Spazio agli autori: intervista
a Giuseppe Di Bernardo, Serena Guidobaldi e Guglielmo Signora
di Emiliano
Longobardi

Allora,
cominciamo con una domanda facile facile: volete illustrare
in poche parole per i nostri lettori i vostri progetti? Desdy
Metus, Sara & Pol e Crazy Mecha
appaiono già da ora come tre iniziative molto caratterizzate
e diversissime l’una dalle altre. Quali sono i principi
fondanti di ognuno di questi fumetti?
Giuseppe
Di Bernardo - Bene, cominciamo dall’inizio.
Il discorso ci porta a dieci anni fa, e prego vivamente Serena
di non sbadigliare ;) L’Insonne nasce nel 1994 per una
piccola casa editrice romana che si era avventurata un po’
avventatamente nel campo dei fumetti di taglio “bonelliano”.
La serie era andata piuttosto bene, le vendite oscillavano
tra le 20 e le 25 mila copie di venduto, ma la casa editrice,
che stava pubblicando anche altro materiale di minor fortuna,
andò a carte quarantotto e chiuse i battenti. Provammo
a ripubblicare il personaggio in libreria. In particolare
mi sento di segnalarvi “Onda anomala” un bel volume,
anche da un punto di vista editoriale, edito dalla Titivillus.
L’Insonne della Free Books, in edicola verso la fine
di marzo 2005, sarà bimestrale e si comporrà
di quattro miniserie di sei numeri ciascuna. L’elemento
portante di tutta la storia è ovviamente Desdemona
Metus, una deejay di una piccola radio privata,che conduce
un programma notturno dal titolo L’Insonne.
Ma di insonne non c’è soltanto il nome del suo
programma. Infatti Desdy soffre di disturbi del sonno, provocati
da una oscura vicenda accaduta la notte della scomparsa della
madre Amelie. Durante le sue avventure (che sono auto-conclusive,
ma concatenate da una forte continuity), Desdy si accorge
la sua vita non è esattamente quello che appare.
Serena
Guidobaldi - Sara e Pol è una storia
che si sviluppa su due piani: uno prettamente umoristico dello
humour tipico della situation comedy (da qui la definizione
di sitcomics) e l’altro grottesco avventuroso, in una
storia parallela molto "assurda" che vuole essere
in qualche modo una sorta di metafora (lontana, comunque,
da ogni intento moraleggiante o didascalico) di tutte le inquietudini
positive e negative che dominano l’età adolescenziale.
Se dovessi raccontare la trama, semplicemente direi che un
popolo alieno costituito da esseri polliformi e struzziformi
invade pacificamente la Terra: il popolo, infatti, non è
in grado di riprodursi ed è quindi o destinato ad estinguersi
per vecchiaia, o ad autoriprodursi impossessandosi di esseri
giovani come in una novella "Invasione degli Ultracorpi".
In questa atmosfera surreale, si integra la storia parallela
di Sara che porta in famiglia Pol, ovvero il pollo eletto
alla guida del popolo. Questa storia parallela si sviluppa
a suon di gag da sitcom nella famiglia di Sara, mentre contestualmente
Pol si strugge nell’indecisione se impossessarsi di
Sara per salvarsi la vita, o se risparmiarla, perché
ormai affezionato a lei, ed estinguersi. Uno struggimento
che ha una scadenza: esattamente 12 giorni… ovviamente
questo è un piccolo antipastopo’… spero
che sia abbastanza per cominciare a leggerci…
Guglielmo
Signora - Crazy Mecha è nato come
fumetto di fantascienza avventuroso, ma anche come omaggio
divertito agli appassionati di manga e animazione giapponese,
gruppo di cui faccio parte anch’io da molto tempo. Avendo
41 anni, ho potuto vedere tutta l’evoluzione del fenomeno
in Italia, dal primo Goldrake televisivo alla marea di manga
che hanno invaso negli ultimi anni le fumetterie e le edicole,
e mi sono reso conto che è ormai cresciuta una generazione
che ha dei punti di riferimento grafici completamente diversi
dai precedenti. A differenza di una decina di anni fa, molti
appassionati di manga ora accettano di leggere anche fumetti
realizzati in Italia, che tuttavia devono condividere la medesima
struttura narrativa: montaggio cinematografico, inchiostrazione
a linea e non a masse, retini e contaminazione di generi.
