Alla ricerca del volto:
Intervista a Fabio Celoni
di Emiliano
Longobardi
La
tua carriera fumettistica ha avuto inizio in disney e da qualche
tempo sei approdato in Bonelli, casa editrice con cui hai
collaborato - inizialmente - con qualche Dylan Dog.
da qualche tempo sei stato coinvolto da Faraci nella creazione
grafica di Brad Barron e nella realizzazione delle
copertine. Che differenze sussistono fra lavorare su un personaggio
preesistente e forgiare, invece, ex novo il protagonista di
una nuova serie (e, di conseguenza, diventare il punto di
riferimento per tutti gli altri disegnatori dello staff)?
Ci
sono grosse differenze, indubbiamente. Il fatto è che
per quanto sia ben delineato in sceneggiatura, in realtà
il personaggio in questione esiste solo virtualmente, ha diverse
possibilità di sviluppo: è come trovarsi a un
bivio e sapere che ognuna di quelle strade ti porterà
da qualche parte, anche se corrono tutte vicine, i posti saranno
per forza diversi! Un personaggio che ha già una storia
ha un’identità, che oltre a essergli stata data
dallo sceneggiatore è la summa delle interpretazioni
di chi ci ha lavorato, perchè chiunque aggiunge qualcosa
di suo mentre lo disegna. il personaggio si carica di esperienza
e di vita, di atteggiamenti ricorrenti e pose che ne determinano
una riconoscibilità, ad esempio. Ovviamente anche iniziare
a lavorare su un personaggio già esistente implica
uno studio e una ricerca, nonché un modo personale
di rappresentare quello stesso personaggio, ma non sarà
il salto nel vuoto che è invece crearne uno ex novo:
hai in mano la tua bella creta e devi modellarla, e molto
spesso ciò che verrà fuori alla fine non corrisponderà
affatto alla prima idea che avevi, che magari sembrava così
chiara e giusta. messa sul foglio crolla di schianto: allora
devi ricominciare da capo e cercare di afferrare quell’idea,
quell’embrione di idea che ti scorrazza in testa, e
non è facile dare corpo e personalità a un fantasma…
la descrizione di Brad che mi aveva fatto Tito era molto accattivante,
mi è sembrato subito un personaggio estremamente interessante
da creare, un duro simpatico, con una certa storia alle spalle.
ma devo dire che non è stato affatto facile infondere
vita a questo golem!
Qual
è stato l'aspetto più semplice e quello più
difficoltoso nella caratterizzazione del personaggio? da quali
presupposti e riferimenti siete partiti?
I
riferimenti, anzi, il riferimento, era quello di George Clooney
nel film Dal tramonto all’alba di Robert Rodriguez,
per la verità in un fotogramma di quel film. M stampai
quell’immagine e iniziai a lavorarci. L’aspetto
semplice è stato il fisico, alto, duro, massiccio,
muscoloso.
Una bella bestia! abbiamo studiato gli “abiti di scena”
guardando sui libri che avevamo sottomano, soprattutto quelli
della Taschen del periodo in questione.
Tito aveva già il vestito di Brad in testa e abbiamo
cercato gli elementi visivi che più si avvicinassero,
il giaccone di pelle in un’illustrazione, gli stivali
in una foto, i jeans in un’altra, e per la cintura ho
suggerito di usare la Levi’s che avevo addosso quella
sera! La parte difficile, come puoi immaginare, è stato
il viso. D’accordo, George Clooney… ma doveva
solo ricordarlo da lontano, dovevi capirlo se te lo suggerivano,
non doveva essere lui! Mi sono reso conto abbastanza presto
che il personaggio rischiava di venire fuori un po’
anonimo, senza personalità, un belloccio come tanti.
Ho dovuto esasperare il tutto, cioè farne una caricatura,
per riuscire da quella a trovare una strada, smorzando successivamente
le esagerazioni dei tratti. E' servito per comprendere quali
fossero le “linee guida” su cui poter giocare,
le dinamiche di quel volto.
Quali
differenze sostanziali esistono, sotto il profilo metodologico,
fra visualizzare un personaggio per la Disney e uno per Bonelli?
