Angoulême 2005 :
Continua l'esplorazione dell'universo BD (bandes dessinées,
loro le chiamano così!)
di Giovanni Gualdoni
Continuano
le avventure/disavventure dell’equipaggio del 7 Mondi
Studio partito per una nuova esplorazione dell’universo
delle Bande Disegnate, i francesi le chiamano così,
che anche per quest’anno hanno visto i nostri eroi affrontare
la minaccia dell’influenza, del colpo di sonno in autostrada
e dello stress pre e post fiera!
Martedì 25
Gennaio
Ore 18:00
Senza aver dormito nè mangiato ma, soprattutto, senza
aver terminato il catalogo che ogni anno sottopongo agli editori,
mi accorgo di avere il treno per Milano fra trentatre minuti
e afferrando al volo una Girella e un’Actimel (il rinforzo
ogni mattina!), getto in una valigia degli abiti a caso, raccolgo
dal cassetto un rotolo di banconote grande quanto quella della
carta igienica (Seeee!!! Magari li avessi!!!) e corro in stazione.
Recupero 45 minuti di sonno sul treno fino a Milano. Poi altri
10 in metropolitana sino alla studio o, per meglio dire, sino
alla fermata successiva (dannazione, ho dormito un minuto
di troppo!). Infine raggiungo lo studio dove, da programma,
devo passare la nottata con Stefano (Turconi N.d.R.) e Teresa,
in vista della partenza da Milano alle 7 del mattina successivo.
Ore 20:30
Dato che i miei due compagni di veglia arriveranno più
tardi, ottempero ad una delle mie maggiori passioni, mangiare
solo come un cane al ristorante cinese all’angolo, notoriamente
deserto e malfamato ma che mi serve all’istante senza
più neppure chiedermi cosa voglio poiché ordino
sempre i soliti tre piatti: spaghetti di riso con gamberi,
pollo al limone e pane cinese. Ora, se fossi al posto di chi
sta leggendo questo reportage, sarebbe naturale chiedermi
quanta fantasia può mettere uno sceneggiatore in un
fumetto se ne ha talmente poca che quando va al ristorante
ordina sempre i soliti tre piatti, che per giunta sono i più
scontati del menù.
Ore 22:00
Stefano arriva prima di Teresa e colgo l’occasione per
approfittare lavorativamente di lui e prepararlo emotivamente
e psicologicamente all’impresa che più lo spaventa,
parlare con gli editori di questioni economiche e organizzative.
Ore 22:30
Stefano saluta con gioia doppiamente motivata l’arrivo
di Teresa, sia perché è la sua ragazza, sia
perché in questo modo non deve più sentirmi
parlare. Ma si sbaglia! Infatti, poco dopo, sfruttando il
fatto che Teresa è una sceneggiatrice, la contagio
con la febbre dell’organizzatore e in breve anche lei
ha un delirio d’onnipotenza che priva Stefano d’ogni
volontà, spossandolo fino a farlo crollare un’oretta
più tardi.
Ore 24:00
Messi a nanna i fidanzati, non mi resta che lavorare per altre
sette ore fino a quando non sarà tempo di partire.
Mercoledì 26 Gennaio
Ore 7:00
Contro ogni mia più tragica previsione riesco a finire
il catalogo in tempo. Arrivato in studio il buon vecchio Alfio
(Buscaglia, N.d.R.) carichiamo tutto in macchina, operazione
che di solito mi è risparmiata poiché tutti,
vedendomi aitante quanto “Kermit la Rana”, trovano
doveroso darmi un aiuto a sollevare borse a valige, tanto
quanto è dovere di un giovane alzarsi quando una vecchietta
sale sull’autobus.
Ore 7:45
Siamo quasi all’appuntamento con le altre macchine quando
una frase di Teresa mi fa rammentare che mi sono scordato
della roba. Tra insulti a dio e agli uomini (cioè sempre
a me!) ritorniamo allo studio, dove mi accorgo di non aver
dimenticato nulla. Per evitare altri insulti afferro dei fogli
bianchi della fotocopiatrice, li metto in una busta dall’aria
d’importante, ed esco con un’espressione trionfante
ma al tempo stesso umile (ma che accidenti sto scrivendo?).
