Ken Parker: l’odissea
di un trapper nell’editoria italiana
di Alessandro Cigni
Con
il numero 32 uscito lo scorso dicembre, Ken Parker Collection
- la ristampa integrale delle avventure di Ken Parker edita
da Panini Comics - è giunta ad un importante giro di
boa. E’ l’occasione allora per ripercorrere l’accidentata
vicenda editoriale di uno dei più originali, riusciti
e amati personaggi del fumetto italiano.
Gli autori, Giancarlo Berardi (sceneggiatore, nato a Genova
nel 1949) e Ivo Milazzo (disegnatore, nato nel 1947 a Tortona,
ma presto trasferitosi a Genova), amici sin dai tempi della
scuola, avevano mosso i primi passi nel mondo del fumetto
nei primi anni 70, con storie brevi pubblicate sulle riviste
dell’editore Sansoni, ed erano poi entrati nel prestigioso
studio genovese BiErreCi; in seguito avevano fatto varie altre
esperienze nel campo dei comics, sia insieme che separati
(Berardi scrive sceneggiature per Tarzan, Gatto
Silvestro, Topolino e Diabolik, mentre
Milazzo disegna storie per Topolino e fumetti horror).
La svolta della loro carriera arriva nel 1974: i due giovani
autori propongono all’Editoriale Cepim (futura Bonelli)
un nuovo personaggio, ispirato nell’aspetto al Jeremiah
Johnson di Corvo rosso non avrai il mio scalpo, film
di Sydney Pollack interpretato da Robert Redford, pensando
ad un unico episodio da inserire nella Collana Rodeo,
che già ospitava la mitica Storia del West
d D’Antonio. Bonelli ebbe fiuto, perché (nonostante
le novità in quell’albo fossero solo in nuce)
“scritturò” il nuovo personaggio per una
serie tutta sua.
Nel frattempo Berardi mise in cantiere, sempre per l’antologica
Collana Rodeo, altri due racconti di ambientazione
western (Terra maledetta e Wyatt Doyle,
pubblicati rispettivamente nel giugno 1977 e nell'aprile 1978,
di recente riproposti da Le Mani) e, insieme a Milazzo, la
serie Tiki, che ha per protagonista un indios amazzonico,
pubblicata su Il Giornalino delle Edizione Paoline
in sei episodi tra il 76 e il 77 e poi raccolta in volume
dall'Isola Trovata e più recentemente da Le Mani.
Nel giugno 1977, a 3 anni dalla sua realizzazione, esce finalmente
Lungo Fucile, primo episodio della serie di Ken
Parker (KP d'ora in avanti, N.d.R.). Questo primo albo
presenta già alcune novità significative sin
dalla copertina, il cui disegno, realizzato ad acquerello,
si estende sul dorso e in quarta.
Berardi è autore di tutti i soggetti, mentre alcune
sceneggiature sono firmate insieme a Maurizio Mantero, e altre
da Tiziano Sclavi e Alfredo Castelli; i disegni di circa 1/3
degli albi sono di Milazzo, che firma anche tutti gli acquerelli
delle copertine; tra gli altri disegnatori si segnala per
il suo inconfondibile tratto Giorgio Trevisan, cui si aggiungono
Renzo Calegari, Giancarlo Alessandrini, Carlo Ambrosini, Bruno
Marraffa, Giovanni Cianti, Sergio Tarquinio, Renato Polese
e Vincenzo Monti.
La serie di KP occupa un posto di rilievo nella scena del
fumetto italiano (e non solo) per almeno tre ordini di motivi.
Il primo è di carattere contenutistico e tematico:
con KP gli autori offrono una rappresentazione del west che,
anche sulla scia del cinema western “crepuscolare”
di quegli anni, rifugge gli stereotipi sul mito della frontiera
alla ricerca invece di un maggiore realismo e di una fedeltà
storica frutto di un’attenta documentazione. Inoltre,
a storie in cui ritroviamo tutto il classico immaginario del
west se ne alternano altre in scenari più inconsueti,
come il mare, le distese ghiacciate artiche, le grandi città
di recente industrializzazione. In vicende che spesso alludono
esplicitamente ai giorni d’oggi e in cui spesso il titolare
della serie cede la scena a dei comprimari tratteggiati in
modo indimenticabile, vengono affrontati temi inconsueti per
il fumetto popolare del tempo, come la natura, con la sua
poesia e la sua durezza, la tolleranza e il rispetto per il
diverso (a cominciare dai pellerossa), il sentimento di comunione
con ogni essere vivente, l’importanza dell’istruzione
e della cultura, l’aspirazione ad una società
più giusta e ad una pacifica convivenza civile tra
gli uomini, la pena di morte, gli stupefacenti, gli affetti
familiari, l’amicizia, la solidarietà umana,
il terrorismo, l’omosessualità, la prostituzione,
il razzismo, la religione, la morale e via discorrendo.
