Nomi & Cognomi
di Antonio
Solinas
They are just as groupie as the groupies, they are just as
guilty as the artist for not keeping this shit true
But hey, you gotta love it or leave it alone
(Ras
Kass, Van Gogh)*
Intro
La
"recensione"
di un mio pezzo
da parte di Giovanni Agozzino (le virgolette ci sono perché
Giovanni mi ha spiegato che non si trattava tanto di un commento
al mio articolo quanto di una riflessione) mi spinge a continuare
il discorso su critica e web, che pensavo esaurito, almeno
da parte mia.
In verità, avrei sperato infatti che il mio precedente
articolo potesse essere la base per l'apertura di una discussione
su un sistema cui piace sentirsi importante e serio (ma che
poi serio non è per niente) ma il discorso sembra essere
poco sentito da parte degli editori (tranne quando poi devono
lamentarsi di mancate segnalazioni e leccate di culo, obviously),
e forse ancor meno dai presunti critici sul web. Quindi, invece
di sedermi davanti al camino a godermi la scazzottata (o il
polverone, scegliete voi), mi tocca tornare in trincea.
50 Centesimi di Chiarezza
Senza
voler essere polemico, vista anche la presunta posizione "ecumenica"
di Comics Code, vediamo allora di fare un giochino
che di ecumenico ha invece ben poco.
E vediamo quanti sono, in realtà, a volere essere chiari
fino in fondo.
Anni fa, prima che tutti si riempissero la bocca con 50 Cent,
il giovane Curtis Jackson, allora sotto contratto per la Sony
(e qualche mese prima delle famigerate 9 pallottole), fece
uscire un singolo dal titolo How To Rob (Come derubare),
in cui in maniera ironica Fiddy spiegava come avrebbe rapinato
i vari "negri dell'industria musicale". Sta di fatto
che i personaggi citati nella canzone, da P. Diddy in giù,
si risentirono parecchio per essere stati chiamati in causa
in maniera diretta**.
Con molta meno ironia, vorrei giocare anche io a questo gioco.
Facciamo nomi e cognomi. Non nascondiamoci più dietro
un dito. E vediamo chi partecipa e chi si risente.
A quanto vedo, sia tramite lo strumento dell'e-mail che dei
forum, nell'ambiente fumettistico (e per ambiente fumettistico
intendo l'insieme degli autori e dei fans che girano intorno
alle comunità virtuali legate alle webzines più
importanti) è molto diffuso l'approccio a là
Capello, fatto di allusioni indirette e arricchito da un sarcasmo
spesso fuori luogo.
Questo ovviamente solo in sede virtuale. Alle fiere sembra
che si sia tutti amici, salvo poi giocare a incularella ogni
volta che qualcuno volta le spalle. Questa è la verità.
Paradossalmente, è solo su internet che emergono le
vere cattiverie e le miserie di un mondo in cui gli uomini
sono spesso sostituiti dai fanboys. E tali piccinerie sono
quasi sempre ovattate da insinuazioni e allusioni.
Spazziamole via, prendendo le mosse da uno spunto fornito
dal succitato Agozzino, che in verità mi pare faccia
(involontariamente) solo il gioco di chi, come Bepi Vigna,
pensa (in maniera lecita?) che i fanzinari siano tutti solo
delle merdine invidiose, piene di odio ed ignoranti.
In Italia non c'è un'industria fumettistica che, in
maniera analoga a quanto avviene (a livello mondiale, ma anche
locale) nel circuito della pittura "alta" o, ancora
meglio della musica, abbia codificato un approccio "critico"
che è quello per cui Damien Hirst, o Vasco e gli U2
sono dei grandi a priori e nessuno si sognerebbe di svergognarli
per le puttane che sono diventati
I nomi si possono
fare, eccome. Non ci sono sovrani di cui rivelare la nudità,
perché il fumetto italiano non è una monarchia,
ma una sgangherata repubblica.
