della sua "evoluzione" artistica. In questo momento Liefeld è diventato
lo zimbello di tutto il mondo fumettistico:
fra gli altri, Barry Windsor Smith lo ridicolizza apertamente in una intervista
apparsa sul Comics Journal.
Nel suo tentativo
di diventare un "Jack Kirby degli anni '90" Rob
Liefeld ha ormai perso di vista gli elementi che hanno fatto
grande il King ed è diventato solo una cattiva imitazione
di se stesso. Come se qualcuno pensasse che, per diventare
Maradona, la cosa da fare sia ingrassare e sniffare coca...
Lo
stile liefeldiano si è ormai cristallizzato in una
vera e propria caricatura dello stile Image "classico" ed ha
perso perfino i pochi pregi che avevano caratterizzato il suo
operato alla Marvel, come la freschezza e l'esplosività.
Ma,
paradossalmente, il suo stile è ormai così riconoscibile
nelle sue idosincrasie da diventare "storico". Grant Morrison,
nel suo opus magnum Invisibles, usa le tecniche narrative
di Liefeld accanto a quelle di monumentali icone fumettistiche
come i fratelli Hernandez (Love & Rockets) ed
Alan Moore (Watchmen).
Siamo ora nel periodo in cui
la Image tenta di rifarsi una verginità richiamando frotte di sceneggiatori per rimpolpare
quella qualità narrativa che la casa editrice californiana
non aveva mai avuto, se non in rari casi.
A Liefeld questo per
un po' non importa: i suoi fumetti continuano ad essere demenziali.
Ad
un certo punto, però, entra in contatto con Jeph
Loeb e, sorprendentemente, fa il suo trionfale ritorno alla
Marvel durante il periodo degli Heroes Reborn. Il
contratto prevede il restyling di Avengers e Captain
America e, sebbene di breve durata (un'altra rescissione
forzata?), si distingue per una serie di albi trash che rimangono
nella storia sia per il licenziamento ex abrupto dello
sceneggiatore di Avengers, Valentino, sostituito
in corsa da Loeb che per una delle interpretazioni più strampalate
e anatomicamente scorrette di Capitan America mai realizzate.
Tornato
alla autoproduzione, Liefeld fonda l'Awsome Entertainment Group
con Jeph Loeb e tira fuori un'altra serie di conigli dal cilindro
quando la compagnia riesce ad attrarre personaggi come l'ex
allievo Matsuda (espatriato per un periodo alla Marvel) e Ian
Churchill (successivamente, l'ex-amico Dan Fraga e Churchill
grideranno ai quattro venti di essere stati fregati da Rob
e non vorranno più saperne
di lui).
Il capolavoro
avviene quando Liefeld riesce a trascinare alla Awesome il
più celebrato scrittore di fumetti del mondo,
l'inglese Alan Moore, in quello che può essere considerato
il suo ritorno al fumetto mainstream dopo anni.
Moore, che aveva
già collaborato con la Image per lo
sperimentale 1963, vede in Supreme una
straordinaria opportunità per rivisitare il mito di
Superman (di cui Supreme è una brutta copia priva di
spessore, fino a quel momento), e realizza una serie di avventure
che celebrano l'essenza più pura del fumetto di supereroi
e fanno di Supreme uno dei fumetti di intrattenimento
più celebrati
degli ultimi anni. Allo stesso tempo, Supreme lascia
i critici di mezzo mondo basiti a chiedersi quale sia la ragione
per cui Moore si è messo in combutta con la sua "antitesi" fumettistica.
Nonostante
questo successo di critica e di pubblico, Liefeld non riesce
a restare estraneo alle polemiche ed alle controversie. Dopo
l'acquisto dei diritti del Fighting American di
Jack Kirby, la serie, le cui copertine sembrano ricalcate dalle
tavole di Kirby (sebbene, probabilmente, con intenti di omaggio),
infastidisce la Marvel, cosa che ha come risultato una denuncia
per plagio di Capitan America. Intanto la Awesome fallisce
e Moore se ne va alla Wildstorm, a fondare la ABC. Chissà se
sarebbe successo, se non ci fosse stato prima Supreme...
Ultimamente,
Rob si è imbarcato nella nuova impresa
Arcade Comics, ed è al lavoro su Youngblood: Bloodsport,
scritto dallo scozzese Mark Millar (Ultimates),
uno degli scrittori più in voga del momento. Youngblood:
Bloodsport è una miniserie di 4 che dovrebbe rimettere
a posto la continuity del gruppo di supereroi di Liefeld e
che, grazie a scene di sesso orale e dialoghi spinti, promette
di generare un'ondata di nuove polemiche, anche grazie a querelle
coi distributori ed ai ritardi mostruosi accumulati da Liefeld
che, per compensazione, non sembra comunque migliorare come
disegnatore. Le tavole del numero 1, uscito a San Diego, sono,
per quanto visto, francamente pessime (anche se non ai livelli
di Prophet e compagnia)...
Parallelamente, ha assunto
sempre maggiore importanza l'attività,
da parte di Liefeld, di concept developer per Hollywood (anche
grazie ad una cognata ben ammanigliata), con alcune idee vendute
allo studio di Jennifer Lopez, sebbene i maligni dicano che
si tratta solo di fanfaronate, perché nessun progetto
ha poi avuto l'ok per andare quantomeno in pre-produzione.
Ancora oggi il buon Rob è un bersaglio di tutti i nerds
dei vari forums fumettistici, soprattutto americani, che (dopo
averlo ingrassato per anni comprando i suoi fumetti, probabilmente:
coscienza sporca?) non sembrano riuscire a dimenticare i presunti
misfatti del suo operato e gli vomitano contro insulti come
neanche contro Hitler. In un mondo che cambia gusti così velocemente,
ed in cui i nomi degli idoli di un tempo vengono dimenticati
in un batter d'occhio (esempio: chi mai parla più di
gente come Portacio, Leonardi, Charest o anche Madureira?),
non è roba da poco... Lunga vita a Rob Liefeld.
P.S.: Il pubblico fumettistico di tutto
il mondo associa Liefeld ad una ben specifica idea di fumetto.
Ci siamo divertiti a trovare per voi un po' di immagini che
sfidino questa idea preconcetta...
Visioni:
Il Liefeld Che Non Ti Aspetti