Parola di
Gaijin
di Luigi Bernardi
Cose
nostre
C'è un gran bisogno
di storia, anche nei fumetti. C'è bisogno di uno sguardo
capace di cogliere le differenze, esaminare i percorsi, individuare
le tendenze, marcare i confini. E c'è bisogno di precisione,
di conoscere quello di cui si scrive, di non parlare a vanvera,
di essere quanto meno esatti nelle citazioni. E poi c'è
anche un gran bisogno di onestà. Di tutto ciò,
il mondo del fumetto scarseggia come non mai.
È abbastanza famoso il caso di un libro che voleva
essere una storia del fumetto e invece si è rivelata
una collezione di orrori. Ho firmato anch'io la petizione
rivolta alla casa editrice perché lo ritirasse dal
commercio. Molti appassionati della prima e dell'ultima ora
si sono inalberati, hanno scritto che i promotori e i firmatari
erano dei censori, manifestavano un comportamento nazistoide,
volevano solo distruggere. Fosse per me, non ho nessuna difficoltà
ad ammetterlo, brucerei tutto quello che sa di errore e di
bugia. Quando si comincia a scherzare con le informazioni,
con la scientificità, allora tanto vale consegnarsi
alle leggende metropolitane e vivere dentro un gioco qualsiasi,
o magari in un fumetto letto nella propria infanzia e mai
più dimenticato.
Stupisce che altrettanta decisa presa di posizione non sia
avvenuta contro un altro libro uscito di recente, questo venduto
insieme a Panorama, all'interno di una serie dedicata
alle grandi arti contemporanee. In questo libro l'arte del
fumetto è riassunta in una sequenza di schede di personaggi.
Non sono gli autori a fare il fumetto, bensì i personaggi.
Come in certi dizionarietti che si pubblicavano trenta o quaranta
anni fa. Allora si era agli inizi di una conoscenza superficiale
del mondo dei fumetti, li si poteva riassumere in gallerie
di personaggi. Oggi no, oggi è l'appiattimento sull'incapacità
di restituire una prospettiva storica, un'offesa all'intelligenza.