Il secondo motivo è di carattere stilistico, e può
essere riassunto nell’intento, messo in atto progressivamente,
di spostare dal testo alle immagini la maggior parte della
responsabilità espressiva. Per questo gli autori fanno
uso di un ampio repertorio di soluzioni tecniche innovative,
spesso di derivazione cinematografica, come l’abolizione
delle didascalie, una costruzione molto dinamica delle tavole
con ampio uso di vignette scontornate, zoom, alternanza di
campi lunghi e dettagli, campi e controcampi, inserti, soggettive,
dissolvenze, flashback e flashfoward, il tutto completato
dalla capacità (di Milazzo e Trevisan) di far “recitare
gli attori” grazie alla straordinaria espressività
dei volti.
Il terzo motivo, infine, è legato alle caratteristiche
del personaggio titolare della serie: non un eroe tutto d’un
pezzo, ma un uomo reale, che certo incarna tutti gli ideali
di generosità e tolleranza della saga, ma che non è
esente da passi falsi e errori, da goffaggini e momenti di
debolezza e difficoltà. Un personaggio in continua
evoluzione nell’arco delle storie (che hanno una precisa
continuity), come ciascuno di noi, che cresce e matura con
gli incontri e le esperienze che fa, e al contempo un personaggio
a tutto tondo in ogni singolo albo. Un personaggio che ha
un suo passato, perché ciascuno di noi è innanzitutto
ciò che è stato, ha visto e vissuto, ed è
forse questo uno dei motivi per cui i suoi affezionati lettori
lo amano così tanto e lo sentono così vicino
a sé (al punto da aver persino fondato una “Associazione
Ken Parker”, che ha stampato un bollettino cui collaboravano
anche gli stessi autori). Un personaggio che ha fatto tesoro
delle varie esperienza che ha vissuto e che, soprattutto,
porta come parte di sé il bagaglio umano delle persone
che ha incontrato sul suo cammino e insieme a cui ha fatto
un pezzo di strada.
Contemporaneamente alla prima serie di KP, i due autori si
dedicano anche ad altri progetti: Berardi scrive 3 episodi
de Il piccolo Ranger e alcune storie che escono su
Il Giornalino e Skorpio; per Skorpio
scrive inoltre gli 11 episodi della splendida serie western
Welkome to Springville, disegnati in parte da Milazzo
e in parte da Renzo Calegari, poi raccolte in volume dall'Isola
Trovata e più recentemente da Le Mani. Insieme a Milazzo
realizza anche L’uomo delle Filippine, a colori,
per la collana Un uomo un’avventura della Cepim.
Nel maggio del 1984 con il numero 59, I ragazzi di Donovan,
si conclude la serie Cepim di KP, per la difficoltà
degli autori di rispettare la mensilità, che infatti
salta sempre più spesso verso la fine della serie.
Le storie di questa prima serie vengono riproposte una prima
volta sempre dalla Cepim come Ken Parker Raccolta,
realizzata riunendo 2 albi in un unico volumetto, per un totale
di 29 numeri.
Nel 1989 Berardi e Milazzo tentano l’avventura editoriale
fondando una propria casa, la Parker Editore, che inizia le
pubblicazioni riproponendo le 59 storie della serie originale
in una nuova collana, la Serie oro, mensile, a partire
dal maggio 1989; con i resi viene realizzata la Collezione
Serie Oro, riunendo 2 albi in un unico volumetto come
già aveva fatto la Cepim.