Per fare un esempio, qualche anno fa ho realizzato per la
Kappa Edizioni l’albo Profezie dell’altro mondo,
della serie Lupin III Millennium, che ha avuto un
discreto riscontro. Un decennio prima, una serie su un personaggio
giapponese sceneggiata e disegnata in Italia (sotto controllo
dell’autore Monkey Punch, ovviamente) non sarebbe stata
probabilmente nemmeno concepita. Crazy Mecha è
nato quindi per strizzare l’occhio a un intero genere,
citando con divertimento varie tematiche dei manga.
La
storia che si portano dietro i vostri fumetti è legata
da un sottile filo rosso: tutti e tre non sono stati originariamente
concepiti per la Free Books, ma o hanno avuto precedenti incarnazioni
(Desdy Metus e Sara e Pol) o avrebbero dovuto
vedere la luce per altri editori (Crazy Mecha): come
siete intervenuti per rinfrescarli e, nel caso, riadattarli
alle nuove esigenze?
Giuseppe
Di Bernardo - Per il decennale della sua nascita
volevamo riportare a tutti i costi Desdemona in edicola. Eravamo
quindi in contatto con un editore molto importante, che però
ci chiedeva di mettere il tutto in stanby per un annetto.
Poi siamo stati contattati dalla Free Books, in cerca di una
serie di taglio bonelliano. Quale migliore occasione ci poteva
capitare? Ovviamente erano passati dieci anni, che non sono
uno scherzo. Avevamo guadagnato esperienza, ma certamente
il personaggio doveva essere rivisto. Sono stati aggiunti
dei comprimari, ma soprattutto sono stati inseriti i cattivi…
anzi dovrei dire “le cattive”.
Serena
Guidobaldi - Sara e Pol (in origine una
vera e propria strip solo ed esclusivamente impostata come
sitcom) nasce come una sitcomics animata, interamente realizzata
in MacromediaFlash, all’interno di un programma di corti
animati su RaiTre, Fantasy party. Le due puntate
pilota del programma, che raccoglie una serie di corti in
animazione di generi diversissimi, andarono in onda lo scorso
gennaio e febbraio 2004 con un ottimo risultato di ascolti
tanto da indurre la produzione a valutare l’ipotesi
di sviluppare il progetto della trasmissione.
Contestualmente il progetto del fumetto andava avanti: io
e Andrea (Domestici, il disegnatore, N.d.R.) non volevamo
fare però una serie di strip (come sarebbe stata lasciando
al fumetto l’impostazione della sitcomics) ma raccontare
una storia vera e propria, e così si è sviluppato
Sara e Pol – Stagione 1, ovvero la prima run
di 12 albi che – pur mantenendo una parte humour - è
comunque un vero e proprio fumetto. Lo abbiamo proposto a
diversi editori durante la primavera-estate, Free Books ha
risposto, e così è nata la collaborazione.
Guglielmo
Signora - Crazy Mecha è nato effettivamente
una decina di anni fa per un altro editore, con il nome di
Corpo Speciale, su idea di Lorenzo Bartoli. Come accennavo
nella risposta precedente, il motivo della sua realizzazione
era proprio quello di citare vari generi manga, strizzando
l’occhio al lettore. Purtroppo venne preceduto da altri
due fumetti della stessa collana che non ebbero fortuna, e
non vide mai la luce. Ora i tempi sono cambiati, e l’idea
mia e della Freebook è che il lettore di manga ora
sia più smaliziato e ricettivo, e che stia piano piano
allargando i suoi orizzonti di lettura. C’è da
aggiungere, inoltre, che Crazy Mecha non è
affatto graficamente la copia di un manga, ma è realizzato
con il mio stile personale a pennello già usato in
fumetti come Arthur King, BeLee e Lupin
III. Perciò può essere tranquillamente
letto anche da coloro che mi hanno seguito nei fumetti precedenti,
non necessariamente lettori di manga. Per rinfrescarlo e arricchirlo
ho apportato delle modifiche a molte tavole, aggiungendo parecchio
retino a computer, completamente assente nella prima stesura.
La modifica più curiosa (e anche lunga e laboriosa)
è stata tuttavia il “ribaltamento” delle
tavole stesse, visto che inizialmente la citazione del genere
manga si spingeva fino a realizzare il fumetto “alla
giapponese”, ovvero con la lettura da destra a sinistra!
