Parola di
Gaijin
di Luigi Bernardi
Memorie
d'oltralpe
Chi pensa che il fumetto
sia soltanto un elenco di autori e di personaggi dovrebbe
leggersi un libro appena pubblicato in Francia: Métal
Hurlant 1975-1987 La machine è rêver, a cura
di Gilles Poussin e Christian Marmonnier edizioni Denoel.
Non farò il torto di spiegare ai lettori cosa sia stata
Métal Hurlant, cosa per almeno un decennio abbia
rappresentato questa rivista per il fumetto internazionale,
quale rivoluzionaria onda lunga abbia apportato nel modo di
scrivere, disegnare e leggere fumetti.
Il libro è davvero prezioso: prezioso e bellissimo.
La storia della rivista francese è ripercorsa attraverso
veloci testimonianze di tutti coloro che vi hanno partecipato:
editori, autori, redattori, amici: 250 pagine di parole e
immagini che lasciano il segno. Siccome poi la vita di Métal
Hurlant è stata molto travagliata, ai limiti del
romanzo di avventure, ecco che le testimonianze a volte divergono,
il quadro si complica e alla fine si capisce come certi miracoli
abbiano ragione a chiamarsi tali. E di certo Métal
Hurlant un miracolo lo è stata, lo era quando usciva
e me la trovavo ogni mese nella buca delle lettere, lo è
adesso che ripenso agli quegli anni così intensi, così
marcati dalla voglia di fare.
I francesi, almeno per quello che riguarda i fumetti, sono
più intelligenti di noi italiani. Per esempio amano
le cose che fanno, le ritengono importanti. Già su
questa rubrica ho avuto la possibilità di segnalare
Les annèes Charlie, avrei anche potuto parlare
di (A Suivre) 1978-1997, un bel libro, compassato quanto
la pubblicazione alla quale è dedicato, che racconta
la storia di un'altra fondamentale rivista del fumetto contemporaneo.
Insomma, i francesi hanno dato molto al fumetto, e di questo
molto ora esibiscono le prove. Non è loro bastato schiacciarci
quando le cose le facevano, ci schiacciano anche adesso, con
il peso della loro memoria. Schiacciano noi, italiani: democristiani
e bonelliani a vita.