Di altra natura è invece la riproposizione da parte
de L’isola Trovata a partire dal giugno 1983 e fino
al 1988 delle storie disegnate da Milazzo e Trevisan all’interno
della Collana West (che ripropone anche i celebri
western di Paolo Eleuteri Serpieri e la saga Welcome to
Springville, oltre ad alcuni supplementi speciali dedicati
a Ken che vedremo in seguito) in 24 volumi brossurati di grande
formato (con copertine inedite di Milazzo) di 48 pagine l’uno
pensati per il mercato europeo, con le storie rimontate “alla
francese” in quattro strisce per tavola e ricolorate
(eccetto il numero 1, ad opera di Milazzo) da Mantero.
Le avventure e le peregrinazioni editoriali di Ken però
non si concludono con la sua 59sima avventura: gli autori
decidono di svincolarlo dalla mensilità e di dargli
una veste editoriale più consona alle sue ambizioni
autoriali, e Ken inizia la sua carriera sulle cosiddette “riviste
d’autore” con storie a colori di grande formato
tutte scritte da Berardi e disegnate da Milazzo. Nel 1982
infatti erano iniziate le pubblicazioni di Orient Express,
rivista contenitore inizialmente dedicata agli autori italiani;
Berardi e Milazzo vi avevano pubblicato alcune storie brevi
(poi raccolte nel volume Fantasticheria) e le 5 parti
del noir Marvin, Il Detective - Il Caso Di Marion Colman
(che ha nel prologo una simpatica comparsata di Ken) successivamente
raccolti in volume (recentemente ripubblicato da Le Mani).
Nel maggio 1984 (contemporaneamente al KP 58 della serie Cepim)
sul n° 20 di OE esce Cuccioli, primo capitolo
de Il respiro e il sogno, quattro storie fuori serie,
senza dialoghi, disegnate ad acquerello che rappresentano
la summa dei temi e delle innovazioni stilistiche della serie,
nonché il vertice artistico assoluto della collaborazione
dei due autori.
La continuty del personaggio riprende con la sua 60esima avventura,
Un Principe per Norma (dove Ken recita l’Amelto
accanto a Marilyn Monroe) disegnato da Milazzo e Trevisan,
pubblicato in 7 parti nei numeri 23-29 di OE tra il luglio
84 e il febbraio 85 e raccolta in volume nel settembre 85
da L’isola trovata in un supplemento al n° 5 della
Collana West.
Ma per Ken sembra non esserci pace: ha appena trovato una
nuova casa (l’OE), che questa, con il n° 30, chiude,
coinvolta nella crisi delle riviste d’autore. Nel 1985
Ken passa allora al Comic Art di Traini: sui numeri 10 (aprile
85) e 15 (ottobre 85) vengono pubblicati rispettivamente
Soleado e La luna delle magnolie in fiore, 2°
e 3° episodio del ciclo Il respiro e il sogno,
mentre sul n° 11 viene riproposto un'altra storia breve
fuori serie, Quack - Omaggio A Donald Duck.
La continuty riprende con la 61esima avventura, Dove Muoiono
i Titani, pubblicata tra il novembre 85 e il marzo 86
nei numeri 16-20 di Comic Art e raccolta in volume nel maggio
86 da L’isola Trovata in un supplemento al n° 13
della Collana West. Tra un’avventura e l’altra
di Ken, Berardi & Milazzo pubblicano sempre su Comic Art
alcune altre storie brevi, poi riproposte nei volumi Fantasticheria
e Luci ed ombre, completano con 3 nuovi episodi
la serie Tom’s Bar, il cui primo episodio era
apparso sulle pagine de Il giornalino, e creano una
serie tutta nuova, Giuli Bai & Co, sorta de I
Vitelloni ambientata nella Genova della fine degli anni
'50, di cui vengono pubblicati i primi 3 episodi.
Nel dicembre 1986 inizia la collaborazione di Berardi con
un’altra “rivista d’autore”, L’Eternauta,
che nel n° 53 pubblica la prima parte del primo episodio
della riduzione (con i disegni di Trevisan) de Le avventure
di Sherlock Holmes; ne usciranno in tutto 6 storie (l’ultima
su L’Eternauta 72 dell’aprile 1989),
successivamente raccolte in volumi da L’Isola Trovata/Bonelli
Editore come supplementi della Collana West e più
recentemente da Le Mani.
Continua intanto la collaborazione con Comic Art, che pubblica
nell’aprile 1987 (CA 32) Pallide Ombre, 4°
ed ultimo episodio del capolavoro Il respiro e il sogno,
raccolto in volume nel settembre 87 da L’isola Trovata
in un supplemento al n° 25 della Collana West e
successivamente più volte riproposto.
