L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere (Online)
Critica e Web – Alcuni Spunti di Riflessione
di Antonio
Solinas
La Rivoluzione del Web
Comics Code è un sito che negli anni si è guadagnato rispetto (grazie, troppo buoni) per la serietà con cui abbiamo affrontato e continuiamo ad affrontare la nostra passione fumettistica. La nostra storia nasce nel periodo delle fanzines cartacee (preistoria: parliamo dell’inizio degli anni ’90, ricordate?), quando 4/5 della redazione di Comics Code mettevano insieme, durante i primi anni universitari, una fanzine fotocopiata in formato A4 che si chiamava SeD, Storie e Disegni. Rispetto a quel periodo, per la cronaca pre-internet, non dimentichiamolo, molto è cambiato e per la maggior parte, in verità, in meglio. Immaginate uno scenario di questo tipo: impaginare una rivista di 48-64 pagine con un Amiga 500 senza hard disk, poi stampare ogni pagina con una stampante ad aghi (in otto passaggi), incollare a mano le immagini, poi fotocopiare il tutto, piegare le pagine e spillarle. Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici: per quanto attiene invece alla parte editoriale, le notizie potevano venire apprese (di seconda mano) o da riviste come All American Comics o StarMagazine o dall’acquisto di magazines in lingua originale come Marvel Age o l’allora appena nata Wizard. E che dire delle interviste? Gli autori stranieri si potevano intervistare solo se venivano a Lucca…
Con l’avvento del web, come dicevo, tutto è mutato. I costi della pubblicazione sono stati pressoché eliminati (insieme alle tante notti insonni durante la stampa del master), l’uso di programmi per formattare in HTML ha ridotto molti dei mal di testa legati all’impaginazione, e, parallelamente, con l’avvento di internet globale, la rivoluzione dell’informazione ha cambiato tutto oltre il punto del non ritorno. Senza stare a citare Gilder o Negroponte, nello spazio di pochi anni, tramite un capovolgimento di prospettive da provocare le vertigini ad Einstein, si è passati dalla localizzazione più spinta alla delocalizzazione più totale del flusso dell’informazione (basti pensare ad uno come Rich Johnston che campa facendo gossip raccogliendo notizie qua e là sul web).
Dall’Invasione delle Fanzines all’Invasione delle Webzines?
Con una facilità (ed una spesa) irrisoria rispetto ai “vecchi tempi”, chiunque è ora in grado di mettere su una fanzine fumettistica online, visibile da tutti, ed allo stesso tempo di contattare via e-mail autori solo pochi anni fa inavvicinabili e “stare” sulla notizia praticamente in tempo reale.
Questo ha comportato la nascita di varie entità virtuali gestite da appassionati, alcune (ovviamente) di caratura superiore alle altre, ma non c’è stata, come temuto da alcuni, un’invasione di siti scalcinati ed un “declassamento” delle fanzines nella loro reincarnazione online, almeno alla lunga. È un dato di fatto che sebbene chiunque possa mettere su un sito di critica fumettistica, molti non lo fanno. La novità si chiama blog, ma, per le sue caratteristiche di immediatezza e di individualità, un weblog tende ad essere piuttosto superficiale, a fornire spunti di riflessione piuttosto che a dilungarsi sull’oggetto della discussione.
I blog, a parte qualche eccezione, non interpretano in maniera critica e, se lo fanno, è quasi sempre a livello unicamente personale. Sono monumentali masturbazioni artistiche (per citare un giudizio di Tricky su Peter Grenaway), come il mio blog, del resto, ma non fanno paura perché raramente approfondiscono: sono soliloqui solipsistici. E quindi restano fuori dal discorso. E, in termini statistici, confermano quanto detto prima sulla proliferazione: ogni mese sul web spuntano 400.000 blog, di cui forse 500 “vivono” più di sei mesi…
Ma torniamo alle webzines. Oggi i siti fumettistici, quelli che si possono definire “diretti” discendenti della stagione delle fanze (in quanto a rigore critico e a serietà di intenti), e che godono di credito, si contano sulle dita di una mano e hanno, ad esempio tramite forum e similia, riscontri oggettivi e immediati da parte del pubblico specializzato: da parte nostra, ad esempio, da sempre abbiamo ricevuto più complimenti e critiche dagli addetti ai lavori che non dai lettori “normali”.
Ma divago, come sempre. Parlavo dei siti web “seri” (nomi? Ad esempio ComicUs, Lo Spazio Bianco, Ultrazine, ma anche altri): quelli che si sono conquistati i gradi sul campo. Nonostante questo, di tanto in tanto, il dibattito sulla critica fumettistica continua ad impazzare, alimentato soprattutto sui forum (in particolare su quello, che mi dicono ottimo, di ComicUs) dai posts dei membri di un partito trasversale, quello degli insofferenti al recensore internet, che conta fra le sue fila un buon numero (crescente?) di addetti ai lavori.