Ho dovuto perciò operare un ribaltamento totale del
fumetto, invertendo anche le onomatopee e assicurandomi che
non ci fossero anomalie e incongruenze… quello che si
fa normalmente per un vero manga, insomma. Disegnare “al
contrario” è stata a suo tempo un’esperienza
faticosa e interessante, ma preferisco che oggi Crazy
Mecha possa essere letto senza problemi anche da chi
non è un appassionato dei manga in senso stretto.
Desdy
Metus è il titolo attorno al quale graviterà
il più alto numero di autori e – in qualche modo
– è il progetto più articolato della Free
Books. Tu, Giuseppe, come hai organizzato lo staff? Secondo
quali principi? Nella sua intervista, Andrea Materia ha detto
che ha fatto grandi pressioni affinchè, dal punto di
vista delle sceneggiature, venissero offerte delle soluzioni
narrative diverse dai canoni bonelliani. Puoi approfondire
per noi quest’aspetto?
Giuseppe
Di Bernardo - Il buon Materia non ha solo premuto
per le modifiche sulle sceneggiature, ma mi ha passato al
tritacarne disegnatori, sceneggiatori e soggettisti ^__^
Ma andiamo per ordine…
La Free Books mi aveva contattato prima che Andrea diventasse
direttore editoriale, e ci aveva chiesto una serie bonelliana,
sia nella mensilità, sia nella struttura narrativa,
che nei disegnatori. Avevamo quindi fatto partire nove autori,
con altrettante storie per la produzione mensile. Poi è
arrivato l’uragano Materia, che ha bloccato tutto, costringendoci,
tra l’altro alla realizzazione di un nuovo numero 1.
Il perché di questo terremoto? Andrea ha in mente un’idea
editoriale precisa per la Free, e questa idea non prevedeva
serie dallo spirito bonelliano. Ci siamo messi ad un tavolo
e tra insulti, parolacce e improperi di ogni tipo abbiamo
trovato un compromesso. Speriamo che l’incontro di due
pensieri totalmente divergenti, abbia creato un personaggio
credibile e affascinante. Nel progetto definitivo, ogni miniserie
avrà una linea narrativa a se stante, ed elemento formante
“dell’Opera”… Nel linguaggio alchemico,
l’Opera è l’insieme dei passaggi che portano
a una maggiore illuminazione. La vita di ognuno di noi è
un viaggio che ci porta a capire e scoprire qualcosa che è
dentro noi stessi, allo stesso modo, Desdemona attraverserà
quattro fasi della sua vita che noi identifichiamo metaforicamente
con le fasi della trasformazione alchemica (Nigredo, Putrefactio,
Albedo e Rubedo) e con le fasi lunari. Desdy, animale notturno
avrà un rapporto molto stretto con la Luna, mutevole
e misteriosa come lei. Ogni uomo su questo pianeta cambia:
fa degli errori, sceglie strade sbagliate, cerca di scoprire
qualcosa di più della sua vita e di darsi delle risposte.
Questo capita anche alla nostra deejay, che è sempre
voluta essere una persona normale che vive vicende al di fuori
della normalità. Non abbiamo più un personaggio
tipicamente bonelliano, che vive avventure sempre uguali a
se stesse e che lo riportano ad un punto di partenza, ma un
personaggio in continua evoluzione sia nel bene che nel male.
Per quanto riguarda i disegnatori, in primis ho chiesto a
vecchi amici come Stefano Natali, e Marco Turini, che non
lavorerà sulla serie ma ci ha regalato un bellissimo
frontespizio. Poi Federico Memola, mi ha ceduto momentaneamente
i suoi gioiellini Marco Checchetto e Antonio Menin, mentre
io sono andato a pescare la bravissima Michela Da Sacco dell’Eden
Studio e Michele Benevento collaboratore di Palumbo. Tutta
gente con “duepalle” così. Alle sceneggiature
sono coadiuvato da Andrea J. Polidori e Francesco Matteuzzi.