La vita di Ken sulle riviste d’autore termina con la
sua 62ima avventura, Un alito di ghiaccio, pubblicata
tra l’ottobre 1987 e il gennaio 1988 sui numeri 37-40
di Comic Art e raccolta in volume nel giugno 88 come 31°
(e ultimo) volume della Collana West.
A questo punto B&M, come già anticipato, tentano
la strada dell’autoproduzione, fondando la Parker Editore,
che nella Serie Oro ripropone i 59 episodi della
serie Cepim e, nei numeri 60-62, le storie apparse su CA e
OE, in b/n e formato bonelliano.
Nello stesso periodo collaborano anche, separatamente, a
Nick Raider: Milazzo disegna il n° 5, Berardi scrive
il 18 e il 22.
Arriva anche il momento fatidico (per chi come loro aveva
con KP creato un western moderno, alternativo al classico)
di cimentarsi, ancora separatamente, con Tex: nel
1991 Berardi scrive una lunga sceneggiatura (344 tavole),
Oklahoma!, che con i disegni di Letteri esce fuori serie
nel formato dei maxiTex. Milazzo affronterà
il mitico ranger nel 1999, con Sangue sul Colorado,
tredicesimo gigante di Tex, scritto da di Nizzi.
Ma proprio quando il suo autore flirta con il suo “rivale”,
Ken rinasce per l’ennesima volta: dal giugno 1992 le
sue nuove avventure, a partire dalla 63esima, Silenzio
bianco compaiono sulla nuova creatura della Parker Editore,
il KP Magazine (dopo un antefatto pubblicato nel
numero 0 di marzo), rivista antologica di formato a metà
strada tra quello delle riviste d’autore e il classico
bonelliano, nata con l’ambizioso intento di proporre,
accanto alle nuove avventure di Lungo Fucile, altri racconti,
vecchi e nuovi, di Berardi e Milazzo (vengono riproposti tutti
gli episodi di Tiki e di Sherlock Holmes,
e pubblicato per la prima volta l'ultimo di Giuli Bai
& Co.), fumetti di altri autori e racconti illustrati,
accanto ad un ricco apparato redazionale e di approfondimento;
le copertine sono acquerelli inediti di Milazzo.
Con il n° 18 del KPM, uscito nell’aprile del 1994
la Parker Editore termina le pubblicazioni, con all’attivo,
oltre alla Serie Oro e al KPM, anche alcuni importanti
volumi: la ristampa de Il respiro e il sogno e il
catalogo della mostra omonima, Avventure in acquerello,
che raccoglie le prime 59 copertine, uno speciale con le storie
60-62 (riproposte però in b/n), e la ristampa di
Tom’s Bar.
Non termina però la vita editoriale del KPM, che dal
19/20 viene rilevato da Bonelli che ne pubblica altri 16 numeri
(fino al gennaio 1996), allargando così lo spettro
dei collaboratori e ospitando anche storie inedite degli altri
eroi della scuderia di Via Buonarroti; ciò consente
anche la realizzazione di una storia inedita, con l’incontro
impossibile tra Ken Parker e Dylan Dog (Immagini,
KPM 21).
Nei 36 numeri del KPM, vengono pubblicate (in una o più
puntate) le storie 63-79 della saga (anche se con la fine
della Collana Oro la numerazione si perde), fino
alla monumentale La carovana Donaver, di ben 270
tavole. Per questo nuovo ciclo ai testi Berardi può
contare sulla collaborazione, oltre che del fido Mantero,
di Valerio Rontini; per dare maggiore uniformità ai
disegni, Milazzo crea lo “Studio IM” formato da
giovani talenti che faranno strada (Giuseppe Barbati, Pasquale
Frisenda, Massimo Bertolotti, Laura Zuccheri) di cui supervisiona
il lavoro e solo in alcuni casi si esibisce in solitudine;
altre storie poi sono disegnate da Trevisan e Goran Parlov.
Dopo alcuni mesi di silenzio editoriale (a cui purtroppo gli
appassionati del biondo trapper si sono abituati) le storie
del KPM vengono raccolte in 13 albi di formato bonelliano
denominati Ken Parker Collezione, prima bimestrali
e poi mensili, pubblicati da Bonelli tra l’aprile 96
e il settembre 1997, che, sia pure in formato ridotto, consentono
di leggere di seguito le storie pubblicate sul Magazine.