Prima però faccio pipì (quella sì che
mi ero scordato di farla) e rubo dal frigorifero di Alfio
una sua tortina, di cui so essere geloso come i figli che
non ha mai avuto.
Ore 8:30
Con mezz’ora di ritardo arriviamo all’appuntamento,
scoprendo che c’è gente (Giustina!!! Chi altri
sennò?) che non è ancora arrivata.
Ore 9:00 (Minuto più, minuto meno!)
Sono arrivati tutti ma ora che si presentano, si salutano,
si abbracciano e si baciano, passa un’altra mezzora.
Io li snobbo, mi posiziono sul sedile posteriore dell’auto
di Alfio sprofondando tra un morbido cuscino e una calda coperta
e, in breve, cado in un sonno senza sogni (ho sempre sognato
di rubare una battuta a Dickens!). L’ultima frase che
sento prima di svenire è una profetica esclamazione
che ipotizza circa 12 ore di viaggio con un’arrivo ideale
per cena. Mi addormento quindi con l’immagine di questa
cena calda che mi attende al mio risveglio.
Ore 21:00 (O per dirla in maniera più fumettosa: “Dodici
ore più tardi…”)
Il viaggio procede con innumerevoli soste a tutti gli autogrill
e le aree di servizio dell’Italia e della Francia, di
cui ho memoria in rapidi e fugaci flash-back e in un unico
dubbio amletico che m’invade la mente: possibile che
le ragazze in viaggio non riescano a sincronizzare il momento
in cui gli scappa?!? Dopo il tour dei cessi degli autogrill
giunge il momento in cui mi risveglio senza più la
stanchezza necessaria per riaddormentarmi. Da quel punto in
poi è l’inizio della tragedia. Scopro infatti
che l’auto è bloccata in un punto imprecisato
di una nuova autostrada che qualche genio francese ha deciso
di far passare a 2300 metri d’altezza (sarebbe meglio
dire altitudine!), dove nevica 10 mesi l’anno. La situazione
è inizialmente divertente e lo spirito giocoso tipico
della gente che fa fumetto ci permette di affrontare l’inconveniente
con un sorriso.
Ore 21:00
Un’ora dopo non ci divertiamo più e se qualcuno
sta ancora sorridendo è perché ha avuto una
paresi! Siamo intrappolati dalla neve, al buio e al freddo,
affamati come lupi, anchilosati e stressati oltre ogni misura.
Nostri compagni di sventura una coda interminabile di auto
e camion che ci riportano alla mente uno di quei film catastrofici
dove la gente in fuga dall’era glaciale muore surgelata
all’unico scopo di trasmettere allo spettatore la gravità
della situazione. Inoltre non si vede nessun mezzo di soccorso,
il che ci fa rimangiare tutto il male detto sulle autostrade
italiane che paragonate a quelle francesi sembrano un secolo
più avanti.
Ore 22:00
Intrappolati da due ore i nostri eroi subiscono via sms l’ultima
delle umiliazioni, scoprendo che l’amico Matteo, partito
appena mezzora prima, è già in albergo da ore
godendosi un bagno caldo e un lauto pranzo. Quando viene chiesto
a Matteo come abbia fatto con la neve, lui, candidamente,
risponde di essere passato proprio mentre iniziava a nevicare.
Poco ci vuole e tutti si convincono che Matteo meni sfiga!
Giovedì 27 Gennaio
Ore 3:00
Giungiamo stremati all’agognata meta, un’agriturismo
ormai leggendario che i più anziani del gruppo conoscono
dalla bellezza di 8 anni. Qui ci attende una nuova somma di
sventure. Per prima cosa scopriamo che un gruppo di sconosciuti
si è preso due delle nostre tre stanze e non trovando
i padroni del posto per chiedere spiegazioni, un terzo di
noi si arrangia a dormire in un grosso stanzone non riscaldato
con un saccoapelo a separarli da una morte per assideramento.