Le Webzines: i Buoni
Iniziamo
quindi a chiamare in causa i "fanzinari" (o "webzinari"
o come kaiser vi piace chiamarli): ecco la prima sfilza di
domande.
Chi sono quei fanzinari che dicono solo verità comode?
Nomi, prego
Nel mio primo articolo facevo riferimenti a quei "critici"
che hanno acquisito un certo credito. Non spariamo sulla Croce
Rossa e lasciamo fuori i ragazzini. Faccio io la lista delle
webzines: ComicUs, Comics Code, Fumetti di Carta, Lo Spazio
Bianco, UBC, Ultrazine (in ordine alfabetico, spero di non
averne dimenticato qualcuna). Forza, chi dice solo verità
comode, fra di noi?
Chi sono quelli che non prendono posizione in attesa di vendersi
per un posto (anche del cazzo) in una casa editrice?
Chi è che mendica pass ed altro?
E se le domande più sopra sono troppo difficoltose
(vediamo quanti risponderanno), ne faccio una meno pericolosa:
a paragone di quelli che non valgono un cazzo, chi sono i
"fanzinari" da rispettare? Almeno a questa si può
rispondere
E tornando a bomba, di chi è la colpa se la rete è
soprattutto un luogo in cui l'approfondimento ha lasciato
il posto alle marchette ed alle verità comode?
Ed i Cattivi
Passiamo
ora a quella bella mascherina che si chiama "cattivismo",
che sembra così di moda oggi. Postatori accaniti, redattori,
autori, sul web c'è tanto spazio per i cattivi.
Che poi però, all'atto pratico, sono cattivi più
di principio che de facto.
Nel senso che, come i lottatori di wrestling o i cattivi di
certi films americani, devono corrispondere alla propria iconografia
di cattivi (ed in questo senso lo stile di scrittura fintamente
cinico sembra quello preferito), ma non sanno bene perché.
A parte Recchioni vs UBC (tanto di cappello all'autore
romano per avere preso posizione così chiaramente),
nessuno degli autoproclamatisi cattivi morde nessun altro
(e Rrobe è ovviamente un finto cattivo, figurarsi).
Nessun autore che parli male pubblicamente di un altro autore
(che bravi che siamo in Italia), nessun postatore che se la
prenda, su qualche forum alla moda, con un personaggio di
spicco di qualche casa editrice e che posta sullo stesso forum,
nessun cattivo "fanzinaro" che si esponga più
di tanto
Che cattivi sarebbero, questi? Il massimo della cattiveria
che riescono ad esercitare è prendersela, in maniera
sterile, con i presunti critici (in malafede o troppo mansueti,
a seconda del punto di vista)!
Chi altri ha il coraggio di ammettere che il "cattivismo"
a tutti i costi è solo una posa?
I Professionisti
E
gli autori (e con tale termine intendo anche gli editori),
in questo contesto, dove li mettiamo? Chi è senza peccato
scagli la prima pietra. E vediamo se chi ha peccato ha comunque
il coraggio di tirare ugualmente il sasso o se è più
comodo non farlo.
In Italia si sta ora scatenando lo stesso fenomeno per cui
la "rock star" fumettistica a là Millar o
Ellis tira l'acqua al proprio mulino sui forum, creandosi
un personaggio (fittizio) che poi serve soprattutto da traino
alle vendite. Con una differenza sostanziale. I britannici
hanno i propri forum. Non fanno (solo) l'ospite d'onore sui
forum degli altri
Perché in Italia invece, al
di là dei vantaggi ovvi in termini di visibilità,
si fa di tutto per avere l'ospite? Perché siamo più
nerd? È questa la risposta? È così semplice?