Sulle pagine di KP Collezione trovano posto anche interessanti
articoli di approfondimento inediti sul mondo di Ken Parker
(il n° 1 contiene ad esempio un utilissimo e dettagliato
riassunto delle puntate precedenti ad opera di Gianni di Pietro)
e nel n° 5, una storia breve inedita di Ken, La leggenda
di Kenissuaq; sul n° 9 (La terra degli eroi)
vengono aggiunte due nuove tavole.
Contemporaneamente alle uscite del Ken Parker Collezione,
le ultime (per ora…) 4 storie inedite di Ken (che portano
dunque il totale a 83, senza contare i fuori serie) vengono
pubblicate in 4 albi Bonelli di formato classico 21 x 16 denominati
Ken Parker Speciale, a cadenza semestrale, tra il
luglio 1996 e il gennaio 1998. Le storie, di ben 180 pagine
l’una, tutte scritte dal solo Berardi (eccetto la 1^,
di Berardi/Mantero), sono disegnate da Frisenda/Zuccheri (1),
Milazzo (2), Trevisan (3) e Vannini/Milazzo/Frisenda (4).
Il KPS 4, Faccia di rame, rappresenta l’ultima
storia inedita di Ken a tutt’oggi e segna la fine della
trentennale collaborazione tra i suoi due creatori. Berardi,
come annunciato anche nelle pagine del KPS 4, è già
impegnato nella realizzazione per Bonelli di Julia
(il primo albo esce nell’ottobre 1998), sulle cui pagine
ritroviamo alcuni dei collaboratori cresciuti con Ken
Parker; Milazzo come abbiamo visto si dedica alla titanica
opera del Texone, uscito nel giugno 1999 ed entra con il n°
30 (dicembre 1999) nello staff dell’ultima serie western
di Via Buonarroti, Magico Vento, di cui fin’ora
ha disegnato 14 albi.
Gli anni passano, ma sembra proprio che la cavalcata di Lungo
Fucile sia definitivamente terminata.
E invece nel 2003 il nostro trapper si riaffaccia in edicola,
nel n° 11 della collana I Classici del fumetto di
Repubblica, nel quale vengono riproposti Pallide
Ombre (a colori), La leggenta di Kenissuaq,
Dritto e rovescio e Sciopero e, soprattutto,
viene annunciata una nuova iniziativa editoriale della Panini
Comics, la Ken Parker Collection.
La nuova collana mensile, che debutta in edicola nel maggio
2003, ha l’intento di ristampare cronologicamente tutte
le avventure che Ken Parker ha vissuto nelle sue peregrinazioni
da una testata all’altra, e si propone come la versione
editoriale definitiva della saga, oltre che una buona occasione
per rileggere a distanza le storie, cogliendone la persistente
attualità e aspetti che magari erano sfuggiti.
Gli albi, con copertina ad alette, in formato bonelliano,
presentano nei numeri 1-29 gli episodi 1-58 della serie Cepim
(due per albo, di oltre 200 pagine); il 30 l’ultimo
episodio della prima serie (59) e Un principe per Norma
(riproposto in b/n come nell’albo 60 della Serie
Oro); il 31 le 4 storie de Il respiro e il sogno
con l’omaggio a Paperino (tutte a colori) e Dove
muoiono i titani/Un alito di ghiaccio (riproposte
in b/n come nel n° 61 della Serie Oro); con il numero
32 inizia la riproposizione delle storie uscite originariamente
nel Magazine.
Della Collection viene varata anche una versione “Deluxe”,
in volumi di oltre 400 pagine con copertina rigida che raccolgono
2 KP Collection ciascuno.
Ciò che differenzia il KPC da tutte le ristampe precedenti
è la ricchezza e l’approfondimento dell’apparato
critico e redazionale: ormai assurte per universale consenso
al rango di classici del fumetto europeo, le storie sono precedute
e seguite non più da (pur interessanti) articoli di
contorno, come nei bonelliani KP Collezione e KP Speciale,
ma da minuziosi commenti firmati da Gianni Di Pietro e Francesco
Manetti (ben noti ai fan di KP), vere e proprie guide alla
lettura, che si soffermano sul contesto storico, sulle scelte
stilistiche, sulle citazioni, le analogie e le fonti di ispirazione.
