Parola di
Gaijin
di Luigi Bernardi
Corto
come sempre
L'Espresso ha pubblicato
un'ottima edizione della saga di Corto Maltese. Poteva essere
una buona opportunità per tornare sull'opera di Hugo
Pratt, esaltarne i pregi, biasimarne i difetti, metterne in
evidenza le incongruenze e persino le ambiguità.
Così non è stato. I libri della serie erano
dotati di apparati critici deludenti, un po' le solite cose
si dicono di Pratt: l'avventura, l'ultimo dei romantici, il
maestro di Malamocco e altre banalità del genere, trite
e ritrite da almeno un trentennio. Meglio di niente, comunque.
Quasi mai le critiche più profonde di un'opera sono
pubblicate insieme all'opera stessa. Le critiche devono venire
da fuori, accompagnare la pubblicazione, stimolarne e indirizzarne
la lettura.
Ho letto articoli nei vari siti, scandagliato i forum di discussione
e non c'è stato verso: quello che chiedevo non c'era.
Dominava invece quell'atteggiamento collezionistico che in
Italia ha sempre impedito la nascita - o almeno la crescita
- di una critica consapevole della propria necessità.
I miei primi passi all'interno della critica fumettistica
sono stati Phenix, la rivista francese diretta da Claude
Moliterni e Il fumetto, il periodico dell'Anaf. Sulla
prima c'erano approfondimenti interessanti, anche se sostanzialmente
privi di reale spessore. Sul secondo era tutto un lagnarsi
sulla qualità di stampa, sui tagli alle vignette, su
questioni che non erano mai interne al fumetto, al suo linguaggio,
ma esterne, alla sua pubblicazione, al rispetto delle cronologie
e dei particolari: elementi tutti che anteponevano l'ottica
del collezionista.
Le critiche che ho leggiucchiato a proposito del Corto Maltese
dell'Espresso sono di questa stessa ultima natura: gente che
si è azzuffata per il rimontaggio delle vignette in
alcune storie (peraltro già avvenuto quando Pratt era
in vita), e quisquiglie del genere. Un bel saggio sulla involuzione
progressiva di Corto Maltese, quello invece lo devo ancora
leggere. Chissà se mai qualcuno lo scriverà