Badate bene che i forum non hanno sicuramente niente a che
fare con l'approfondimento, per ragioni ontologiche, nel senso
che la fruizione immediata del forum è spesso inconciliabile
con l'approfondimento. Occhio che qui non parliamo di fanzinari,
parliamo da una parte di chi frequenta i forum, e dall'altra
di chi li mette online
E perché gli autori (ed editori) italiani non fanno
lo sforzo di farsi i propri forum ma fanno solo l'invi(t)ato
speciale?
Quali sono le verità scomode che gli autori non dicono?
E di chi è la colpa se si è arrivati alla situazione
(secondo me assurda) per cui un fumetto è giudicato
non per il contenuto ma per gli autori citati? Sui forum,
tutti a darsi pacche sulle spalle per aver riconosciuto le
citazioni più varie. Ma un'opera non dovrebbe giudicarsi
soprattutto dalla capacità di dare emozioni?
E gli autori delle opere non diventano forse colpevoli quando
accettano di stare a parlare dei propri autori preferiti et
similia sui forum, invece di spostare l'attenzione sul
proprio fumetto (ovviamente sui topics dedicati alle opere)?
Del resto PJ Harvey non accetta di parlare delle proprie canzoni
perché non c'è bisogno di fare un'auto-esegesi
ad uso degli ascoltatori
Un plauso ad Andrea Accardi che ha riconosciuto i propri difetti
nella seconda parte
del nostro Speciale Critica e Web. Quanti altri hanno
il coraggio di confessare le proprie mancanze?
Verità (S)comode
La
vogliamo poi dire una verità che nessuno forse vorrebbe
confessare? Beh, io la sparo: una recensione negativa da parte
di chi è serio probabilmente può anche stroncare
la vita editoriale di una testata da libreria, dove 100 copie
in più o in meno possono fare la differenza. Per cui
è più comodo mantenere uno status (che è
quello status quo che vige in Italia da almeno 2 anni -2 anni
e mezzo) per cui le webzines stanno abbassando il livello
sempre di più a favore della "sindrome da comunicato
stampa", e ogni approccio critico sta allegramente andando
a farsi sfottere. Con buona pace di tutti, si è arrivati
al momento in cui i piccoli editori PRETENDONO passaggi pubblicitari
gratuiti. E se non glieli dai, ti tacciano di non essere loro
"amico". A casa mia, gli amici sono quelli che non
ti sfruttano
e soprattutto che non cercano di metterti
i piedi in testa. Se no, prendono calci in culo.
Ma divago, dicevo del livello terra terra, veramente scoraggiante,
che nell'ultimo anno, se non da prima, si vede girando per
la rete. E questo, lasciatemelo dire con grande presunzione,
non è certo il caso di Comics Code. Noi il culo
ce siamo fatti, eccome. E venitemi a dire che questa è
una verità comoda.
Qualche tempo fa, i vari siti facevano a gara per poter contare
su interviste ed anteprime di peso. Se continua così,
fra poco in copertina vedremo disegni fatti coi pastelli a
cera da un bambino di quattro anni (magari, visto il livello
di nerdismo generale, il figlio della figlia di Moore
).
Il livello delle bonazze che appaiono sui calendari di nudo
allegati alle riviste italiane si è così abbassato
che alcune riviste hanno deciso di non farli più, i
calendari, tirandosi fuori dalle aste per veline, letteronze,
letterine e simili.
E se tramonta anche la gnagna, come possiamo pretendere che
non sprofondi una critica fumettistica su Internet così
scarsa? La discussione è aperta (si spera
).
*
Sono tanto groupies
quanto le vere groupies, sono colpevoli quanto l'artista per
non avere mantenuto l'integrità di questa merda
Ma hey, o questa cosa la ami o la devi lasciare stare del
tutto
(Ras Kass, Van Gogh)
** Questo dopo che invece il
singolo di Notorious B.I.G. Dreams of Fucking an R'n'B
Bitch, che usava lo stesso trucco, ma parlando delle cantanti
r'n'b, non aveva suscitato grandi clamori, qualche anno prima