In stanby ci sono anche due episodi che serviranno nel caso
la serie abbia fortuna, e sono stati scritti da Pierfrancesco
Prosperi (Martin Mystère e Diabolik)
e Marco Di Grazia, disegnati rispettivamente da Daniele Statela
e Marco Guerrieri (ex John Doe). Una citazione anche
per gli autori momentaneamente bloccati dalla ristrutturazione
della serie, in particolare a Fabio D’Agata e Carlo
Guarino. Credo che graficamente l’Insonne sia un buon
prodotto, tenendo presente che è stato realizzato a
bassissimo costo. Vorrei anche segnalare la stretta connessione
tra il nostro fumetto e il giallo italiano. Ogni albo avrà
una dedica o una introduzione di giallisti e scrittori famosi.
Hanno iniziato Graziano Braschi e Rossella Martina, sul numero
0. Continueranno Alda Teodorani, la regina del pulp italiano,
gli autori di Napolinoir, e Alessandro Benvenuti, che pur
non essendo esattamente un giallista, ha nelle sue trame teatrali
e televisive una spiccata vena thriller. In più, il
primo albo della serie, dal titolo “Crimini dimenticati”,
offre un’imperdibile apparizione speciale del Capitano
Bruno Arceri, protagonista dei fortunatissimi gialli di Leonardo
Gori.
Sara
e Pol ha un aspetto grafico molto aggressivo, nel senso
che – nel bene e nel male – non appare legato
ad alcun stilema attualmente in circolazione per quanto riguarda
i fumetti di quel formato e con quel target. A livello narrativo
queste differenze – almeno dopo la lettura del numero
0 – sembrano aumentare. Qual è il vostro pubblico
di riferimento?
Serena
Guidobaldi - Innanzitutto va detto che Sara e
Pol è un fumetto, forse l’unico, interamente
realizzato in Flash. Questo software, che è un software
di animazione (e che, effettivamente, noi abbiamo usato proprio
perché Sara e Pol nasceva soprattutto come una serie
semianimata per il web e per la tv), è molto versatile
e permette la realizzazione di versioni per la stampa dove
possono essere dati effetti grafici che difficilmente –
con altri software – siamo riusciti ad ottenere. Lo
stile di Domestici, poi, è sempre stato connotato –
a mio avviso – da una spiccata originalità. Ci
si possono vedere tanti influssi esterni, ovviamente, ma il
risultato è sempre stato molto personale, spesso innovativo
e anticipatore di tendenze stilistiche che si sono poi sviluppate
in seguito. Insieme a questo tratto corre di pari passo la
narrazione che assolutamente non intende strizzare l’occhio
a nessuno schema esistente e di provato impatto sul mercato.
Personalmente ho sempre scritto liberamente da qualsiasi condizionamento,
cercando di esprimere al meglio quello che volevo dire piuttosto
che cercare la nicchia dove sperare di inserirmi e “vendere”:
ovvio che questo comporta molti rischi, e non è così semplice
trovare editori disposti ad accettarli. Il nostro pubblico
credo sia quello che da sempre ha seguito ed apprezzato le
nostre storie: un pubblico femminile costituito soprattutto
da teenager, liceali e universitari.
Crazy
Mecha – dalle previews che abbiamo
potuto visionare sembra essere un fumetto dotato di varie
anime: il grottesco, il fumetto d’azione, l’erotico,
il fumetto-omaggio. Un fumetto multigenere in cui –
sinergicamente – si alternano mood narrativi ed atmosfere
diverse. Qual è stato l’aspetto più coinvolgente
nel realizzarlo? Quali le maggiori difficoltà?
Guglielmo Signora - Premetto che mi sono
divertito molto nel realizzare Crazy Mecha, perché
sono potuto uscire dai canoni solitamente codificati del normale
fumetto italiano. Quello che mi ha sempre emozionato maggiormente
dei manga e dell’animazione giapponese è la mescolanza
di generi che contengono, spaziando dal dramma alla comicità,
e dall’erotismo all’azione. L’idea alla
base di questo fumetto era quindi quella di accompagnare le
avventure dei protagonisti a ritmo da videoclip, con una girandola
di ammiccamenti sessuali, combattimenti, humour e amore continuamente
alternati. Dan e Sheila sono due fuorilegge che evadono da
un carcere spaziale, e tentano di rifarsi una vita su un pianeta
ex-colonia, dove domina un clima di violenza e anarchia tipico
dell’ultima frontiera. Le loro avventure sono perciò
quanto di più vario possa capitare in un ambiente così
estremo, dai combattimenti ai battibecchi tipici di una coppia,
contornati da una girandola di personaggi e di sottotrame.