Il mattino dopo, beffa finale, si scoprirà che i caloriferi
c’erano e potevano essere accesi girando una manopola.
Il sottoscritto, come ovvio, si prende un letto senza mostrare
il minimo senso della democrazia e del rispetto per il prossimo
e confidando nel solito comune senso della pietà che
suscita negli altri e che gli permette di passarla sempre
liscia.
Ore 10:00
Chi accidenti è tutta questa gente? Questa è
la prima domanda che mi sono fatto scendendo a fare colazione
e trovandomi davanti i compagni di viaggio che avevo solo
intravisto avendo dormito per tutto il tempo. Riconosco presto
l’amico Nicola, disegnatore Disney, Beppe e l’Annina,
la coppia sadomaso (nessuno mi leverà dalla testa che
lei è la “domino” e lui il suo “schiavo”!!!),
la Cristina e Marco, promettenti talenti freschi di scuola
del fumetto, Corrado e Paolo, che contrariamente alle apparenze
non stanno assieme solo lavorativamente parlando (e sono anche
molto bravi!). C’era altra gente ma a questo punto la
mia attenzione era già migrata su altro, ovvero sul
latte di soia per colazione. LATTE DI SOIA??? Come si può
ricavare del latte dalla soia???
Ore 11:00
Finalmente siamo in fiera. Mentre tutto il gruppo va al punto
accredito, io e Stefano, ritirati i nostri pass autori, andiamo
al primo appuntamento in Soleil per parlare di Wondercity.
Appena entrati in fiera sono colpito da uno strano brusio
di voci che mi sembrano familiari. Poco dopo capisco che lo
sono veramente, nel senso che in giro ci sono più italiani,
che ovviamente non parlano ma urlano, che francesi. Non faccio
in tempo a chiedermi chi sia tutta questa gente che iniziano
tutti a salutarmi. Ora ricordo. Questa gente sono tutti gli
autori che durante l’anno ho consigliato di venire a
Angouleme e che, a loro volta, lo hanno consigliato ad amici
e parenti.
Ore 11:15
Superata con non curanza la lunga fila di gente che aspetta
il suo turno per mostrare le cose all’editore, e dribblato
“MrT”, un afroeuropeo (si dice cosi?) di due metri
di altezza, per due di larghezza, per due di profondità,
che ogni hanno lavora come buttafuori alla Soleil, entriamo
nello stand per il primo appuntamento che avevamo creduto
di poter risolvere in una mezzoretta. Ovviamente ci sbagliavamo.
Due ore e decine di caffè, bicchieri di spremuta e
pasticcinini dopo, eravamo ancora lì a parlare di Wondercity
e delle migliaia di dettagli che una serie del genere
comporta. Fortunatamente tutto ciò che ci viene detto
è positivo, anzi, ci sono notizie che vanno persino
oltre le nostre più rosee aspettative, pertanto alla
fine usciamo esausti ma felici.
Ore 14:30
Dopo aver pranzato poco e male al solito “Costantine”,
il ristorantino arabo che sta accanto alla fiera, veniamo
rimbalzati a un secondo appuntamento con Laurent e Catherine,
dei diritti esteri di Soleil. Un’altra ora qui per poi
correre a parlare anche con Stéphanie, sempre di Soleil,
ma del servizio amministrazione.
Ore ??:??
A un’ora imprecisata, ormai è tanto che se ci
ricordiamo i nostri nomi, facciamo l’ultimo appuntamento
con José, editore per il Portogallo e il Brasile. L’appuntamento
si svolge in una pasticceria dove la cioccolata calda con
panna, dentro cui pucciare cioccolatini al latte, ritempra
i nostri eroi donandogli la lucidità mentale appena
sufficiente a quest’ultimo incontro, fortunatamente
molto positivo.
