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Felici e indipendenti: Intervista ad Andrea Campanella
di Emiliano Longobardi

 

     Allora, Andrea, vogliamo cominciare con una tua biografia artistico-professionale?

     Classe 65. Liceo scientifico, corso di Laurea in lettere moderne a Pisa interrotto dopo 3 anni. Non amo la cultura accademica
Diploma di tecnico radiologo che mi da da mangiare. Negli anni 80 suonavo la batteria in un gruppo new wave in cui militava pure Alessandro Golinelli (scrittore di Basta che paghino e altri romanzi di successo).
Facevo mail art e partecipai alla “Vetrina delle produzioni mediterranee”, nella quale figuravano artisti e scrittori che avrei conosciuti anni dopo come Daniele Brolli, i Motus etc etc. Negli anni 90 ho iniziato a scrivere pubblicando racconti per Castelvecchi, Blue, Derive/Approdi etc etc. Nel 2000 ho cofondato l’Associazione Culturale CUT UP e trasformato l’omonima fanzine in una rivista.
Leggo fumetti dagli anni 70, da Mister No, Kriminal, Ken Parker, i supereroi come X-Men, CAP etc etc. Quest’anno ho raccolto tutta la produzione 1996-2004 nell’antologia Immune e il 17 dicembre a Sarzana, nella rassegna "Frequenze Anti Quiete" (FAQ), ho presentato un progetto di reading musicale chiamato “Immunology”, in compagnia dell’amico musicista RED SECTOR A (alias Andrea Bellucci).

     Hai citato, fra le tante cose, Cut Up: da quali esigenze nasce una rivista come questa?

     Come ti dicevo, Cut Up era una fanzine dove mettevo dentro tutti i miei amori: fumetto, letteratura cyberpunk, cinema (Cronenberg, Tim Burton), musica (dall’elettronica al lounge).
L’idea era quella di rivista contenitore assolutamente libera, che desse spazio e visibilità a realtà di ricerca che come noi, lottano per farsi conoscere. Una rivista così oggi non esiste nel panorama italiano. E si sente.

     Una rivista che cerchi di attraversare trasversalmente più media (dal fumetto alla narrativa, dal cinema al teatro, fino alla musica) rischia di dire troppo poco di troppi argomenti. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate?

     Nessuna difficoltà. Ognuno nel suo campo è un esperto. Anna Maria, docente di teatro, ha intervistato Robert Lepage in Canada ed è l’unica italiana ad aver pubblicato un libro su di lui.
Per Garzanti ha pubblicato una Garzantina sulle arti multimediali insieme ad Andrea Balzola.
Fabio Nardini è giornalista e scrittore (per Malatempora, Robot). A suo tempo collaboratore di Blade Runner (storica fanzine di fantascienza) e dell’Isaac Asimov Science Fiction.
Per quel che mi riguarda ho conosciuto e intervistato per Cut Up Jason Lutes, Bryan Talbot, John Bolton, Baru, Michael Gaydos e tanti autori italiani come Igort e Palumbo che hanno prodotto espressamente per Cut Up. Come Antonio Caronia, Oliviero Ponte di Pino o Giacomo Verde, che orgogliosamente annoveriamo tra i nostri collaboratori. E Subsonica, Garbo, Cristina Donà, Krisma, Moira Orfei etc etc.
Non facciamo mai cose tanto per fare. Ad esempio il 10 e 15 dicembre abbiamo portato a La Spezia due spettacoli di teatro civile, Reportage Chernobyl e L’Asino Albino). Lo stesso abbiamo fatto quest’estate a Livorno per “Effetto Venezia”. A La Spezia, in collaborazione col Centro Multimediale Dialma Ruggiero apriremo la fumettoteca “Magnus” e da due anni teniamo l’iniziativa “Grafite”, mentre il seminario di cinema “Il sipario strappato” è giunto al terzo anno.
Contaminare è la nostra parola d’ordine, la settorialità è sterile. Aria aria!

     Quali sono, invece, gli aspetti più positivi di quest’attenzione a 360°?

     L’essere liberi appunto. Io amo il fumetto, ma mi occupo anche di cinema, tv, hard core (scrivevo su Videoimpulse e sono amico di Silvio Bandinelli), letteratura fantastica e noir, politica radicale e antagonista, musica etc etc.

     Molti degli articoli proposti nella rivista sono in inglese: che tipo di distribuzione ha Cut Up?