Crazy Mecha è quindi un fumetto piuttosto
dinamico, farcito di citazioni che faranno sorridere la maggior
parte dei lettori cresciuti a base di fumetti e cartoon. Sono
convinto che il motivo principale del successo enorme delle
produzioni giapponesi in Italia stia proprio nel fatto di
aver rotto i rigidi schemi stereotipati del vecchio fumetto,
dove il comico era comico e l’avventuroso era serio.
Qualunque tipo di storia a fumetti può essere raccontata
con mille sfaccettature, esattamente come la vita reale.!
A
parte i fumetti dei quali abbiamo parlato, su cosa state lavorando
attualmente o su cosa lavorerete nel prossimo futuro?
Giuseppe
Di Bernardo - Oggi sto lavorando con Jacopo Brandi
(inchiostratore anche del numero 0 de L’Insonne),
al secondo albo de L’Ancetre Progranmmé
per gli Humanoides Associés. Una serie di
fantascienza dove siamo entratati a sostituire Loic Malnati.
In più in una recente riunione, gli editori, ci hanno
chiesto di lavorare anche ai prossimi quattro albi del Le
silente de la terre e di progettare una nuova serie tutta
nostra, ma questo, oltre ad essere assolutamente top secret,
è estremamente prematuro!
Serena
Guidobalbdi - Io lavoro come giornalista e come media
relations per diverse società, fra le quali Alessandro
Editore di Bologna e la Zoolook Entertainment di San Francisco,
per quanto riguarda il settore dell’animazione web.
Per il resto, tutto il mio tempo è dedicato a Sara
e Pol.
Andrea Domestici attualmente collabora con l’Eura nella
realizzazione di storie insieme al suo storico sceneggiatore,
Lorenzo Bartoli (la mitica accoppiata di Arthur King)
e insegna alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Per
il resto, la maggior parte del suo tempo è dedicata
a Sara e Pol, un progetto al quale sta dedicando
veramente l’anima.
Guglielmo
Signora - Ho appena pubblicato per la Kappa Edizioni
un corposo libro sulla storia del merchandising dei robot
giocattolo giapponesi (di cui sono da anni appassionato collezionista),
che si intitola Anime d’acciaio. Oltre all’uscita
di Crazy Mecha, tra poco dovrebbe tornare in libreria
un altro mio fumetto a cui sono molto affezionato: si tratta
di BeLee, la prostituta “cyberlady” del
futuro già pubblicata qualche anno fa e ora in via
di continuazione..
Quali
sono i tre fumetti che non possono mancare nella biblioteca
di un appassionato?
Giuseppe
Di Bernardo - No… non posso consigliare cosa
deve stare nella biblioteca di qualcun altro, ma posso certamente
dire cosa c’è e cosa non può mancare della
mia. Sicuramente Watchmen di Moore/Gibbons, Sandman
di Gaiman, e visto che sono nato con il popolare italiano,
alcuni episodi di Dylan Dog scritti da Sclavi
Serena
Guidobaldi - Rispondo a titolo personalissimo: Asterix
(possibilmente tradotto in italiano da Marchesi), Will Eisner
(uno a scelta, se non è possibile tutti), e poi sono
indecisa fra Il ritorno del cavaliere oscuro, Watchmen
o L’ultima gioventù.
Beh, per piacere personale e solo perché terribilmente
attratta da lui, ad essere sincera se mi avessi chiesto invece
quale portare su un’isola deserta, avrei detto però
Torpedo. Lui, Luca Torpedo, lo adoro…;-)
Guglielmo
Signora - Parlando ovviamente di gusti personali,
la mia hit parade comprende fumetti di origine geografica
molto varia. Per quanto riguarda la Francia, metto sul primo
gradino Asterix, inarrivabile per tecnica grafica e sceneggiature.
Per l’Italia le opere di Giorgio Cavazzano in generale,
che ha creato un genere purtroppo eccessivamente clonato.
Per il Giappone, invece, direi le opere di Yoshikazu Yasuhiko
(Gundam The Origin, Venus Wars), seguito
da autori come Monkey Punch (Lupin III) e Go Nagai
(Devilman), che ogni appassionato di fumetto può
discutere ma non certamente ignorare.