Ore 21:00
Io, Alfio, Alberto, Davide e la sua ragazza, Matteo e Barbara
in qualità di privilegiati autori dell’editrice
Les Humano Assiocies, ma soprattutto in qualità di
italiani scrocconi, c’imbuchiamo a una cena dell’editrice
a cui sono presenti i maggiori talenti di Francia, tra cui
Moebius, Jodorowsky e Jimenez. Anche qui ci facciamo subito
riconoscere come quelli che urlano e ridono a squarciagola
e importunano, con battute da caserma, le standiste. In breve
creiamo più fastidio che altro e, come se non bastasse,
ce n’andiamo prima che la cena sia finita, squadrati
da tutti i presenti.
Ore 24:00
Al ritorno all’agriturismo, io e Alfio ci perdiamo o,
come dice Alfio, per colpa mia che l’ho distratto abbiamo
mancato la strada giusta. Dopo vari giri a vuoto ecco una
di quelle visioni che ti rimangono impresse per tutta la vita.
Un cerbiatto e un gufo bianco ci attraversano la strada contemporaneamente.
Ad avere avuto un fucile e maggiore prontezza di riflessi
avremmo potuto mangiare polenta e cerbiatto e ora avrei in
casa un gufo impagliato da mostrare agli amici. Da questo
momento in poi… è il buio!
Venerdì 28 Gennaio
Ore 9:30
Siamo in fiera presto per fare il maggior numero di appuntamenti
possibili. S’inizia da Paquet dove l’amico Harry
è a fare le dediche su Teknogeo che, insieme a Fantaghenna,
sono le due nuove serie che pubblichiamo con quest’editore.
Con grande sorpresa e piacere vediamo un’immagine di
Teknogeo e una di Fantaghenna troneggiare sullo striscione
che circonda lo stand. Da Paquet faccio la conoscenza di Stan
Sakai, il mitico autore di Usaji Yojimbo, non molto
conosciuto in Francia ma un mito qui in Italia e negli Stati
Uniti. Si tratta di una persona simpaticissima che purtroppo
parla solo inglese e dato che gli autori francesi non parlano
quasi nessuno l’inglese, per riuscire a parlarci si
forma uno strano telefono senza fili, con Harry che gli parla
in inglese e poi traduce in francese per gli altri. Giustina
è felice come una bambina per l’uscita di Teknogeo
e Fantaghenna e ci costringe a una desolante foto
con gli albo in mano.
Ore 11:00
Passaggio rapido allo Stand degli Humanoidi per salutare i
miei editor e per scoprire che, contro ogni previsione e incidente
meteorologico, il secondo volume di settemondi è arrivato
in tempo e già in vendita. Avere in mano quello che
è il risultato di due anni di lavori e, soprattutto,
vederlo in mano a ragazzi e adulti che lo acquistano con la
soddisfazione di chi lo stava aspettando da tempo è
un’emozione molto forte, e scusate l’istante di
retorica!
Ore 11:30
In attesa del pranzo sociale mi fermo mezz’oretta allo
stand degli Humanoidi dove scopro con piacere che gli autori
italiani in dedica sono più di quelli francesi. Non
è in realtà una grande sorpresa. Mesi prima
avevo avuto modo di parlarne con Bruno, il capo editor, che
ci aveva espresso la grande soddisfazione della loro editrice
per come si stavano evolvendo i loro rapporti con gli autori
italiani che ha definito “umanamente e professionalmente
straordinari”. Oltre a Matteo e Davide, impegnati a
dedicare settemondi, con una coda che li terrà incollati
lì per tutto il giorno, c’è anche Nizzoli,
Del Vecchio, Mottura, Camboni, Medri, Ponticelli, Alberti,
Lapo e altri. Una sorta di felice festival degli italiani
all’estero ma anche un termometro della situazione del
mercato italiano e sulla fuga di matite all’estero.
Ore 13:00
Pranzo con gli amici Baldazzini, Camic e Bottero al solito
“Costantine”. Ci raggiunge poco dopo il mitico
Alfonso, questa volta privo di figlio a tergo, pertanto più
disperato del solito perché costretto a portarsi dietro
tutti i fumetti da solo. Alfonso ci mostra in anteprima un
libro meraviglioso, intitolato “VI POSSO LASCIARE UN
CARTONCINO?” e che contiene 300 dei 1600 disegni originali
che Alfonso ha raccolto in questi anni di frequentazione di
fiere dal Comicon di Napoli sino alla fiera d’Angoulême.