     L’idea era quella di far girare Cut Up anche fuori da questo paese, che detto chiaramente non ci piace per niente. Ed in effetti destiniamo un buon numero di copie per l’estero tramite distribuzione mirata, con contatti che abbiamo sviluppato nel tempo. Su Orange Crash ho scritto, in inglese, cosa succede in Italia perché penso che la situazione sia davvero molto seria e personalmente sono molto preoccupato. Sia la rivista che il sito, hanno avuto la funzione di farci conoscere e grazie al buon lavoro svolto, di diventare una realtà stimata ed apprezzata nel panorama culturale non allineato. Cut Up è distribuito nelle fumetterie (distribuzione Pan), nelle librerie Feltrinelli e librerie specializzate (distribuzione DIEST).

     Che riscontri avete avuto finora?

     Ottimi. Cut Up si è conquistato attenzione e considerazione.
I nostri prodotti editoriali sono in costante crescita dal punto di vista delle vendite e a Lucca Comics abbiamo toccato con mano questo interesse.

     Qualche anno fa avete tentato il passo della pubblicazione di fumetti con Criminali in Amore (Young Hoods in Love) di Ho Che Anderson. Com’è andato il volumetto?

     Bene, tenuto conto che è stata la prima iniziativa editoriale. Continuiamo a venderlo ed è sempre richiesto. Tieni presente che cominciare da zero, senza nessun appoggio, oggi è durissimo. Siamo orgogliosi di aver fatto, nel bene e nel male, tutto da soli, abbiamo commesso errori e ci è servito per muoverci meglio. Oggi siamo più razionali ed esperti. Scelsi Ho Che Anderson perché volevo un autore bravo ed indipendente (Fantagraphics), diretto e metropolitano. Una scelta programmatica insomma.

     Successivamente avete virato verso i fumetti autoprodotti. E’ stata così la volta di Armando Rossi con il suo Book e di due tue opere Orange Crash (per i disegni di Francesco Dossena) e L'ultimo treno della notte (disegnato da PAKO): quali motivazioni sono state alla base di questa scelta?

     Cut Up è un collettivo completo. Scrittura, grafica, disegno. E’ stata una scelta naturale.
La critica specializzata ci ha definito “piccola editoria”, differenziandoci dalle autoproduzioni soprattutto per la cura anche grafica dei nostri prodotti. Il Book di Armando ci ha dato molte soddisfazioni e la storia di Lansdale è stata tradotta in inglese e pubblicata in America dalla Avatar.
Ha pure rischiato di essere premiata a Lucca! Orange Crash è un racconto incluso in Immune.
Ho aggiunto il riferimento all’eugenetica nazista… è proprio vero che la storia si ripete, ingegneria genetica, biotecnologie… L’estate scorsa sul Secolo XIX è apparsa una lunga inchiesta sulla fuga dei torturatori nazisti da Genova alla volta dell’Argentina di Peron con la protezione USA. Questa cosa mi è ha colpito parecchio ed ho pensato di includerla in Orange Crash. L’Ultimo treno ha avuto un’ottima accoglienza, sia di pubblico che di critica. Volevo raccontare la storia d’amore di mio padre e mia madre retrodatandola agli anni 50.
Ho sempre scritto materiale cyberpunk e dintorni e sentivo la necessità di confrontarmi con la Storia, la memoria. E’ stato un lavoro che mi ha appassionato molto, soprattutto le ricerche storiche.

     Recentemente, il parco testate della Cut UP Edizioni si è allargato, andando a comprendere Dum Dum Girls N.0 - Lagoscuro, un altro progetto che vede sempre te ai testi e Antonio Fuso ai disegni e che è stato presentato all’ultima edizione di Lucca. Siete soddisfatti della risposta del pubblico?

     Ancora una storia con elementi fantastici calata nella cronaca di tutti i giorni. Abusi su minori, usura legalizzata (quella delle banche). La serie Dum Dum Girls continua per altri 3 capitoli affrontando tematiche ambientaliste. Così sarà per Elephant (disegni di Maria Viggiani). La mia città è ai primi posti per numero di leucemie e linfomi al mediastino, melanomi. Siamo seduti su una polveriera. Rifiuti tossici, traffici, discariche abusive, il caso Pitelli, un disastro. E dire che il Golfo dei Poeti e le Cinque Terre sono un paradiso meta di turisti da tutto il mondo.

     Sarei molto tentato di partire lungo la tangente di un approfondimento su queste tue ultime parole, ma rimandiamo a una seconda occasione. Torniamo ai fumetti. Ognuno dei tre titoli da te scritti è caratterizzato da atmosfere distinte, che vanno dalle malinconiche note de L’ultimo treno della notte alla cupa e sghemba fantascienza di Orange Crash, fino alle vendette paranormali di Lagoscuro. Qual è la tua idea di fumetto?

