Parola di
Gaijin
di Luigi Bernardi
Un
fumetto fra i romanzi
Il formato è piccolo
e le tavole di Tardi soffrono un po', però si leggono,
e questo è l'importante. Forse era meglio se la storia
era inserita all'interno della cronologia dei romanzi, e non
alla fine, però c'è, ed è quello che
conta. Parlo di un grosso libro di quasi 1.350 pagine uscito
un paio di mesi fa in Francia, un volume che raccoglie tutti
i romanzi di Jean-Patrick Manchette (Romans noirs,
Gallimard). All'interno, e quindi con pari dignità
con gli altri dieci romanzi pubblicati, c'è anche Griffu,
la novella che Manchette e Tardi realizzarono per il vecchio
settimanale BD, poi raccolta in volume da almeno tre
editori (Editions du Square, Dargaud e Casterman).
È importante la presenza di questo fumetto in un volume
così prestigioso. È importante perché
mette in evidenza il giusto rapporto che ci può essere
fra scrittore e fumettista. Manchette e Tardi avevano deciso
di fare qualcosa insieme. Manchette scrisse la sceneggiatura
di Fatale, che Tardi iniziò a disegnare. A un
terzo dell'opera, i due si accorsero che non funzionava: si
trattava di un testo troppo letterario, che dilatava i tempi
del fumetto. Poco male: Tardi buttò via le tavole (furono
poi pubblicate in un'antologia dell'autore, sottolineandone
l'incompiutezza); Manchette prese la sceneggiatura e la trasformò
in uno dei suoi migliori romanzi, nonché il più
controverso. Finito? Niente affatto. Nonostante l'esperienza
negativa, Manchette e Tardi continuavano ad avere voglia di
lavorare insieme. Nacque così Griffu, un'opera
di taglio più classico, adatta allo spirito di entrambi,
un piccolo capolavoro.
Nel gran parlare che si fa oggi di rapporti fra letteratura
e cinema, letteratura e fumetto, fumetto e cinema, la riedizione
di Griffu in una collocazione così prestigiosa
mi pare che dica qualcosa di importante: va bene la collaborazione,
va benissimo se le storie sono scritte partendo da punto di
vista del linguaggio che le racconterà.