Un vero spettacolo, ve lo assicuro!
Ore 14:00
Scappo via per una nuova serie d’appuntamenti ma sono
brancato da Camilla che mi porta allo stand di Glénat
dove stanno presentando il libro di Greenpeace sul cambiamento
climatico. Un libro d’omaggi cui hanno partecipato numerosi
autori italiani e in cui ho fatto anch’io una piccolissima
parte, sceneggiando una tavola disegnata da Vincenzo Cucca
e colorata da Emanuele Tenderini. Purtroppo non ho il tempo
di trattenermi e faccio appena in tempo a salutare la Canepa
che però è rapita dal fascino dialettico di
Caza (o si scrive Cazà?) e non sente e non vede niente
e nessuno.
Ore 15:15
Aiutato da Stefano e, successivamente da Alberto, inizio la
serie d’appuntamenti con gli editor ma causa l’incredibile
ressa di persone, alla fine mi accordo con le persone che
dovevo incontrare e rimando molti appuntamenti ad uno scambio
di mail post Angoulême. All’inizio la cosa m’inquieta
un po’, ma nei giorni successivi alla fiera mi rendo
conto di aver preso la decisione migliore.
Ore 16:45
Il resto del pomeriggio lo passo saltando da un’incontro
all’altro con autori e editori italiani che si aggirano
numerosissimi per la fiera. Incontro moltissimi autori Disney
e una rappresentanza della redazione, ma anche autori Bonelli
venuti a mostrare lavori o a sbirciare il nuovo mercato. Più
volte sento chiamare il mio nome ma il flusso di gente è
talmente enorme che quando mi giro la corrente ha trascinato
via chi mi stava chiamando senza possibilità di ritrovarlo.
Da questo seppur breve giro, in cui in realtà non vedo
nulla della convention, traggo ispirazione per molte idee
in merito all’attuale situazione del mercato, sia di
quello francese che di quello italiano. Ormai è palese
che l’Italia non ha più i mezzi economici per
sostenere gli straordinari autori che possiede e che, giustamente,
cercano altrove pur mantenendo saldi i loro rapporti con le
case editrici italiane. Preoccupante è stato lo scoprire
che alcuni editori hanno iniziato a cercare in Francia alcune
professionalità, in particolare i coloristi, che non
hanno avuto la lungimiranza di formare in Italia e che ora
ricercano all’estero. Allarmante è anche l’atteggiamento
d’alcuni autori francesi, confermatomi da più
parti, che guardano agli autori italiani come un pericolo
che leva a loro lavoro e, soprattutto, toglie parte del potere
contrattuale che per anni ha fatto pendere la bilancia dalla
parte degli autori che con il loro nome e la loro arte hanno
fatto la fortuna di grandi editori. Una situazione inesistente
in Italia che non ha mai coltivato l’autore ma il personaggio,
creando un pubblico che conosce più Dylan Dog
e quasi per nulla i disegnatori che gli hanno dato vita.
Ore 19:00
A fiera chiusa è tempo di un’ultimo aperitivo
con vari autori che Camilla ha raccolto in un pub vicino alla
fiera e che sta tentando di convincere a partecipare ad una
cena di Greenpeace con la responsabile francese dell’organizzazione.
Alfio ed io ci facciamo tentare ma Stefano ci ricorda che
abbiamo in programma una cena all’agriturismo e, alla
fine, facciamo ritorno lì per la conclusione della
serata.
Ore 19:00
La cena, cucinata dalla ragazze del gruppo, non è male,
ma io non faccio testo avendo lo stomaco di uno struzzo e
considerando il ristorante cinese all’angolo come il
meglio che si possa trovare. Il divertimento arriva però
dopo la cena quando, ebbri di un’euforia generale, ci
scateniamo in danze orgiastiche accompagnati dalle colonne
sonore che più d’ogni altro solleticano gli istinti
primordiali dei fumettisti: quelle dei cartoni animati!