     Prima ho citato Ken Parker. Ma potrei anche citare le avventure di Giuli Bai (su Comic Art). Ammiravo molto il lavoro di Berardi e Milazzo che affrontavano temi “adulti” in un fumetto seriale che rimane una delle massime espressioni della cultura popolare. Non riesco a capire che è successo a Berardi che con Julia è irriconoscibile. Mi piace la definizione di “cupa e sghemba fantascienza”: storie di esseri sfortunati che vanno incontro a destini più grandi di loro ma non si rassegnano e lottano, chi per la propria libertà, chi per riavere la propria figlia. De L’ultimo treno ho detto, ci sarà un seguito. Intanto continuerò con un fumetto ambientato nel dopoguerra e dedicato ad un grande pugile che ho avuto la fortuna di incontrare: Bruno Visintin. Una storia di boxe (che mio padre mi insegnò ad amare) tutta italiana. Titolo provvisorio Una vita presa a pugni. Il secondo capitolo di Dum Dum Girls (e seguito di Lagoscuro) è appena uscito e si intitola Ripartenze (disegni di Andrea Chella e PAKO). L’Arte Sequenziale è una forma di espressione perfetta: a Parigi ho visto gli storyboard dei film di Hitchcock al Centre Pompidou. Il suo cinema e’già tutto lì dentro.

     E’ recente la notizia che, a giugno prossimo, varerete Inside, questa volta una vera e propria serie. Quali sono i presupposti alla base del progetto?

     Per questo devi parlare con Susanna (Raule, sceneggiatrice della serie, N.d.R.)! Ho letto le cose che scrive e devo dire che è molto brava.
“Police procedural” come dicono gli esperti, con disegnatori ottimi.

     Nei prossimi mesi, allora, avremo modo di approfondire l’argomento con l’autrice. Intanto, invitiamo tutti a fare un salto sul sito del fumetto (cliccando qui) e a te chiediamo se puoi anticiparci quali saranno gli autori coinvolti...

     Senz’altro Gianfranco Giardina e Pako per i primi due numeri, poi davvero non so. Stiamo coprendo un ventaglio di proposte davvero ampio e questo mi piace assai.

     Tu, invece, su cosa stai lavorando attualmente?

     Con Armando (Rossi) sono alle prese con la miniserie Under the Moonlight, una faida familiare vampiresca, ambientata nella Versilia degli anni 80 (anni vampireschi per eccellenza), che ci sta dando un sacco di soddisfazioni.
Sto lavorando ad altri quattro progetti molto diversi tra loro per i prossimi due anni. Insomma le cose vanno…

     Quali strategie adottate per diffondere maggiormente i titoli pubblicati e che pubblicherete?

     Abbiamo un contratto di distribuzione in esclusiva con PAN Distribuzione e siamo presenti sul catalogo Mega. Questo ci assicura la presenza sul territorio nazionale. I nostri sono prodotti per fumetteria, non abbiamo né i mezzi né reputiamo utile la presenza in altri spazi.

     Più in generale, quali sono gli aspetti maggiormente soddisfacenti della scelta di campo del fumetto indipendente e quali sono, di contro, le difficoltà che dovete affrontare?

     Difficoltà vere e proprie ben poche, ormai certi automatismi sono ben oliati. Per noi raggiungere il pareggio è già una vittoria. Ovviamente l’intenzione è quella di riuscire a entrare nel mercato francese o americano: in Italia più sei bravo e hai un segno personale meno hai possibilità di lavorare, questo è risaputo.
Avere il totale controllo di quel che fai è la cosa più bella che ci possa essere! (e non solo in campo fumettistico)

     Quali sono i tre fumetti che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato?

     Una domanda così perfida non l’aspettavo!
Allora, metto le mani avanti e cerco di aggirare l’ostacolo… tenuto conto che un appassionato dovrebbe avere già sugli scaffali volumi di Bilal, Moebius, Pratt, Raymond, Kubert. Eisner, Gaiman, Moore, Morrison, Clowes, Toppi, Pazienza, Burns, Ditko, Neal Adams, etc etc, dico:

Il Luther Arkwright di Bryan Talbot che reputo un genio assoluto.
Shade the changing man (1/67) di Milligan.
The One (ma anche The Maximortal e Brat Pack) di Rick Veitch che è un altro genio assoluto e poco considerato a mio modesto avviso.

 

 

 

 

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