Io non seguo i forum (allergico, sorry), però almeno su questo dibattito mi sono tenuto aggiornato e mi sono fatto una idea ben precisa.
E preciso: qui parlo degli addetti ai lavori che la critica web la conoscono. Lascio invece fuori dal discorso chi le webzines non le segue e, dall’esterno, lancia bordate ridicole e superficiali al mondo del web. Questi sono i personaggi che fanno “denunce”, spesso sulla carta stampata, in maniera pretestuosa e faziosa, sbandierando una presunta mancanza di professionalità da parte di chi fa critica sul web, e sono gli stessi che poi mettono su dossier su movimenti fumettistici inesistenti. I comportamenti di queste persone sono miserabili e li cito solo per sgombrare il campo da fraintendimenti. Parlo d’altro.
Carta Si, Web No: L’Avvento dei Tecnodilettanti?
È in atto da tempo, dicevo, un’insofferenza, da parte di certi addetti ai lavori, alla critica fatta da appassionati sul web.
A me ciò sembra paradossale: a noi, ad esempio, è stato offerto di collaborare con Fumo di China, la più importante e longeva rivista cartacea di critica fumettistica, un magazine che viene qualche volta criticato, ma di cui nessuno si sogna di mettere in dubbio la legittimità…
Sebbene sia lecito sollevare il problema della professionalità di chi fa critica (non solo sul web), molto spesso la discussione, a mio parere, è superficiale o male impostata. E vedrò di spiegare perché.
È vero che, come dicevo prima, chi fa critica sul web lo fa senza ricevere un quattrino: ciò vale per la totalità dei siti citati prima, quantomeno.
Se da un lato questo, a prima vista, potrebbe sembrare un argomento per mettere in discussione la professionalità di chi fa il critico web, in realtà, a ben guardare, non sta in piedi: intanto, per essere qualunquisti, i giornali sono pieni di persone pagate per scrivere di cose che non sanno (ogni volta che leggo di argomenti scientifici, per fare un esempio, mi si accappona la pelle). E poi, laddove subentra il discorso economico, l’indipendenza del giudizio può venir messa in pericolo da potenziali servilismi e da ingerenze da parte dello sponsor. Faccio un esempio: io non vengo pagato da nessuno e, su Comics Code, scrivo quello che mi pare. Così, sono sicuro, per fare due nomi a caso, gli amici Ettore Gabrielli di Lo Spazio Bianco e Smoky Man di Ultrazine.
Se invece fossi pagato, tutto ciò potrebbe cambiare, ma solo in peggio, nel senso che potrei magari subire pressioni per essere un po’ più tenero nei confronti di qualcuno che, indirettamente, mi paga. Potere dell’inserzionismo…
L’integrità di chi recensisce e la sua preparazione, la buona fede, non sono legate ai soldi che percepisce.
Ma forse è vero che l’editoria italiana è composta da molti di quelli che Pat Mills definisce “fanboys”, e si sa che il fanboy non gradisce essere giudicato da un altro potenziale fanboy…
È questo meccanismo psicologico che fa la fortuna di Amici e di Grandi Domani.
Se si richiede equità di giudizio, forse sarebbe il caso, da parte dei postatori folli, di ricordarsi per esempio di quante volte, nelle presentazioni e nei redazionali delle pubblicazioni presenti in edicola ed in libreria, si abusa della parola “capolavoro”. È onestà intellettuale, questa?
Inoltre, questa polemica mi fa pensare alla differenza di cultura fra l’Italia e, per esempio, l’Inghilterra. In Inghilterra lo Speaker’s Corner di Hyde Park, a Londra, ovvero quel posto in cui chiunque può prendere la parola e lanciarsi in un’orazione (anche quando spari cazzate), è considerato uno dei cardini della democrazia e della libertà di espressione: in Italia, l’equivalente online è considerato da qualcuno un insulto, quando non una minaccia.