Ore 24:00
Non contenti Giustina suggerisce di migrare tutti verso Angoulême
come uno sciame di cavallette per fare razzia ad una festa
locale. Partiamo in varie macchine ma io e altri ci perdiamo
e memore di una festa all’hotel Mercure dell’anno
precedente, porto il mio gruppo li. La festa è a dire
il vero molto triste e dopo poco ci accorgiamo che tutti ci
guardano come alieni, anche perché l’età
media è di circa mezzo secolo a cranio. Una chiamata
provvidenziale al cellulare ci svela che abbiamo sbagliato
festa e che ci siamo imbucati ad un lussuoso party per disegnatori
famosi. Non a caso avevamo incontrato Moebius che imburrava
tartine a forma d’Incal.
Sabato 29 Gennaio
Ore 1:00
Il sabato lo cominciamo in una discoteca allestita nel salone
del bar degli autori. Inutile dire che questa è la
prima volta in vita mia che vedo dei fumettisti scatenarsi
su qualcosa che non sia un foglio da disegno. Ricordandomi
di essere un italiano all’estero e, pertanto sconosciuto
a tutti, mi lancio in un ballo scatenato e completamente fuori
tempo, poiché come sanno quanti mi conoscono, io non
so ballare e neppure tenere il ritmo. Poco importa, neppure
gli altri sono dei Jhon Travolta quindi non sfiguro e, cosa
più importante, mi diverto. Tra un giro e l’altro
incontro in pratica più autori in pista che in giro
per la fiera.
Ore 4:00
Buttati fuori della discoteca all’orario di chiusura,
forse qualcosa in più dell’orario di chiusura,
torniamo all’agriturismo dove cadiamo svenuti fino al
giorno successivo.
Ore 12:00
Anche se ancora lo ignoro, questo è l’ultimo
giorno di fiera, perché il resto del gruppo ha deciso
di partire alle luci dell’alba della domenica per venire
in contro di chi, lunedì, deve lavorare. Il bello è
che non ho ancora visto nulla della fiera ad eccezione dell’interno
degli stand di alcuni editori. Approfitto del sabato per i
soliti incontri di rito e per una chiacchierata con il nostro
editor in Delcourt con cui pubblichiamo Starlight.
Anche con loro mi accordo per presentare le cose via mail.
Incontro un po’ di giovani autori italiani, in particolare
i bravissimi ragazzi del gruppo di Graphite
che hanno aperto uno studio e che presentano nuovi progetti.
Ore 13:00
Aspetto invano Mario, con cui avevo appuntamento davanti al
solito Costantine per un pranzo di lavoro ma non riusciamo
a beccarci, complice il fatto che anche quest’anno ho
esaurito il credito sul cellulare e che ora non riesco più
neppure a ricevere le chiamate. Incontro per caso i ragazzi
di Graphite e pranzo con loro, vedendo le magnifiche cose
che si sono portati dietro. Raccolgo un po’ dei loro
giudizi su come sono andate le presentazioni e aggiungo il
tutto al mio bagaglio di informazioni sulla fiera.
Ore 14:45
Perso ogni speranza di incontrare Mario ecco il miracolo.
Lui esce dal padiglione mentre io entro. Raggiungiamo insieme
il bar degli artisti e facciamo prima un quadro della situazione,
su alcuni progetti che ci riguardano, poi un giro di alcuni
editori.
Ore 16:00
Sono allo stand di Pavesio a parlare con Vittorio e Flavio
quando, all’improvviso, appare come l’arcangelo
Gabriele, la visione del Giorgio Cavazzano nazionale. Immaginando
che non si ricordi di me (immagino bene!), poiché l’ho
incontrato una sola volta dieci anni prima, quando ero ancora
un bambino grazioso e pieno di sogni, mi ripresento e colgo
l’occasione per infastidirlo con una copia di Fantaghenna,
realizzata da me e Stefano che lui ben conosce avendolo avuto
come allievo. Soddisfatto di questo bel finale di convention,
cerco gli altri disperati della banda che, più esausti
di me (come noto a non fare nulla ci si stanca da morire!)
facciamo gli ultimi programmi per la serata che avremmo voluto
far trascorrere senza altre emozioni. Ma avevamo fatto i conti
senza l’oste, e non si tratta di un modo di dire!