Sono articoli estremamente accurati e talvolta illuminanti,
che fanno si che i fan del trapper, che pure hanno già
in casa le edizioni originali delle storie, non possano farsi
mancare questa ristampa, per di più dotata della miglior
qualità di carta che KP abbia mai avuto.
Un rammarico, non certo imputabile alla Panini, è legato
al fatto che la fattiva collaborazione degli autori, promessa
nel n° 1, dal n° 8 (al quale in compenso è
stato allegato un calendario 2004 formato striscia con le
riproduzioni di alcune copertine) si limita ad una rubrica
di una pagina, “Benvenuti” (fino al n° 7 illustrata
da Milazzo con un piccolo acquerello inedito), in cui Berardi
narra con ironia simpatici episodi degli esordi della coppia
e altro; nei primi sette numeri Berardi ha anche risposto
alla posta dei lettori.
Ben più sostanziali sono le perplessità legate
al formato: il classico 21 x 16 scelto era quello più
ovvio per riproporre i primi 59 episodi della saga, che in
quel formato erano stati pubblicati, e ciò nonostante
le tavole sono state riprodotte riducendone inspiegabilmente
le dimensioni e aumentando i margini bianchi.
Peggio ancora è stato fatto nei numeri 30 e 31, quando
si è trattato di ristampare le storie a colori originariamente
comparse a puntate su Orient Express e Comic Art e già
raccolte in volumi: sono state riproposte in b/n (con l’eccezione
de Il respiro e il sogno) e in formato ridotto, per
di più con solo 1-2 pagine di redazionali, fornendo
in pratica degli inutili doppioni dei rispettivi albi della
Serie Oro, e omettendo molte delle illustrazioni realizzate
da Milazzo per introdurre le storie.
Con il n° 32, come detto, inizia la ristampa delle storie
pubblicate per la prima volta sul KP magazine. Anche in questo
caso le storie sono state drasticamente ridotte nel formato,
e i redazionali limitati a 3 pagine in tutto. Il lettore si
trova così in mano un inutile doppione degli albi bonelliani
KP Collezione, nei quali però le tavole erano lievemente
“meno rimpicciolite” e, soprattutto, l’apparato
redazionale era ampio e interessante, anche se solo marginalmente
legato a Ken.
La scelta di uniformare tutte le storie al formato bonelliano
è chiaramente penalizzante: per la ristampa delle storie
comparse su rivista e sul KP Magazine ci si sarebbe aspettato
che la Panini adottasse un formato più consono, ad
esempio quello utilizzato dalla stessa Panini per la collana
I Classici del Fumetto di Repubblica - Serie Oro,
varata nel 2005 in albi 26 x 18. Il riferimento non è
casuale, perché il volume n° 50 di detta collana
è stato dedicato a KP, con la pubblicazione, a colori
e in grande formato, di Un alito di ghiaccio affiancata
a due capolavori della prima serie Lily e il cacciatore
e Casa dolce casa, già ripubblicati in
grande formato a colori (non rimontato alla francese come
nella Collana West) da Lizard per due volumi usciti nel 2003
e nel 2004, il secondo dei quali colorato da Marco Soldi,
copertinista di Julia.
Quella di penalizzare le tavole di KP nel Collection è
per certi aspetti una scelta paradossale se si pensa che con
i “Classici del Fumetto Serie Oro” la Panini ha
scelto di pubblicare in grande formato e colorare, spesso
arbitrariamente, fumetti nati in b/n e espressamente per il
formato da albo, come per dare maggiore dignità ad
opere che avevano già di per se un valore intrinseco
grandissimo con il loro b/n e con il formato con cui erano
stati concepiti.
Da quella che si propone come edizione definitiva di storie
già più volte pubblicate, come questa carrellata
ha voluto ricordare, è giusto pretendere il rispetto
del formato originale, se non persino il recupero delle tavole
originali per riproporle nelle dimensioni usate dall’autore;
non si tratta di puntiglio filologico, ma di rispetto del
lavoro di un autore (Milazzo) che nel nostro caso è
anche un finissimo artista.
A tale riguardo spiace anche la scelta di non riproporre in
dimensioni accettabili le copertine di ogni singolo albo,
anche perché se quelle della prima serie sono strate
raccolte in volume, come abbiamo visto, lo stesso non è
accaduto per le storie successive.