Che problema c’è se un critico è stupido, ignorante o ottuso? Chiunque legge, in quanto parte del pubblico, ha diritto di giudicare a livello personale, fatte salve la correttezza e l’educazione. Altrimenti di ippica potrebbero parlare solo fantini e cavalli…
Web e Pubblicità: Uno Sguardo Disingenuo
Un altro aspetto che mi fa particolarmente incazzare è il fatto che coloro che chiamano in causa la mancanza di professionalità delle webzine sono spesso gli stessi che, cinicamente, invece, vedono il web come un veicolo pubblicitario gratuito da sfruttare a tutti i costi. Anteprime e interviste, per un sito, sono certamente un modo di aumentare la propria credibilità, e lo dico evidenziando che sono proprio uno dei fiori all’occhiello di Comics Code. Ma (cosa banale, se volete, ma mai rimarcata abbastanza) servono anche agli editori, che così sono in grado di accedere ad un ampio serbatoio di potenziali clienti senza spendere una lira…
Perché l’insofferenza subentra solo quando si viene, in qualche maniera, giudicati? Qualche malizioso potrebbe pensare alla malafede…
A supporto di questa ipotesi, dico solo che spesso abbiamo visto interviste e anteprime concesse a noi e ad altri (in sincrono) in maniera assolutamente mirata solo per battere sulla grancassa pubblicitaria. Ad esempio, quegli speciali preconfezionati distribuiti in maniera assolutamente scientifica. Casi tipo: una casa editrice, tre serie nuove, tre speciali impostati nello stesso modo, e dati a tre siti diversi…
E una cosa che ancora mi brucia -e qui, senza fare nomi, mi tolgo un sassolino dalla scarpa- è che in un frangente l’onestà di un redattore di Comics Code (non io, uno che nell’occasione è stato molto più signore di quanto sarei stato io, anzi, per citare Maurizio Di Vincenzo, “troppo signore”…) è stata messa in dubbio da un addetto ai lavori che tempo prima, ai tempi di Rorschach, ci aveva chiesto una vetrina…
Chi Controlla I Controllori?
Altro aspetto alquanto antipatico, che nessuno chiama mai in causa e sul quale alcuni addetti ai lavori paiono non riflettere mai, è quello della mancanza di professionalità da parte di chi viene intervistato o deve fornire una esclusiva ad un sito.
Tante, troppe volte ci sono state fatte promesse formali di anteprime ed interviste esclusive che poi sono state disattese: potrei citare almeno una decina di casi in cui a Comics Code era stata promessa l’anteprima su tal fumetto, che invece poi è apparsa stranamente su un sito diverso. Cosa che, oltre a fare girare le palle, fa anche saltare le scalette, cosa non trascurabile.
In pochissime occasioni, badate bene, si è trattato di un errore di inesperienza da parte di case editrici alle prime armi ed alla ricerca di più pubblicità possibile. È successo, ma non lo abbiamo considerato un peccato capitale. Lì il problema è diventato: “Che senso ha fare un’anteprima uguale al sito XXX e per di più in ritardo?”. Se l’anteprima non è in anticipo, se ne ribalta il senso logico e abbiamo preferito passare.
Le cose cambiano invece, a mia opinione, quando un addetto ai lavori non mantiene una promessa (per superficialità, noi diamo sempre per scontata la buona fede). Il problema è complesso, e secondo me comportamenti discutibili di questo tipo vengono legittimati dall’atteggiamento sbagliato, in certi frangenti, degli stessi redattori dei siti web, nel senso che molti di noi (fanzinari, ci chiamerebbe con spregio qualche pseudointellettuale) sembrano implorare gli autori di ricevere un’apocalisse (in senso letterale, visto che etimologicamente significa rivelazione dall’alto). Qui la professionalità se ne va a cagare e quello che nasce come un rapporto di lavoro (e, per ciò stesso, paritario) diventa un rapporto di subalternità fra due fanboys, uno in posizione di potere (l’Autore, che perpetua quel mito di Autorialità che tanto ha influenzato la critica italiana degli anni ’70. Chi sa che ne penserebbero Debord e Luther Blissett…) e l’altro in posizione implorante (leggi: genuflesso).
In questo senso, il redattore diventa fan adorante e quindi l’autore si sente su un piano di superiorità, e dimentica di avere anche doveri, oltre che il diritto di essere adorato.
A casa mia, però, alla parola data non si viene meno…
Alcuni mesi fa, la superstar hip hop Kanye West lanciò una provocazione, affermando di volere essere pagato per apparire sulla copertina dei giornali musicali, sulla base del fatto che secondo lui sarebbe la sua faccia a fare vendere tali riviste.
Ribaltando l’argomento, visto che i siti web (fino a prova contraria), in quanto “spazi pubblicitari”, aiutano a fare vendere più copie dei fumetti di cui parlano, cosa succederebbe, senza arrivare all’estremo di pagare per farsi intervistare, se le esclusive e le interviste venissero concesse dagli autori ed editori ai siti web sulla base di contratti in qualche maniera formali? Continuerebbero gli autori a dimenticare le promesse fatte? Continuerebbero le stesse persone ad adottare il sistema dei due pesi e due misure nei confronti della propria professionalità e di quella di altri?