Ore 20:00
Ci troviamo con tutti all’esterno della fiera e decidiamo
di mangiare in un ristorante della zona. Ci guardiamo attorno
ma non ne vediamo, siano a quando, come in una scena di un
film, un camion parcheggiato parte rivelando dietro di se
le vetrine di un caratteristico ristorante vietnamite. Fate
conto che quest’ultima frase sia stata recitata con
tono fantozziano perché ciò che segue ha tutte
le caratteristiche di un’avventura alla Fantozzi. Entriamo
e, nonostante il ristorante fosse semideserto, ci fanno aspettare
circa mezzora prima di sederci. Se i fumettisti fossero minimamente
intuiti avremmo dovuto sospettare già allora che qualcosa
non andava ma, come i ragazzi del campeggio nella saga di
Venerdì 13, non ci abbiamo fatto caso fino
a quando non sarebbe stato troppo tardi. Dopo mezzora, quindi,
ci accomodiamo ai tavoli e, dopo un’altra mezzora, un
cameriere viene a prendere le ordinazioni, il tutto con una
flemma che farebbe invidia a un monaco buddista. Trascorre
un’altra ora prima che ci sia servito il primo piatto
o, per meglio dire, prima che ad alcuni di noi sia servito
il primo piatto mentre gli altri attendono invano un’altra
mezzora. Sono nel frattempo trascorse due ore e mezza ma non
di meno i camerieri si muovono calmi come se avessero l’eternità
di fronte a loro. Il secondo giunge alla bellezza di mezzanotte
circa, in altre parole 4 ORE DOPO CHE SIAMO ENTRATI IN QUESTO
MALEDETTO RISTORANTE!!! Improvvisamente da posati fumettisti
ci tramutiamo tutti nei protagonisti di Full Metal Jacket
e iniziamo a utilizzare termini che non posso qui ripetere
per evitare una denuncia dalle associazioni per i diritti
umani. Verso l’una di notte, mentre aspettiamo il gelato,
che malediciamo di aver ordinato e che non riusciamo più
a disdire, cominciamo a capire come hanno fatto i Vietnamiti
a vincere la guerra con gli stati uniti. Semplicemente ESASPERANDOLI
con la loro calma!!! Alle due di notte, ai limiti di una denuncia
per sequestro di persona, riceviamo l’ultima mazzata,
cioè un conto di circa 50 euro a testa per non aver
mangiato quasi nulla. In più l’umiliazione dei
gestori che ci salutano augurandoci un buon ritorno a casa,
che a quel punto suona come una maledizione!
Domenica 30 Gennaio
Ore 7:00
Scopro appena sveglio che quello della sera prima non era
un incubo ma la realtà e che il gruppo ha deciso di
partire subito senza passare in fiera. Protesto perché
non ho acquistato neppure un fumetto e che non ho salutato
nessuno, ma tutti sono troppo esasperati dalla sera prima
e non vedono l’ora di abbandonare il suolo francese.
Sul viaggio del ritorno c’è poco da dire, ad
eccezione di un delirio congiunto mio e di Teresa che, sullo
spunto di Alfio, diamo vita a una storia a fumetti che ci
inventiamo a quattro mani e che raccontiamo per circa 14 ore
di filato, finche non abbiamo più voce e gli altri
non hanno più la pazienza per trattenersi dal gettarci
fuori bordo. A mezzanotte siamo a casa.
FINE
PS Dato
che non credo che qualcuno, nemmeno lo stesso web master*,
sia arrivato a leggere fin quaggiù concludo dicendovi
che il mio numero di carta di credito è 123456…
*ti sei bloccato in tempo,
perchè ho letto proprio fino in fondo... ;-) [N.d.R.]