La
prima che mi viene in mente è che nell’universo
umoristico in generale, e in quello Disney in particolare,
il corpo assume un’importanza forse maggiore nella definizione
di un personaggio, nel dargli un’identità immediatamente
distintiva. che sia corto, lungo, grasso, a pera, con le gambe
cortissime o curvo in avanti, la forma del corpo e la sua
postura suggeriscono già la personalità del
personaggio, il suo carattere, il suo stato d’animo,
molto più che nel fumetto realistico. Mentre un uomo
o una donna, per magri, grassi, alti o bassi che siano, tendono
comunque ad assomigliarsi maggiormente, le differenze sono
più marginali. sono tutti esseri umani! Mentre Disney
non ha limiti, possiamo avere un corvo alto 20 cm. che parla
con uno spilungone!
Perciò, nella costruzione di un personaggio disneyano
si parte da una “impressione generale” che l’intera
figura deve trasmettere, da una struttura che lo classifica.
Un usuraio, ad esempio, un gretto avaro, sarà più
facilmente curvo in avanti, magro, lungo, per avvicinarlo
mentalmente ad un rapace, ad un avvoltoio, piuttosto che essere
grasso e piccolino, con tratti tondeggianti e rassicuranti.
è chiaro che in un fumetto realistico questo non sta
in piedi, i trucchi devono essere più sottili, un usuraio
può avere qualsiasi aspetto nella realtà! Anche
se ci si può giocare sopra, naturalmente... Il volto
è fondamentale, in entrambi i generi, perchè
è principalmente da quello che trapelano le emozioni
del personaggio.
Tito
Faraci ha fatto più volte riferimento in quest'ultimo
periodo alla scelta di New York come luogo narrativo della
fantasia ideale per ambientarvi l'universo distopico in cui
si muoverà Brad Barron. In termini grafici, nelle copertine,
come si tradurrà questa scelta?
Io
dovrò tenere fede a ciò che Tito e il disegnatore
avranno creato in quel numero, e New York potrà avere
un’importanza relativa. Dovrò puntare lo sguardo
su un dettaglio che mi sembrerà importante e caratteristico
di quella determinata storia, costruendogli intorno un’immagine
funzionale, autonoma e ricca di pathos.
Le
due copertine definitive viste finora tradiscono un'impostazione
piuttosto classica
e fedele ai consueti canoni di Via Buonarrotti. si tratta
di un solco entro il quale continuerai a muoverti o è
solo una scelta iniziale per assecondare le aspettative dello
zoccolo duro dei lettori bonelliani?
Ho
cercato di trovare una linea concettuale che mi soddisfacesse,
nello spirito che mi sembrava di aver colto nella serie. I
risultati sono venuti fuori abbastanza naturalmente, non è
stata una forzatura nè un ripiego, lo stile un po’
più morbido di quello che uso in Dylan si è
sviluppato in conseguenza di ciò che dovevo raccontare,
che era di altra natura. Voleva anche essere in parte un omaggio
a una certa fantascienza, a certe atmosfere che ho amato.
mi faceva piacere che ci fosse una certa “classicità”
in queste copertine, a mio parere il personaggio avrebbe un
po’ sofferto di un’interpretazione troppo sperimentale.
Ma volevo anche che fossero dinamiche, potenti, d’impatto,
e oltre che con il disegno questo poteva essere sviluppato
con il colore. L’intento dunque era trovare un punto
d’unione tra classico e moderno, che avesse una sua
identità, una sua impronta.
Inoltre, le prime due copertine sono di “presentazione”:
il personaggio, gli alieni, il luogo dell’azione devono
essere mostrati al pubblico, nel modo più chiaro possibile.
La
colorazione delle copertine è gestita direttamente
da te o ti limiti all'iter matite/chine?
Le
coloro io, al computer, utilizzando photoshop dopo aver realizzato
la parte a mano. più che un risparmio di tempo, è
la possibilità di modificare in corso d’opera
le varie dominanti, le atmosfere, che mi affascina. si può
tornare indietro se non soddisfatti, cosa che con un’
illustrazione ad acquarello, ad esempio, non puoi fare. poi
volevo dare una certa impostazione alle cover, suggerire un
certo tipo di fumetto americano, per collegarci anche con
questo dettaglio al luogo in cui si svolge l’azione.
Quali
sono le tre opere a fumetti che non devono mancare nella biblioteca
di un appassionato?
Quelle
che lo appassionano di più! Nella mia certamente non
potrebbero mancare tutte quelle di Breccia, di Battaglia,
di Toppi. Ah, già, avevi detto tre opere!